I gemelli azzurri si separano | Angelino per il Sì, Renato per il No

I gemelli azzurri si separano | Angelino per il Sì, Renato per il No

I gemelli azzurri si separano | Angelino per il Sì, Renato per il No

Per tanti anni hanno condiviso tutto. Alfano e Schifani ora sono lontani.

PALERMO – Ballavano sulle note di “happy”, appena due anni fa, Angelino e Renato. Ma il finale della loro storia non è dolce, non è felice. I “gemelli azzurri”, simbolo e immagine di quel potere berlusconiano che tanto produsse in Sicilia, sono sempre più distanti, separati per colpa del più classico dei terzi incomodi: quel premier che ha attratto Alfano al governo, dove l’ex guardasigilli di Berlusconi si è bullonato per bene da tre anni, e che adesso allontana sempre di più i vecchi dioscuri pidiellini. Colpa delle poltorone, degli incarichi, e del referendum, ovviamente.

Avevano vissuto a braccetto, raccogliendo per anni il grasso dell’opulenza di Forza Italia prima e del Pdl poi. Giovane, giovanissimo Angelino già a 28 anni è deputato regionale. In quegli anni, l’avvocato Renato è senatore di Forza Italia, ci resterà fino al 2008 quando si siederà sulla poltrona più importante di Palazzo Madama, per poi tornare tra gli scranni, come capogruppo di Forza Italia.

Alfano lo raggiungerà presto, a Roma, già nel 2001 come deputato, mentre nel 2005 sarà anche il coordinatore regionale di Forza Italia. Poi ministro di giustizia, ad appena 38 anni. Erano gli anni del “lodo Alfano”, che avrebbe sospeso i processi per il cavaliere. Conteneva, quella idea, l’idea di Renato. Il “lodo Schifani”, appunto, di cinque anni prima. Gemelli in tutto, i due big siculi del Popolo delle libertà. Così uniti, così vicini da lasciare in coppia la casa del Cavaliere. Era il 2013. Nasceva il Nuovo centrodestra che finirà a sinitra e che di nuovo non presenterà un bel nulla. Anzi, la solita, vecchia occupazione di posti di potere, le solite manovre della vecchissima politica, le solite manfrine che sanno di privilegi destinati soprattutto a cari e parenti.

Eppure si erano lanciati sguardi e parole al miele, in questi anni di Ncd, Angelino e Renato. Con Alfano pronto a riproporre Renato come presidente del Senato: “Quella di Schifani – diceva – non è una candidatura di parte, avendo onorato la sua carica istituzionale: un ticket con Schifani consentirebbe al governo di nascere e di affrontare i gravi problemi che abbiamo di fronte. L’alternativa – proseguiva tragico Alfano – è tra precipitare il Paese alle urne o sostenere Schifani, consentendo la possibilita’ di far nascere un governo”. Alla fine Schifani non diventerà presidente del Senato una seconda volta. Ma di urne non se ne è parlato nemmeno: Angelino anzi è diventato ministro prima con Letta e poi con Renzi. Eppure Renato, a più difese, ha giocato dalla sua parte. Difendendo il ministro, ad esempio, dalle polemiche sorte sul “caso” Shalabayeva o per lodare l’impegno del “gemello diverso” sull’immigrazione, dopo il via libera al fallimentare progetto Triton: “Grazie all’impegno ed alla determinazione del ministro Alfano – diceva raggiante Renato – oggi la presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea ha ottenuto un risultato straordinario”.

Alla fine, però, Schifani da quel nuovocentrino, nel frattempo atterrato a percentuali da zerovirgola, ha deciso di andare via. Di separarsi, per la prima volta, dal gemello con cui divise fortune e successi, soprattutto. È andato via, Renato, tutto per colpa di quelle stramaledette poltrone. Da dove Angelino non vuole schiodare, manco a cannonate. Appiattito sulle esigenze del suo dante causa fiorentino. L’unica fonte da cui trarre linfa per il potere. E così, ecco la scelta di dire “sì” in tutti i sensi al premier. Sì alla sua riforma costituzionale, un sì che magari torna buono per far calare il volume di scandali e scandalicchi, di consulenze alla moglie e di prestigiosi posti di lavoro al fratello. Renato invece ha detto “no”. E dopo aver condiviso con Angelino la svolta pro-Renzi, ha deciso di tornare alla casa del padre politico. Che lo ha addirittura investito della carica di coordinatore dei comitati del “no” di Forza Italia. Dall’altra parte, rispetto ad Alfano, asserragliato nei Palazzi delle prebende. Non ballano più, Angelino e Renato. Il loro finale non è “happy”.

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