Gli affari dei Santapaola a Messina| svelati dalle intercettazioni Dia

Gli affari dei Santapaola a Messina| svelati dalle intercettazioni Dia

Estorsioni, soldi, appalti. I retroscena dell'ultima operazione della Dia.

mafia - le rivelazioni
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CATANIA- Ci sono i verbali del pentito Alfio Giuseppe Castro, noto imprenditore catanese che ha deciso di collaborare con la giustizia, che confermano i rapporti tra Vincenzo Santapaola e i fratelli Pellegrino, coinvolti nell’ultima maxi operazione della Direzione Investigativa Antimafia guidata da Renato Panvino.

Un’operazione condotta dalla Procura di Messina che ha svelato l’ombra della mafia sui rapporti tra catanesi e messinesi, santapaoliani e imprenditori della città dello Stretto.

Alfio Giuseppe Castro “ha riferito -scrive la Dia negli atti di cui è venuta in possesso Livesicilia- che un imprenditore di Catania, tale Russello, incaricato di eseguire i lavori di realizzazione della panoramica di Messina, lo aveva interpelato in quanto voleva mettersi a posto con la mafia peloritana per lavorare tranquillamente”. Per questo scopo -si legge ancora negli atti- Castro aveva contattato i fratelli Pellegrino di Santa Margherita, detti “Arancini”, che si occupavano di movimento terra. Il collaboratore ha spiegato di aver parlato, per questo scopo, con Nicola Pellegrino, che aveva rapporti con Giacomo Spartà, con tale “culu neru” e altri esponenti della criminalità organizzata.

Castro ha poi raccontato di essersi recato insieme allo stesso Nicola Pellegrino in quel cantiere, dove sarebbero stati presenti l’imprenditore Russello e Enzo Santapaola. Il collaboratore sostiene di aver raccomandato agli imprenditori di “vedersela tra loro” per raggiungere un “accordo”.

Il racconto sarebbe stato raggiunto dal momento che fu stabilito che i lavori dovevano essere eseguiti dai Pellegrino, mentre le somme a titolo estortivo, dirette a Enzo Santapaola, dovevano essere veicolate tramite un altro soggetto.

La Dia ha raccolto anche le dichiarazioni del collaboratore Salvatore Centorrino, secondo il quale anche le imprese legate alla criminalità organizzata di Catania e Palermo “quando effettuavano dei lavori a Messina sapevano di poter fare affidamento sui Pellegrino per i lavori di movimento terra.

Alfio Castro ha anche detto che quando un imprenditore doveva realizzare il Palasport di Messina, lo aveva contattato per “sapere come doveva comportarsi per non avere problemi con la criminalità organizzata”, Castro lo aveva mandato da Pellegrino. L’accordo si raggiunge con il pagamento di circa 35mila euro che furono girati a Enzo Santapaola.

Pellegrino invita il figlio Manuel a recarsi a Catania per incontrare i D’Emanuele e ottenere incarichi per tumulazioni a Messina. Le cimici della Dia registrano: “Parliamo di lavoro, c’è Enzo fuori che è uscito circa 6 mesi fa, un anno, ed è cugino di D’Emanuele, quello di Catania, qua c’è suo cugino, si chiama Ciccio Napoli, vai conlui a Catania e ti fai presentare i suoi cugini D’Emanuele…e tutti quelli che entrano a Messina, lui te li fa fare a te. E’ buono, pure per conoscenza…lui è un amico”. A questo punto della conversazione si parla di un grande deposito di carne gestito dai parenti dei Santapaola. “Ma là, lo hanno ancora il coso della carne? Sotto il campo, lo hanno ancora il deposito?”. Risponde Manuel: “ho saputo che hanno avuto dei problemi e l’altro figlio, Stefano, diceva, ora c’è suo figlio, non c’è lui, quello che giocava a pallone, lui non c’è più”.

Aggiunge Pellegrino: “Rintraccia il padre, io so che è fuori, me lo ha detto Ciccio, suo cugino, e me lo ha detto pure questa mattina: <<Gli devi dire a tuo figlio che scende là, già gli ha potuto fare l’ambasciata. Vai con Enzo e ti fai una camminata, tanto per conoscervi. Quando c’è una salma che entra da Catania a Messina, lui chiama a te a fare il lavoro lui te li porta tutti…lo vuoi capire o no, tanto che ti costa farti una passeggiata, perché ti servono queste cose”.

La Dia identifica Vincenzo Santapaola, messinese, rimesso in libertà, come diceva Pellegrino, nel 2011, cugino di secondo grado dei D’Emanuele, inoltre cugino di Ciccio Napoli (qua c’è suo cugino, si chiama Ciccio Napoli), detenuto nel carcere di Carinola nel 2012 insieme a Pellegrino.

La Dia accerta anche che la famiglia di Vincenzo Santapaola gestisce un deposito di carne che ha preso il posto di un’altra società fallita qualche anno prima.

Pellegrino manterrebbe, anche da dietro le sbarre, “contatti con esponenti delle famiglie mafiose e attracerso questi con soggetti di spicco della criminalità organizzata per acquisire o mantenere il controllo di settori economici”.

 


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