Il Bellini e il rifiuto della Purchia |Il teatro metafora della città

Il Bellini e il rifiuto della Purchia |Il teatro metafora della città

Il Bellini e il rifiuto della Purchia |Il teatro metafora della città

Gestioni passate, buchi di bilancio, dipendenti furbacchioni e tagli economici hanno ridotto la massima istituzione culturale della città a "problematica". A galletto spennato, a ricordo di quello che fu e non è più.

la riflessione
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CATANIA – Quello di Roma – anfi – ha due millenni e, da solo, attira milioni di turisti. Meno male perché la Capitale non ha un teatro che la rappresenti – non si può certo dire che quello dell’Opera ricordi immediatamente la città Caput mundi. Poi ci sono La Fenice, bruciata e rinata proprio come l’animale mitologico, il Petruzzelli, il Politeama, il San Carlo, La Scala. Tutti fiori all’occhiello delle rispettive città, Venezia, Bari, Palemo, Napoli, Milano. Tutte glorie e motivo di vanto per le amministrazioni di ieri, oggi e anche di domani.

E Catania? Catania ha il teatro Massimo Vincenzo Bellini. Un gioiello architettonico, oltre che, a detta di molti, la massima istituzione culturale della città; un vanto per tutti, anche per chi non ha messo mai piede al suo interno. E non per il Barocco, non solo. E non per l’acustica, che ne fa tra i migliori d’Europa. Ma per la sua stessa esistenza, per il prestigio che il Bellini, la sua storia, la sua tradizione, la sua orchestra, le sue maestranze, hanno dato alla città etna.

Un prestigio che oggi il Teatro Massino sembra aver perso. Gestioni passate, buchi di bilancio, dipendenti furbacchioni e tagli economici lo hanno ridotto a “problematica”. A galletto spennato, a ricordo di quello che fu e non è più. Il rifiuto di Rossanna Purchia, che ha preferito Napoli e il suo San Carlo a Catania, al di là della magra figura che ha fatto fare all’amministrazione etnea, potrebbe essere letto in questa chiave.

Che poi è la stessa del sindaco Bianco quando, forse un po’ troppo ottimisticamente, ha affermato che “La scelta di Rossana Purchia di optare per Catania dopo un Teatro prestigioso come il San Carlo testimonia come la città riesca a essere molto attrattiva”.Il fatto che l’invito, alla fine, sia stato declinato potrebbe raccontare di una città che non è più così attrattiva, di un teatro che non è più così presigioso, soffocato dai problemi, primo dei quali trovare i fondi per pagare i lavoratori.

E’ notizia di questi minuti, infatti, lo stato di agitazione proclamato dai dipendenti che, con una breve lettera al presidente regionale Crocetta e ai vertici del “Bellini”, denunciano il mancato versamento degli stipendi dei mesi di gennaio e febbraio 2015, preannunciando forme di protesta più dure.

In particolare, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal, Libersind Confsal e Ugl spettacolo di Catania chiedono un incontro urgente al presidente della Regione, all’assessore regionale al Turismo, al presidente e al direttore amministrativo del teatro “Bellini”, per esporre “le dure ricadute occupazionali e di programmazione che potrebbe subire il Teatro Lirico Regionale “V. Bellini” di Catania, a seguito delle paventate decurtazioni del contributo regionale all’Ente. Nel manifestare il disagio di tutti i lavoratori per la mancata corresponsione degli emolumenti dei mesi di gennaio e febbraio 2015, – si legge nella nota ufficiale- dichiariamo lo stato di agitazione che potrà presto sfociare in azioni di lotta”.

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