PALERMO – Tra sei mesi verrà inaugurato il nuovo reparto. Ma subito dopo verrà chiuso. Non è previsto dalla rete ospedaliera della Regione siciliana. E con le sale della Terapia intensiva e della Rianimazione, che verranno ultimate nel marzo del 2017, andranno in fumo anche i quattro milioni di euro investiti dallo Stato. È una storia nella storia più grande che riguarda l’ospedale Giglio di Cefalù. Il nuovo Piano prevede un netto ridimensionamento della struttura, con la soppressione di unità importanti come quelle di Oncologia e Cardiologia. “Ma rischia di essere solo il primo dei passi che porteranno alla chiusura dell’ospedale”, protesta il direttore sanitario Lorenzo Lupo.
Una protesta che si aggiunge, in realtà, a un coro di proteste. Giunte non solo dal personale del Giglio, legittimamente preoccupato per il depaupeamento della struttura, ma anche e soprattutto dai cittadini-pazienti che hanno anche dato vita a una petizione che ha già messo insieme 17 mila firme. Dietro quelle firme, anche le storie dei malati di tumore che da anni vengono assistiti e curati nella struttura di Cefalù, strategicamente a “metà strada” tra i lontani capoluohi di Palermo e Messina. Anche il reparto di oncologia che oggi conta su 21 posti letto verrà chiuso, con la trasformazione del Giglio in presidio ospedaliero di base, come previsto dal Piano regionale.
Un taglio che dovrà riguardare, oltre all’oncologia, i reparti di urologia (“Un’altra eccellenza del Giglio”, puntualizza Lupo), emodinamica, chirurgia vascolare, neurologia, terapia intensiva, endoscopia digestiva e medicina nucleare. Anche il centro trasfusionale dell’Asp lascerà l’ospedale.
Con la neurologia chiuderà il centro per la sclerosi multipla che segue circa 1700 pazienti provenienti anche dalla Calabria e il centro Alzhaimer. La nuova rete porterà i posti letto del Giglio da 277 a 194 di cui 12 del punto nascita (ostetricia e ginecologia) in proroga sino al 31 dicembre e che potrebbe chiudere essendo sotto 500 parti.
Eppure, meno di tre anni fa, lo stesso governo Crocetta aveva deciso di andare in tutt’altra direzione. Era la vigilia di Natale del 2013 e la giunta regionale approvava una delibera (la numero 409) proposta dall’allora assessore alla Salute Lucia Borsellino. Era la delibera che, di fatto, ridisegnava il “Giglio” con la fuoriuscita dei soci privati e l’ingresso di Aziende sanitarie ed enti pubblici. In quella delibera, si faceva espressamente riferimento al futuro del “Giglio”: “L’area oncologica – si legge nella relazione tecnica firmata da Lucia Borsellino – in ogni caso dovrà rappresentare il settore più qualificante della struttura. Le stesse discipline considerate ‘di base’, come la Chirurgia, la Medicina e l’Oropedia (quelle che rimarrebbero in piedi in seguito al Piano di Gucciardi, ndr) dovranno tendere a linee di sviluppo che privilegino modelli assistenziali integrati nell’assistenza oncologica. Il modello prevede – proseguiva il documento della Borsellino – il mantenimento, la riqualificazione ed il potenziamento delle specialità di Oncologia, Chirurgia e Ortopedia”. E invece, l’Oncologia dovrà essere chiusa. “Voglio credere – dice il direttore Lupo – che in assessorato non conoscano questa delibera. Non posso pensare che qualcuno l’abbia omessa”. Quella delibera prevedeva anche il potenziamento della Riabilitazione. Una idea che si è tradotta in un altro investimento: quello che avrebbe dovuto aggiungere 16 posti letto per le attività neuroriabilitative: “Al momento – precisa Lupo – a svolgere queste attività in Sicilia siamo solo noi e il ‘Bonino-Pulejo’ di Messina”.
Ma il pericolo vero, oggi, non è tanto la mancata “crescita” del Giglio, quanto “la sua scomparsa. A queste condizioni – prosegue Lupo – la struttura andrà inevitabilmente verso la chiusura. E verranno gettati a mare anche gli 80 milioni complessivi di investimenti. Il Giglio potrebbe diventare – dice con amarezza Lupo – una nuova cattedrale nel deserto”. E a dire il vero, gli effetti del Piano previsto da Gucciardi, sebbene ancora sulla carta, sono già “pratici”, effettivi. “Tanti pazienti – racconta Massimiliano Spada, primario dell’Oncologia – sono preoccupati. Ne seguiamo oltre 400 l’anno. E oggi proviamo a tranquillizzarli e lotteremo per difendere questo presidio. Quando si portano avanti certe operazioni, come quelle previste dal Piano, non bisognerebbe perdere di vista la persona. Un malato di tumore ha bisogno di cure di ogni tipo, anche umane, cristiane. Non possiamo costringere queste persone a viaggi della speranza. Immaginate – prosegue Spada – cosa significherebbe per un malato di Mistretta o di Pettineo, e degli altri paesi sulle Madonie e sui Nebrodi, non poter più contare sul Giglio per la chemio o le visite, a volte anche quotidiane, e doversi recare a Palermo o a Messina, a tre ore di distanza, magari con l’ossigeno appresso, con metastasi ossee… Non possiamo chiedere ad alcuni di questi pazienti – conclude Spada – che temono di avere ancora un breve tempo di vita, di passarlo sulle strade della Sicilia”.
Ore per raggiungere i centri più grandi. Un’attesa che in qualche caso rischia di essere davvero insostenibile. È il caso degli “infartuati” che, a causa delle restrizioni previste dal Piano, non potrebbero più contare sul reparto di Cardiologia con Emodinamica che oggi dispone di 20 posti letto. “Ogni anno – racconta Lupo – salviamo circa 600 persone. Che dovranno invece rivolgersi altrove”. “Ma come si può pensare – protesta Tommaso Cipolla, primario di Cardiologia – che pazienti colpiti da un infarto possano spingersi così lontano? Ci sono anche dei tempi di trattamento che in assessorato dovrebbero conoscere bene e che vanno tenuti in considerazione, prima di fare tagli. Dopo un’ora e mezza, ad esempio, l’angioplastica è ormai inutile. E molti di questi pazienti, nel 2015 abbiamo svolto 450 mila visite, non ce la farebbero in tempo: la mortalità salirebbe, e di molto”.
Anche perché, la denuncia dei medici, che è anche dei cittadini, oltre a Cafalù, c’è un intero pezzo di Sicilia che vedrà i propri ospedali depotenziati, come ad esempio quello di Mistretta. “Bisogna uscire dall’equivoco – conclude Lupo – il decreto Lorenzin offre solo un quadro entro cui la Sicilia deve mantenersi. Ma le scelte di dettaglio spettano alla Regione: il governo regionale intervenga allora, prima che i danni siano irreparabili”.

