Il canale diretto per la cocaina |Trafficanti "ingaggiati" dai clan

Il canale diretto per la cocaina |Trafficanti “ingaggiati” dai clan

Il canale diretto per la cocaina |Trafficanti “ingaggiati” dai clan
(Nella foto la cocaina intercettata dai finanzieri a Fontanarossa)

Cosa nostra si allinea alle strategie di 'Ndrangheta e Camorra e crea i contatti diretti con i fornitori di droga dell'America del Sud.

CATANIA – I clan catanesi avrebbero trovato dei canali diretti con Santo Domingo per rifornirsi di cocaina. Una novità rispetto a quanto emerso fino ad oggi dalle inchieste e dai processi, da cui si evincono per la “polvere bianca” due canali di approvvigionamento per le cosche: quella con i calabresi e i napaletani. L’indagine della Guardia di Finanza invece apre nuovi squarci sul traffico internazionale di cocaina, con “intermediari” capaci di portare direttamente alle organizzazioni mafiose catanesi la materia prima da spacciare. Senza passare da ‘Ndrangheta o Camorra.

L’aeroporto di Catania sarebbe diventato un luogo di passaggio della cocaina, con carichi che sfiorano il chilo. Giuseppe Galati, arrestato in flagranza del 2014, trasportava 800 grammi di polvere purissima nascosta tra i deodoranti nella valigia. Mentre è in carcere e ai domiciliari il trafficante di droga parla troppo e offre spunti investigativi sugli equilibri relativi alla gestione del mercato di importazione della cocaina. Perché di solito a Catania la polvere bianca arriva dai corrieri che partono dalla Locride o dalla piana di Gioia Tauro. Dove vi è il porto dove approda (quasi) tutta la cocaina con cui vengono rifornite le organizzazioni di narcotrafficanti italiane.

Il trafficante finito in manette parla di Nizza e anche di viaggi che si sarebbero susseguiti per diversi anni. Insomma i monopolisti dello spaccio catanese avrebbero trovato anche vie alternative, rispetto alle ‘ndrine, per rifornirsi direttamente con Santo Domingo. Avrebbero quindi pianificato la stessa strategia usata per la marijuana con i contatti diretti con i fornitori albanesi che più volte hanno inviato via mare il carico, anche di tonnellate, a bordo di pescherecci. E’ lo stesso Fabrizio Nizza, da due anni pentito, a rivelare come è riuscito a creare il filo diretto con l’Albania. L’indagine della Finanza che non si è ancora conclusa potrebbe accertare che Andrea Nizza avrebbe “ingaggiato” i trafficanti capitanati da Galati per ottenere carichi regolari di cocaina.

Resta da capire se i trafficanti coinvolti nella maxi operazione “Compadre” (dal nome del contatto dominicano) fossero solo degli “intermediari” o addirittura della “famiglia”. I Santapaola nel 2007 decisero di affiliare e fare uomini d’onore Fabrizio Nizza e Daniele Nizza che in quel periodo avevano conquistato il monopolio del traffico di stupefacenti, soprattutto per “il fumo”- raccontano i pentiti. Invece di rifornirsi dai Nizza, i Nizza erano diventati della “famiglia”. Sarà l’inchiesta a determinare e chiarire questo aspetto.

Anche se questa ipotesi sembra collidere con alcuni segnali che emergono dall’indagini. Pare infatti che i trafficanti avrebbero rifornito altri clan. Un ruolo simile lo ha rivestito Domenico Querulo, arrestato nell’operazione Bisonte II su un florido traffico di cocaina per conto del clan Cappello Carateddi nell’asse Catania – Napoli – Spagna. E in quell’indagine si erano ipotizzati collegamenti anche con l’America del Sud, che purtroppo non sono stati accertati. Querulo, pochi mesi dopo l’arresto, ha deciso di collaborare con la giustizia. 

Nelle intercettazioni captate dalle cimici della Guardia di Finanza i trafficanti parlano di “lavorare per la famiglia”. Ad un certo punto si lamentano del fatto “che i Nizza sono tutti sbirri”. Nel 2015 il gruppo dei Nizza aveva avuto molte defezioni. Non solo l’uomo d’onore Fabrizio aveva deciso di fare il salto del fosso ma anche Davide Seminara, ex autista di Andrea Nizza, e Salvatore Cristaudo, uno dei soldati di Librino più attivi. I trafficanti tremano. C’è la paura seria che possano essere riconosciuti anche in qualche foto. Forse nell’altro filone investigativo sono confluite le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Una cosa è certa: la mafia catanese sta cercando sempre più autonomia nelle attività criminali. Questo determina meno rischi, meno costi e più entrate. La cocaina è il business a più alta reddittività per le mafie.


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