CATANIA – Mafia e riti. Sembrava scomparso e, invece, è tornato alla ribalda tra le cosche mafiose. Il bacio in bocca tra “sodali” di una stessa organizzazione criminale. Gli scatti provenienti dal fascicolo Fort Apache sono inequivocabili: in particolare due foto mostrano il saluto con bacio “a stampo” tra i pusher di viale Moncada 16.
Un segno di fratellanza, ma soprattutto un monito per l’esterno. “Vogliono con questo gesto dimostrare che fanno parte di una cerchia criminale – spiega a LiveSiciliaCatania Antonio Salvago – che appartengono ad una famiglia”. Insomma, un segno di riconoscimento per chi osserva e guarda, e dall’altra una dimostrazione di rispetto e fedeltà tra affiliati.

Nello scatto si nota anche la presenza di un bambino che assiste al bacio in bocca tra gli spacciatori
E se il film Il Padrino di Francis Ford Coppola ci aveva insegnato che il bacio mafioso era ad appannaggio (quasi) esclusivo degli uomini d’onore, oggi il rituale è diffuso tra tutti i componenti del clan o del gruppo criminale di riferimento. “Il bacio non è riservato solo al capo promotore – chiarisce il capo della Mobile – ma è un modo di salutarsi diffuso tra tutti i componenti dell’associazione criminale. E’ una cosa che stiamo notando in diverse indagini, non è un caso isolato – aggiunge Salvago – a questa inchiesta”.
L’indagine sulla fiorente piazza di spaccio di Librino alza i riflettori su un rito “storico” della mafia. Il blitz Apocalisse di Palermo di qualche settimana fa mostrava Gregorio Palazzotto e Michele Pillitteri mentre si scambiano un bacio sulle labbra. L’inchiesta della Mobile etnea dimostra che il saluto “intimo” tra mafiosi non è esclusiva di cosa nostra palermitana, ma è arrivata anche tra le cosche catanesi. Addirittura anche tra i più giovani, come quelli arrestati ieri. Un “bacio” per testimoniare l’appartenenza alla famiglia e, soprattutto, fiducia e fedeltà al clan.


