PALERMO – “Ha annullato senza motivo oltre quaranta cartelle dei cittadini di Casteldaccia, paese del quale era sindaco”. Questa l’accusa che il procuratore di Termini Imerse Grancesco Gualtieri ha rivolto al deputato Giovani Di Giacinto chiedendo il rinvio a giudizio per il parlamentare. Tasse, multe, Tarsu, Ici, “cancellata”, secondo la Procura, con un colpo di penna dall’allora sindaco. Anzi, con un “colpo di mouse”, perché secondo l’accusa, Di Giacinto avrebbe agito “operando direttamente sul portale web di Equitalia”, facendo sparire debiti con l’erario che vanno da poche decine a migliaia di euro. Per questo motivo, il deputato capogruppo del Pse ed ex capogruppo del Megafono (eletto con la lista del presidente Crocetta) tra una settimana dovrà presentarsi di fronte al Giudice per le udienze preliminari Michele Guarnotta. Il pm infatti, come detto, ha chiesto per lui il rinvio a giudizio, cioè il processo.
Una richiesta arrivata a febbraio. Ma tra una settimana, l’onorevole Di Giacinto dovrà presentari all’udienza per sapere se dovrà rispondere dei reati di concorso in abuso d’ufficio, con l’aggravante del “danno avente carattere di rilevante gravità”.
Per il pm Gualtieri ci sono pochi dubbi. Di Giacinto, secondo il procuratore, “intenzionalmente procurava un ingiusto vantaggio patrimoniale in favore dei cittadini procedendo indebitamente all’annullamento (operando direttamente sul portale web di Equitalia ovvero adottando spcifici provvedimenti di sgravio) delle cartelle di pagamento, relative a somme dovute all’Ente locale a titolo di sanzioni amministrative pecuinarie, ovvero quali corrispettivi per l’Ici, per la Tarsi e per il servizio idrico comunale”. Insomma, le tasse che dovevano essere versate al Comune (parte offesa nel procedimento), scomparivano grazie all’intervento dell’allora sindaco che agiva, scrive sempre il pm, “in assenza di qualsiavoglia istruttoria amministrativa e di qualsiavoglia motivazione, in fatto e/o in diritto, che potesse giustificare gli sgravi”. Nessun motivo, insomma, giustificava l’annullamento di quelle cartelle. E comunque, anche qualora esistesse una motivazione, il sindaco sarebbe intervenuto “nell’esercizio di poteri spettanti agli organi ed uffici amministrativi del comune e non all’organo politico”.
E le cartelle che sarebbero state cancellate o “alleggerite” da Di Giacinto, elencate nella richiesta di rinvio a giudizio sono ben 44. La maggior parte di queste sono state iscritte a ruolo tra il 2008 e il 2010. Alcune però non entreranno comunque nel procediemnto, qualora si andasse a processo, visto che nel frattempo è intervenuta la prescrizione. I dati sono stati raccolti grazie all’attività di indagine dei carabinieri di Casteldaccia.
“Sono molto sereno – commenta il deputato Di Giacinto – perché so di non essere stato io ad annullare quelle cartelle. Tra l’altro non ho mai avuto nemmeno un computer al Comune. Ho chiesto nei mesi scorsi – aggiunge – di portare avanti alcuni accertamenti: di capire, ad esempio, da quale pc si sarebbe collegata la persona che è entrata sul sito web di Equitalia. Ho chiesto anche di mostrare che in occasione di uno dei giorni ‘sospetti’ io in realtà ero in Assemblea regionale”. A gravare su Di Giacinto, però, l’uso della password a lui intestata. “Io – ricorda – ho solo richiesto la password a Equitalia, in quanto rappresentate legale dell’ente. Questa è stata però poi spedita gli uffici del Comune. E non ho idea di chi possa averla utilizzata”. Tra una settimana, al tribunale di Termini Imerese, sarà il Gup a decidere se l’ex sindaco e capogruppo all’Ars dei socialisti, dovrà andare a processo.

