Giustizia a Catania, penalisti: "Più garanzie" - Live Sicilia

Giustizia, dalla riforma all’ergastolo finanziario: “Più garanzie individuali”

Intervista al presidente della Camera Penala Francesco Antille
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CATANIA – Manca poco al voto per il rinnovo dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Un’istituzione quella del Csm che negli ultimi anni è stata investita da diversi scandali che hanno scollato quel rapporto di fiducia tra cittadini e toghe. A rendere le cose più complicate è arrivata come un fulmine a ciel sereno la crisi di Governo con effetto lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato a settembre. Una dirompete tempesta che rischia di investire ancora il sistema Giustizia. In queste sabbie mobili si muovono gli avvocati che invocano sempre più spesso il baluardo del diritto di difesa, che vedono troppe volte bistrattato da più parti. Da Catania, il presidente della Camera Penale Serafino Famà Francesco Antille però vede una luce di speranza. Il primo input positivo arriva dalla riforma Cartabia. Il penalista è convinto che l’avvocatura sta risorgendo. 

Presidente, la crisi di Governo ha ancora una volta fatto vacillare la fiducia dei cittadini delle Istituzioni. Pensa che questo possa avere ripercussioni anche nella ‘fiducia’ nell’istituzione Giustizia ‘già colpita’ dai tanti scandali?

Sicuramente la attuale e irresponsabile crisi politica incide su tutti gli aspetti della vita sociale tra cui la giustizia. Il nostro congresso nazionale indetto dall ‘Unione delle Camere Penali  si terra’ a Pescara dal 30 settembre al 2 ottobre e costituira’ il primo momento di una risposta politica progettuale rispetto agli esiti delle elezioni (di qualche giorno prima tenuto conto che la data fissata corrisponde al 25 settembre).  Noi sicuramente continueremo ad essere critici da un canto rispetto cio’ che va cambiato e propositivi dall’altro (proprio per poter cambiare). Occorre una ampia depenalizzazione (ad esempio le contravvenzioni e le misure di prevenzione personali) ed una semplificazione del rito processuale con maggiori attenzioni per le garanzie individuali.

La riforma Cartabia. Come l’ha accolta l’avvocatura?

La riforma Cartabia ha rappresentato un punto di snodo rispetto al passato e in relazione ad una magistratura purtroppo colpita da scandali e malaffare come a tutti noto ; e tuttavia non deve mai generalizzarsi il giudizio negativo perche’ vi sono innumerevoli casi di magistrati corretti ed equi e non si puo’ fare di tutte  le erbe un fascio.  Con la riforma Cartabia si è compiuto un primo timido passo verso il rilancio del giusto processo e della giusta giurisdizione. E’ chiaro che va migliorata con maggiori spazi per le garanzie individuali e con il riconoscimento del ruolo fondamentale della avvocatura e del diritto di difesa. 

La guerra in Ucraina sembra lontana, ma le sue ripercussioni sono arrivate. E sono dirompenti. 

La guerra in Ucraina è certamente una ferita aperta nel cuore dell’Europa con riflessi immediati sulla economia e sulla societa’ italiana e non soltanto. E’ indubbio che vi saranno ripercussioni sociali e comportamentali allorche’ la crisi dovesse acuirsi con  pericoli anche per le necessita’ primarie dei cittadini.

La gente sente lontano il mondo giudiziario, ma invece è un pezzo del sistema che può incidere nelle nostre vite. Perché questo disinteresse secondo lei?

Da sempre , purtroppo, il cittadino comune pensa che a lui non potra’ mai accadere di trovarsi invischiato nelle pieghe di un processo o di una indagine . Invece non e’ così. Questa cultura del disinteresse da un canto ha riposato sulla presunzione che l’operato dei magistrati fosse sempre autenticamente puro ( e purtroppo non è sempre così)  ; dall’altro,  ha creato un pericoloso nichilismo che l’avvocatura ha il dovere di spezzare promuovendo i valori della legalita’ vera : quella , cioe’,  che faccia delle garanzie il vero  pilastro portante dell’ordinamento processuale

Lei molte volte Presidente parla di ergastolo finanziario. A cosa si riferisce?

L’ergastolo finanziario è una realtà terribile che oggi patiscono parecchie migliaia di nostri concittadini ; finisci, ad esempio e quale terzo o solo parente di un proposto,  nelle maglie di una misura di prevenzione e possono anche bloccarti tutte le carte di credito, il  bancomat, sequestrarti la casa, la macchina, impedirti l’accesso al credito, impedirti anche il finanziamento da parte di istituti di credito. Anche le postpay possono essere bloccate. Il tutto posticipando la risoluzione del caso ad un contraddittorio differito molto spesso di anni e nel tempo; e allorquando il malcapitato terzo dimostri di essere incolpevole (così come puo’ accadere al proposto) dovranno trascorrere ancora altri anni affinche’ tutti ritorni come prima; ma non sara’ mai assolutamente cosi’. E nelle more? C’è chi fallisce; chi si dispera; chi chiude ogni attivita’; chi vede svanire la propria impresa tra le mani di amministratori non sempre dotati e, purtroppo, chi si suicida. La presunta giusta guerra contro il crimine spesso produce vittime innocenti. Come in ogni guerra che porti questo oscuro nome.

Per rinascere l’avvocatura da dove deve partire?

La rinascita dell’avvocatura deve puntare subito sulla qualità, la formazione e i giovani. Deve riuscire a produrre modelli di eccellenza ; deve essere propositiva e qualitativamente idonea a sostenere i pesi della storia sociale che oggi ci riguarda. Deve promuovere  un  modello  di presenza qualificata sia all’interno che al di fuori del processo penale. L’avvocatura deve diventare sempre più soggetto autenticamente politico affinché il percorso formativo delle leggi tenga conto della sua esperienza e dei suoi valori. Non vorrei essere presuntuoso ma la rinascita credo che sia già iniziata. A Catania abbiamo inaugurato ancora una volta corsi formativi di eccellenza destinati a giovani avvocati ed abbiamo in programma una fitta agenda di impegni finalizzata a realizzare gli obiettivi di cui abbiamo già detto. Una cosa è certa: l’avvocatura sta risorgendo.


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