Il dramma familiare a Corleone: "Sconvolti, profondo dolore"

Il dramma familiare a Corleone: “Comunità scossa, profondo dolore”

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    E’ TRISTE TUTTO QUESTO. PACE ALL’ANIMA LORO. IL DOLORE DELLA NOTIZIA E’ INDESCRIVIBILE, QUESTA MADRE HA PENSATO DI RISOLVERE CON IL GESTO ESTREMO LA SOLITUDINE CHE AVREBBE AVUTO LA FIGLIA DOPO LA SUA MORTE. NON SO SE GIUSTIFICARLA O MA SICURAMENTE PENSO L’ANIMO DI QUESTA DONNA DI ESSERE ARRIVATA AL PUNTO DI PRIVARE LA VITA DI SUA FIGLIA CHE AMAVA INTENSAMENTE PER POI UCCIDERSI. CERTO LA SOLITUDINE E’ UNA BRUTTA SITUAZIONE, DISTRUGGE LA RAGIONE E IL NOSTRO ESSERE E PORTA A FARE GESTI INCONSULTI E CHE SICURAMENTE QUESTA DONNA NON AVREBBE FATTO IN UN AMBIENTE FAMILIARE UNITO E COESO E LONTANO DALLA SOLITUDINE.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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