'I turchi devono stare al loro posto'| I nigeriani "sottomessi" alla mafia

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Commenti

    Pure i sassi sanno che a ballaro’ come nel resto di Palermo, la mafia, la droga, il racket, il pizzo, l’usura, la corruzione e tutta la criminalità sono in mano agli italiani.

    Per fortuna il procuratore de luca ristabilisce la verità facendo capire che mafia e droga sono saldamente in mano agli italiani. Il che dimostra ancora di più l’infondatezza delle dichiarazioni dei leghisti all’indomani degli arresti di ballaro’

    Ora si che dormiamo piú tranquilli. Grazie della bella notizia.

    @ giovanni palermo la categoria è quella dei delinquenti ed annovera neri e bianchi.

    Una notizia per quelli che sottolineano che la mafia è italiana: siamo in Italia.

    Della mafia nigeriana non ne sentivamo certo il bisogno.

    Come ha detto Piero Grasso, è una fake news ma anche una colossale idiozia dire che il problema di Palermo sono i nigeriani.

    Il problema di Palermo sono i delinquenti palermitani.

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Onorevole, un grande passo avanti: il suo abc, Analisi, Bisturi, Contesto, è altra cosa rispetto all'abc, Amici, Burundi, Cannoli, che la sua parte politica ha utilizzato (utilizza ancora?). Ed era di facile realizzazione, si figuri che alcuni amici sono rimasti in attesa. Onorevole, sarà dura per lei. Auguri! Anche a noi.

Caro Direttore, dai dieci contributi e dai venti commenti emerge un quadro abbastanza netto: i problemi sono largamente condivisi — salute, lavoro e giovani, servizi pubblici, infrastrutture — e anche le risorse sono riconosciute: competenze, università, imprese, professionalità. Ma bisogni e competenze spesso non si incontrano. I contributi indicano soprattutto problemi e possibili soluzioni; i cittadini chiedono con maggiore forza responsabilità, concretezza e risultati. È proprio nel punto di incontro tra bisogni e risposte che la politica assume un ruolo decisivo. L’intervento di Giorgio Mulè offre una prima risposta politica a questo disallineamento: partire dai bisogni, programmare gli interventi, far prevalere merito e competenze sulle appartenenze e misurare i risultati. Sarebbe importante che questo rapporto tra bisogni dei cittadini e impegno politico fosse dichiarato da tutti gli intervistati: avremmo una prima agenda pubblica delle priorità e degli impegni. Perché non indirizzare allora “La Sicilia che (non) vorrei” su due domande capaci di individuare le priorità e promuovere trasparenza civica? Quale problema della Sicilia affronterebbe per primo? Lo stato di avanzamento dei progetti deve essere trasparente, fruibile e aperto alle osservazioni dei cittadini? SÌ o NO.

E mentre la politica discute sul da farsi nel futuro, molti passeggeri con i voli cancellati fanno i viaggi della speranza con costi, corse, tempi ed anche qualche litigio dato dalla rabbia. LENTEZZA E STRAFOTTENZA sono ormai un motto politico ed anche sindacale ( con gli occhi al portafoglio).

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