PALERMO- Comincerà il 3 febbraio il processo con rito abbreviato a Mouhamud Elmi Muhidin, somalo di 34 anni arrestato il 18 dicembre accusato di sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e violenza sessuale. Contro di lui hanno testimoniato alcuni migranti che hanno confermato durante l’incidente probatorio le torture, la prigionia, le minacce subite prima del naufragio avvenuto il 3 ottobre scorso davanti alle coste di Lampedusa.
I superstiti – nel naufragio morirono 366 persone – hanno raccontato di essere stati sequestrati nel deserto da uomini armati e di essere stati portati a Seebha, al confine tra Ciad e Libia, e tenuti prigionieri in una casa fino a quando si sono fatti mandare dai familiari 3000 dollari da pagare alla banda di sequestratori. Durante la carcerazione furono torturati: un testimone ha raccontato di essere stato appeso a testa in giù e picchiato sulla punta dei piedi, altri di essere stati frustati con fili elettrici dopo essere stati bagnati d’acqua. Tutti hanno riferito che le donne venivano portate fuori dalla casa e violentate. Dopo avere pagato il riscatto i prigionieri sarebbero stati portati a Tripoli su dei camion e lì sarebbero stati chiusi in un’altra abitazione: solo in cambio di altri 1600 dollari sarebbero stati fatti salire su motoscafi con i quali avrebbero raggiunto, poi, il barcone naufragato. Sempre il 3 febbraio comincerà anche il processo a Attour Abdalmemen, 37 anni, accusato di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. sarebbe stato lui lo scafista coinvolto in un altro naufragio, avvenuto l’11 ottobre a largo di Malta.
(Fonte ANSA)

