Frutta, l'alleanza tra Casalesi e catanesi - Live Sicilia

Frutta, l’alleanza tra Casalesi e catanesi

Pioggia di arresti
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Decapitati i vertici dei ‘Casalesi’, dei clan Mallardo di Giugliano, Licciardi di Secondigliano e delle famiglie mafiose siciliane dei Santapaola-Ercolano di Catania. La Dia di Roma e la squadra mobile di Caserta, che hanno firmato l’operazione coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Napoli, hanno eseguito decine di arresti. L’organizzazione criminale smantellata imponeva il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti e agli autotrasportatori di prodotti ortofrutticoli in tutto il Centro Sud, con la conseguente lievitazione dei prezzi della frutta. I capi delle organizzazioni camorriste e mafiose si riunivano in un’azienda di trasporti del Casertano per decidere le strategie e le alleanze. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati veri e propri arsenali di armi provenienti dalla Bosnia. Sono in corso perquisizioni e sequestri a carico di società e aziende contigue al ‘cartello mafioso’, operanti nei maggiori mercati ortofrutticoli delal Campania, Lazio e Sicilia. 

 Nell’operazione oltre sessanta arresti sono stati eseguiti, dagli uomini della Squadra Mobile di Caserta e della Dia di Roma, e hanno riguardato uomini del clan dei Casalesi, gruppo ‘Schiavone’, delle famiglie mafiose siciliane dei Santapaola-Ercolano di Catania, dei clan Mallardo di Giugliano e dei Licciardi di Secondigliano. Si tratta di ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Napoli.

“E’ una grande operazione contro il clan dei Casalesi ma non solo”. Così il ministero dell’Interno, Roberto Maroni, ha commentato l’operazione antimafia della Dia che ha consentito di arrestare membri del clan dei Casalesi e di Cosa Nostra. “Con questa operazione – ha spiegato Maroni – viene accertato un collegamento operativo tra i Casalesi e Cosa Nostra nel settore del trasporto della frutta”. “E’ un’altra grande operazione della Polizia- ha concluso – contro il sistema di criminalità che, ogni giorno, viene colpito duramente”.

L’indagine sul controllo dell’ortofrutta da parte di una alleanza tra cosche di diverse regioni ha fatto emergere l’esistenza di un “federalismo mafioso”: lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che ha partecipato alla conferenza stampa svoltasi nella procura di Napoli. Grazie alle alleanze con altri clan della Campania, della Calabria e della Sicilia, ha chiarito Grasso, i casalesi hanno ottenuto il monopolio del trasporto dei prodotti ortofrutticoli in gran parte d’Italia. Ne conseguono quelle che il procuratore nazionale ha definito “cose impensabili”: per esempio, per essere impacchettate, le fragole vengono inviate da Vittoria, in Sicilia, a Fondi nel basso Lazio; da lì vengono poi distribuite in tutto il Sud Italia e a Milano: le conseguenze sui prezzi sono enormi. Grasso ha anche messo in rilievo l’arresto di alcuni imprenditori siciliani tra cui Antonio e Massimo Sfraga legati al boss latitante Matteo Messina Denaro e Giuseppe e Vincenzo Ercolano, imparentati con la famiglia Santapaola. Grazie ai legami con loro, i casalesi riuscivano a controllare rispettivamente i mercati ortofrutticoli della Sicilia Occidentale e di quella Orientale. Le indagini coordinate dai pm Cesare Sirignano, Francesco Curcio e Ivana Fulco si sono avvalse anche della collaborazione di due collaboratori di giustizia: Felice Graziano, capo dell’omoniMo clan di Quindici (Avellino) e di Carmine Barbieri, già “uomo d’onore” della famiglia Madonia di Gela e definito dagli investigatori di “elevatissimo spessore”.

Sono 68 le ordinanze di custodia cautelare emesse nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Napoli sul controllo del trasporto ortofrutticolo attuato da un cartello di clan della camorra, della mafia e della ‘ndrangheta. E’ stato eseguito stamane anche un decreto di sequestro preventivo di un ingente patrimonio, valutato in circa 90 milioni di euro, consistente in decine di aziende del settore, appartamenti, terreni, conti bancari e da una flotta di automezzi commerciali di oltre 100 unità. I sequestri sono stati effettuati in Campania, Lazio e Sicilia.

Ci sono anche il boss di Cosa nostra Giuseppe Ercolano, 75 anni, e suo figlio Vincenzo, di 40, tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di 68 indagati nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Napoli sul controllo del trasporto ortofrutticolo attuato da un cartello di clan della camorra, della mafia e della ‘ndrangheta. Sono stati arrestati dalla Dia e dalla squadra mobile di Catania assieme a Nunzio Di Bella, di 47 anni, Nunzio Scibilia, di 48, e a Orazio Fichera, di 54, di Acireale. Giuseppe Ercolano e’ il cognato del capomafia ergastolano Benedetto Santapaola ed è stato indicato in passato da investigatori come un elemento di spicco di Cosa nostra a Catania. Era stato stato arrestato il 31 gennaio del 2005, nell’ambito dell’operazione ‘Storm’, e scarcerato il 24 febbraio dello stesso anno dal tribunale del riesame che ha annullò l’ ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei suoi confronti dal Gip Francesco D’ Arrigo. La Dda della Procura della Repubblica gli gli aveva contestato un’ estorsione compiuta a un imprenditore di Catania da appartenenti all’ex cosca Pulvirenti che avrebbero chiesto al presunto boss ‘l’ autorizzazioné a agire, versandogli poi in cambio una percentuale sul ‘pizzo’ incassato. Giuseppe Ercolano, arrestato nel dicembre del 1992, era tornato in libertà il 22 gennaio del 2004, quando lasciò il carcere di Lanciano (Chieti) dopo avere finito di scontare una condanna a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa che gli era stata inflitta nei processi denominati ‘Alleruzzo’ e ‘Orsa Maggiore’.


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