Il dolore e il sorriso, Carmela Petrucci dieci anni dopo

Il dolore e il sorriso, Carmela Petrucci dieci anni dopo

L'omicidio che sconvolse Palermo.

Era una giornata tranquilla in redazione, il diciannove ottobre di dieci anni fa. La notizia piombò inaspettata e confusa. Una donna era stata accoltellata nell’androne di casa sua, in via Uditore, a Palermo. Forse erano due. Forse erano morte. Si sapeva soltanto questo. Il passare del tempo svelò la verità. Una ragazza di diciassette anni, Carmela Petrucci era stata uccisa dai fendenti dell’assassino, Samuele Caruso, che era lì per colpire la sorella di Carmela, Lucia, con cui aveva avuto una breve relazione. C’era una pozza di sangue con i corpi di due sorelle, in quell’androne di scale e piantine che mai aveva visto uno scempio del genere. Lucia era rimasta ferita molto gravemente e solo per miracolo respirava ancora. ‘Carmelina’, come la chiamavano, aveva cercato di difenderla.

Per chi non vive in una redazione, ecco che cosa succede all’irrompere di una vicenda del genere. Tutti i caffè e i sorrisi vengono messi da parte. Tutte le chiacchiere fra colleghi si spengono. Per chi ama il giornalismo – e lo ama, pur non amando affatto raccontare il dolore – è necessario rispondere alla mobilitazione di quella che chiamiamo cronaca e che, in diversi casi, è fatta da persone che soffrono, da padri e madri che piangono figli, da figli che non tornano a casa.

Chi si occupò di quell’efferato omicidio – il carnefice è stato condannato all’ergastolo – scoprì i profili polverizzati di una famiglia felice, distrutta da una barbarie cieca, senza perdono possibile. Lucia, una ragazza coraggiosa che ha affrontato un complicatissimo percorso di guarigione. Serafino e Giusy, due genitori costretti a sostenere ciò che non era sostenibile. Antonino, il fratello che ha provato a sorreggere, con senso di responsabilità.

E Carmela, con il sorriso che si è reso noto a tutti, non soltanto a chi l’aveva amato in precedenza, nell’ora della sua morte. Spesso è stato quasi naturale chiedersi cosa sarebbe diventata una piccola donna, attraversata da un animo generoso e appassionato. Una domanda comprensibile, ma sbagliata. Carmela già era quello che è sempre stata e che sarà per sempre: una bellissima creatura capace di diffondere calore e gioia.

La scuola delle due sorelle, il liceo classico ‘Umberto’, ha ricordato l’accaduto allo scoccare del decennale. Molti non hanno dimenticato il sangue rappreso che macchiava l’androne di via Uditore. I cronisti che scrissero della vicenda hanno scritto di altro. Ma pure loro non hanno potuto dimenticare. Abbiamo conservato nel cuore i volti di una famiglia felice colpita, nel frattempo, da un altro lutto. Due anni fa, anche il signor Serafino Petrucci, papà di Carmela, Lucia e Antonino, ha chiuso gli occhi, dopo troppo dolore. (Roberto Puglisi)


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