PALERMO – Le sedici richieste di arresti domiciliari sono state respinte. Il giudice per le indagini preliminari Claudia Rosini ha applicato solo quattro misure interdittive della durata di un anno e il fascicolo viene trasmesso a Napoli per competenza territoriale.
Sono questi i numeri complessivi del primo step dell’inchiesta dell’ufficio palermitano della procura europea sulla corruzione per accaparrarsi le forniture informatiche nei progetti finanziati con fondi Ue e fondi del Pnrr. L’inchiesta ha investito anche un docente dell’università Federico II. Le contestazioni a vario titolo sono corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.
Chi ha ricevuto le misure interdittive
Antonio Fedullo e Cosma Nappa non potranno esercitare la loro attività professionale mentre il docente della Federico II Luigi Cembalo (facoltà di Agraria) ed Enrico Cafaro (personale amministrativo del Dipartimento di Scienze economiche e statistiche) non potranno gestire fondi per un anno.
Cembalo nell’interrogatorio ha ammesso di aver ricevuto telefoni e computer in cambio delle forniture e si è detto pronto a restituire il controvalore in euro.
Il Gip Claudio Rosini ha picconato soprattutto l’accusa nei confronti del collaboratore tecnico informatico del Cnr di Napoli, Corrado Leone, difeso dall’avvocato Vincenzo Propenso, a cui la procura europea contestava di aver chiesto per uso proprio un monitor e di aver creato una sorta di “tesoretto” gonfiando appositamente preventivi e fatture. Nell’interrogatorio Leone ha negato entrambe le accuse, portando al giudice i riscontri documentali. Ed infatti il gip scrive riguardo alle contestazioni “… che ciò però avvenisse per ottenere utilità, ovvero beni ad uso privato proprio o altrui, è stato fortemente contestato e decisamente negato dal Leone – spiega il gip – che ha offerto sul punto una ricostruzione alternativa e antitetica”.
Il monitor serviva per continuare da casa un progetto del Cnr. Leone, che ha sostenuto con forza di aver agito sempre nell’interesse esclusivo del Centro, aveva avuto gravi problemi di salute e quel monitor serviva per lavorare in smart working. “Quello era il tesoretto che è stato utilizzato sempre solo per acquistare strumenti per il laboratorio”, ha detto Leone al giudice producendo tutta la documentazione che lo attesta.
Per chi è stata respinta la richiesta della misure cautelare
Una tesi accolta dal Gip che ha rigettato integralmente la richiesta di applicazione della misura cautelare anche nei confronti di Carlo Palmieri, vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli, Luciano Airaghi, Claudio Caiola, Giuseppe Cangemi, Giancarlo Fimiani, Roberto Reda, Giuseppe Fucilli, Ettore Longo, Maria Rosaria Magro, Mario Piacenti, Vito Rinaldi.

