Il clan Cappello e gli adraniti |fornitori dei trafficanti aretusei

Il clan Cappello e gli adraniti |fornitori dei trafficanti aretusei

Catania ancora una volta crocevia della droga.

i retroscena del blitz Aretusa
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CATANIA – Ci sarebbero uomini del clan Cappello di Catania tra i fornitori dei “monopolisti” della droga di Siracusa. Nel capoluogo aretuseo le piazze di spaccio sarebbero controllate, direttamente o indirettamente, dalla famiglia Bottaro-Attanasio che giovedì ha subito un pesante colpo incrociato da polizia e carabinieri. L’indagine Aretusa, coordinata dalla Dda di Catania, guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro, ha permesso di disarticolare l’organigramma del gruppo dedito allo smercio di stupefacenti.

Dalla cocaina alla marijuana fino all’hashish. Non ci sarebbero stati tipologia di droga di cui erano sprovvisti i trafficanti dei “Bottaro Attanasio”. I malviventi, emerge dalle indagini della Dda di Catania, non avrebbero tollerato intrusioni nella gestione del traffico a Siracusa dove si considererebbero una sorta di “monopolisti”. Chi avrebbe osato trasgredire alle direttive avrebbe subito ripercussioni, tra cui anche pestaggi e aggressioni. Un gesto plateale per far capire chi comanda. Fisiologico sistema della mafia militare che con la violenza caldeggia la paura e quindi aumenta il potere di controllo attraverso l’intimidazione. Il gruppo criminale di Luigi Cavarra, tra i fondatori della cosca siracusana, avrebbero avuto a disposizione anche delle armi.

L’indagine ha quindi colpito il cuore organizzativo e verticistico ma ha anche ricostruito i canali di approvvigionamento che portano a Catania e, in alcuni casi (almeno uno quello accertato) ad Adrano. Ma se per i fornitori del capoluogo etneo gli investigatori fanno riferimento al clan Cappello, lo stesso non sarebbe per i grossisti di Adrano, città militarmente (a livello criminale) controllata dal clan Scalisi, referenti dei Laudani e dai Mazzaglia, alleati dei Santapaola di Catania. Lo scenario mafioso si completa con le famiglie Santangelo e Rosano Pipituni. Questi due clan, secondo il processo Binario Morto, avrebbero gestito almeno fino il 2012, un fiorente traffico di cocaina ed eroina con base operativa la stazione dismessa della ferrovia Fce. I catanesi, comunque, sono solo uno degli anelli della catena di distribuzione della droga che arriva nelle città della Sicilia Orientale. Tornando a parlare di Cappello, il clan avrebbe solidi rapporti per la fornitura di droga con le ‘ndrine e i napoletani.

 


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