PALERMO – La Sicilia non è più ultima nella capacità di spesa dei fondi europei. Negli ultimi due anni gli investimenti sono passati dal 25 al 75 per cento dei fondi previsti nell’agenda 2007-20013, anche se resta il rischio di dover restituire alcune centinaia di milioni non utilizzati entro il 31 dicembre prossimo. È dedicato all’analisi della spesa siciliana sui fondi europei il nuovo numero della rivista ASud’Europa, edita dal Centro Studi Pio La Torre con una disanima dei punti di forza e di debolezza della passata programmazione europea e le strategie del nuovo settennato del Por Fesr 2014-2020.
Con la decisione esecutiva della Commissione Europea del 17/8/2015 che ha approvato il POR FESR Sicilia, i due principali strumenti operativi della nuova programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei (Sie) per il settennio 2014-2020 sono finalmente pronti al nastro di partenza. Più complessa appare la situazione del Psr, il piano per lo sviluppo rurale finanziato dal Feasr e che avrebbe una dotazione di circa 1miliardo 800 milioni di euro, compreso il cofinanziamento. Deludendo i cultori del refrain “Sicilia ultima in Europa”, stavolta nella classifica dei peggiori ci batte il Por FESR della Campania. Finalmente ai nastri di partenza, quindi, ma ancora la pistola dello starter non ha dato avvio alla fase operativa: nella nuova programmazione in Sicilia è ancora stato emanato solo un numero limitatissimo di bandi FSE.
Nel frattempo arrivano da Bruxelles brutte notizie sulla coda della programmazione 2007-2013, con il rischio concreto di non riuscire ad assorbire una quota significativa delle risorse residue, con conseguente disimpegno. Il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, in un’intervista esclusiva difende l’operato della spesa 2007-2013: “Nei cinque anni precedenti al 2012, la Regione aveva una spesa certificata del 12,5% e una spesa impegnata di circa il 25%. Un dato spaventoso che ci avrebbe sicuramente portato a non certificare l’attuale spesa e a restituire i soldi all’Europa facendoli andare nelle casse delle regioni più ricche”.

