PALERMO – Il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge approvata a fine gennaio dall’Assemblea regionale siciliana e che stanziava 40,8 milioni di euro per gli interventi urgenti necessari a fronteggiare i danni causati dal ciclone Harry. Risorse che si sommarono ai 50 milioni stanziati direttamente dalla giunta regionale nelle ore successive al ciclone.
La scure del governo sugli aiuti della Regione
La nota diffusa nella tarda serata di venerdì 27 marzo da Palazzo Chigi, al termine della riunione del governo, non cita gli articoli contestati. Il comunicato informa però della decisione adottata in Cdm di “impugnare la legge regionale 3 del 30 gennaio”.
Si tratta del ddl ‘Interventi urgenti per far fronte ai danni causati dagli eventi meteo avversi dei giorni 19, 20 e 21 gennaio 2026’. La legge era stata approvata dalla giunta Schifani con la massima urgenza nei giorni dell’emergenza maltempo. Il Parlamento, riunitosi subito dopo la pausa natalizia, aveva approvato gli aiuti con una corsia preferenziale e con un dibattito ridotto al minimo. Un ddl snello, composto da quattro articoli, compresa la variazione tecnica al bilancio.
L’impugnativa della legge sugli interventi post-ciclone Harry
Bisognerà capire se la scure del governo si è abbattuta solo su alcuni articoli o sull’intera legge. La decisione del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, nasce infatti dall’opinione che “talune” disposizioni della legge vadano oltre le competenze statutarie della Sicilia. Norme che, quindi, sarebbero così in contrasto con la normativa statale in materia di previdenza sociale e tutela della concorrenza, salvaguardate dall’articolo 117.

Le norme contenute nella legge impugnata da Roma
Molte delle risorse stanziate dalla legge approvata dall’Ars all’unanimità, tuttavia, sono state già erogate attraverso l’Irfis. Venti milioni erano stati destinati ai ristori per le attività commerciali danneggiate, cinque al Fondo di solidarietà per la pesca e altri cinque per l’Agricoltura. Oltre dieci milioni di euro andarono ai balneari. Somme stanziate per consentire a questa categoria di non pagare i canoni demaniali marittimi 2026 previsti per finalità turistico-ricreativa, sportiva, nautica da diporto e cantieristica navale ricadenti nelle aree portuali colpite dal ciclone.
In quella legge anche l’esonero per i residenti delle province di Messina e Catania dal pagamento del pedaggio autostradale nei caselli di Taormina, Giardini Naxos e Roccalumera. Per i mancati introiti da febbraio a giugno del 2026 la Regione aveva previsto di versare al Consorzio autostrade siciliane (Cas) 800mila euro.

