Il dna perduto di un Palermo| che deve capire cosa fare da grande

Il dna perduto di un Palermo| che deve capire cosa fare da grande

Il dna perduto di un Palermo| che deve capire cosa fare da grande
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un nostro lettore. Acquadicielo, sul Palermo, sull'ultimo match perso contro la Juventus e sul futuro del club rosanero, che "è tutto un quiz".
IL PARERE DEI LETTORI
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3 min di lettura

C’era una volta un Palermo che giocava ogni partita a viso aperto, che non aveva paura di nessun avversario, una squadra che aveva un dna immediatamente riconoscibile, una squadra che giocava ” da grande” pur senza avere ancora la struttura e la forza di una grande. Pur tra alti e bassi, tra impennate e ricadute, quel Palermo ci ha fatto sognare, ci ha emozionato, ci ha reso orgogliosi dei nostri colori perché inseguiva un sogno, un’idea di gioco, perché stava creando una identità.

Quel dna purtroppo è stato azzerato, e oggi anzichè inseguire i sogni cerchiamo di raccattare le briciole lasciateci dagli altri: il Palermo di oggi è una piccola squadra provinciale che va in campo cercando di rubacchiare un pareggio, serrando le fila per evitare il peggio in base al principio che nel calcio non si sa mai…proprio come è successo a Bologna. Attenzione: questa premessa è solo il mio personalissimo punto di vista per inquadrare il momento attuale del Palermo con cause ed effetto, e non vuole essere una critica nei confronti dei nostri ragazzi, che, contro una Juve assetata di punti, hanno fatto il loro dovere pur tra tante incognite e numerose assenze.

Però non vi sarà sfuggita una cosa: ai tempi delle storiche e gloriose vittorie contro i bianconeri per mano di Ciccio Brienza, di Cassani e Amauri, di Fabrizio Miccoli, il Renzo Barbera era una bolgia pronta a divorare gli avversari, mai e poi mai si sarebbero potute immaginare scene come quelle odierne in cui mezza tribuna esulatava e sventolava fazzoletti bianconeri ai gol della Juve. Gli infiltrati ci sono stati sempre, ma questo scollamento, questa mancanza di entusiasmo, questo solco che incomincia a scavarsi allontanando la gente dalle proprie emozioni non si era mai visto. E su questo punto c’è da riflettere serenamente senza continuare ad agitare inutilmente e puerilmente i fantasmi del Casarano o dell’Afragolese e senza, al contrario, volere fare di Zamparini un feticcio da abbatterea tutti i costi.

Piuttosto c’è da chiedersi: ormai siamo in serie A da un decennio, che cosa vogliamo fare da grandi? La strada imboccata ultimamente da Zamparini con rivoluzioni sanguinose ogni anno, con la crocifissione continua della componente tecnica, con la pretesa di fare contemporaneamente il presidente, il ds, l’allenatore e il comunicatore, porta inevitabilmente alla sterilizzazione delle emozioni e alla indifferenza. Viceversa, noi non vogliamo un Palermo spendaccione dalla gestione folle e irrazionale, ma una squadra che possa crescere gradualmente con una identità precisa e che possa consolidarsi nel cuore della gente. E’ un sogno? E’ un’utopia destinata a scontrarsi quotidianamente con i diktat presidenziali? Mah.. sarà solo l’immediato futuro a dircelo.

Per ciò che riguarda la partita, c’è poco da rimproverare a una squadra che orfana di Silvestre, Balzaretti, Mantovani e Donati e che con tanti giovanissimi in campo ha tenuto, tutto sommato bene, per poco più di un tempo contro una Juve che si giocava un pezzettino di scudetto. Labrin, Milanovic, e Munoz si sono ben disimpegnati, Barreto e Migliaccio hanno corso per tre e tutta la squadra ha cercato di occupare le zone vitali del campo per impedire i tagli e i cambi di gioco in velocità che sono la caratteristica principale della squadra di Conte. Difficile da comprendere è stata invece la scelta di Mutti di schierare Ililic al fianco di Miccoli nel 3-5-2 iniziale. Così facendo, il tecnico bergamasco ha commesso tre errori in una sola mossa: ha regalato almeno 30 metri di campo ai difensori della Juve, ha isolato Miccoli in avanti senza un compagno capace di dare i tempi gioco e di difendere qualche pallone, ha reso inutili le qualità di Ililic che deve giocare da tre quartista svariando su tutto il fronte offensivo per provare ad accendersi in qualche modo.

Così, mentre la Juve ha pressato costantemente per tutto l’incontro, il Palermo pur difendendosi con ordine e spirito di sacrificio mai ha dato l’impressione di poter uscire la testa dal guscio. Al povero Davide almeno una fionda gliela vogliamo dare per combattere il gigante Golia? Pazienza. Ci rimane la soddisfazione di avere applaudito alla fine i nostri ragazzi e il rammarico nel vedere esultare tanti siciliani e palermitani per l’ennesima vittoria di una strisciata. Per il resto il futuro è tutto un quiz.

Acquadicielo


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