Iachini: "Il mio Palermo è da 7 | Non mi aspettavo un Dybala così"

Iachini: “Il mio Palermo è da 7 | Non mi aspettavo un Dybala così”

Iachini: “Il mio Palermo è da 7 | Non mi aspettavo un Dybala così”
Beppe Iachini

Il tecnico rosanero fa il punto dopo undici giornate, entrando anche del merito delle scelte tattiche e del rapporto con il presidente Zamparini.

PALERMO – Beppe Iachini a tutto campo. Fa il punto sul suo Palermo dopo undici giornate, entrando anche del merito delle scelte tattiche e del rapporto con il presidente Zamparini. Ecco quanto dichiarato al Corriere dello Sport:

AVANTI PER LA MIA STRADA “Il giudizio degli altri non mi interessa. Il mio percorso e la mia gavetta parlano da soli, ho valorizzato i giocatori che mi hanno dato. Ho vinto quattro campionati in quattro piazze diverse, mi sento a posto con la coscienza e professionalmente. Non ho nulla da dimostrare. Dicono che sono da B perché non ho vinto in A. Complimenti. Come se esistessero dieci o quindici squadre come la Juventus. La valutazione del tecnico va fatta sul suo operato e su come utilizza il patrimonio societario”.

IL SUCCESSO A SAN SIRO “Una vittoria importante, tra le più belle della mia carriera, la massima espressione, non di Iachini ma del gruppo. E comunque non ci possiamo accontentare. Nessun esame di laurea per il sottoscritto, sono un tecnico che cerca sempre il top. Altre squadre? Se mi avvicinano ad altre squadre, può farmi piacere anche se sono totalmente concentrato sul Palermo che ha un bel progetto e deve portare entusiasmo alla tifoseria”.

IL RAPPORTO CON IL PATRON “Si soffre con o senza Zamparini, soffre anche lui perché vuole bene al Palermo, soffrono i giocatori. Zamparini è pronto a dare una mano, presente, passionale. Qualche volta si hanno idee diverse come è naturale che sia. Al di là delle battute, è stato d’aiuto e coerente, conosce ogni particolare della mia gestione, stima e riconoscenza antiche si sono rafforzate. Siamo stati bravi a rimanere compatti. Il presidente ci ha dato fiducia e ha creduto nell’allenatore”.

VAZQUEZ E DYBALA “La squadra ha continuato con la massima tranquillità. Sì, i risultati sono fondamentali, ma conta l’evoluzione della squadra. E dei singoli giocatori. Vogliamo parlare di Vazquez e di Dybala, prima che arrivasse il sottoscritto? Vazquez è stata la sorpresa della scorsa stagione. Oggi, se dico Dybala non si offende nessuno, perché ha compiuto passi inimmaginabili. Ora ha la giusta personalità e, talento a parte, sul piano tecnico può ancora affinarsi”.

UN PALERMO DA 7 IN PAGELLA “Do un bel 7 per mentalità e spirito. E per gioco. Abbiamo sbagliato ad Empoli, contro la Juve siamo stati timidi. Se in A si abbassa il livello di intensità, non si va da nessuna parte. Ora c’è più equilibrio. La squadra ha ripreso autostima, il mio compito era di portare le qualità vincenti dalla B alla A”.

DIFESA “I gol sono arrivati su errori individuali o calci piazzati. Il reparto ha acquisito consapevolezza e organizzazione. Anche Terzi e altri hanno fatto ottime partite senza raccogliere ciò che si è seminato. Certo, ora, siamo più squadra. Gonzalez e Munoz hanno portato esperienza e certezze. Andelkovic ha esplosività, una conoscenza dei movimenti difensivi che altri non possiedono. Sorrentino va al massimo, non si discute, allo stesso tempo abbiamo fiducia in Ujkani e Fulignati. I fischi a Pisano? Fanno male. Pisano si impegna, l’anno scorso si è guadagnato la stima nostra e dei tifosi, ha avuto qualche problema fisico, ne è venuto fuori. Lazaar deve credere di più nell’intensità degli allenamenti. Da Morganella ci aspettiamo tanto. Terzi, Vitiello, Milanovic, Daprelà, Feddal, alcuni hanno avuto chance, altri le avranno. C’è posto per tutti. Emerson, come i giovani arrivati da un altro mondo calcistico, si sta integrando, ha 20 anni, una bella corsa e un bel piede, dobbiamo dargli tempo. Bamba è un po’ indietro”.

COSTRUTTORI DI GIOCO “Maresca è Maresca! Lui e Rigoni costituiscono le varianti tattiche. Si può giocare con un regista classico o con Rigoni, basta che ci sia organizzazione. Bolzoni? La panchina non piace a nessuno. A volte non si esce per una cattiva prestazione, in quel momento si deve cambiare. Barreto gregario? Non mi pare. È il capitano, impersona lo spirito della squadra. Uno dei leader come Sorrentino, Terzi, Maresca o Rigoni, o come lo diventerà Gonzalez. Tutti leader, non voglio gente che non si assuma responsabilità”.

UN BELOTTI IN PIU’ “Dybala e Vazquez sono intoccabili. Altrimenti non avremmo talento e fantasia. E possono dare di più. Con Chocev e Quaison non bisogna correre. Ngoy lo conosciamo, disponibile in più ruoli e serio. E poi c’è Della Rocca che ha numeri. Belotti va con l’Under 21 e fa belle cose, contro ragazzi ventenni, non maturi e smaliziati come i difensori di A. Quindi pazienza, deve salire le scale senza fretta. Comunque contento perché a volte è titolare altre volte subentra e, in ogni caso, ha avuto e avrà le sue occasioni”.

CORPI ESTRANEI “Joao Silva e Makienok vengono da realtà diverse, Makienok addirittura non lo conoscevo. Non possono risultare determinanti in un campionato così difficile. Ha diciotto anni, non si muove e non lo diamo. Rimane con me, deve capire alcune cose, ci stiamo dedicando a lui con pazienza, a gennaio potrebbe avere maggiori attenzioni”.


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