Il fuoco ha distrutto casa mia

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La memoria struggente, il dolore e la rabbia dopo gli incendi
IL RACCONTO
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Mari Albanese, insegnante e scrittrice. Il suo ultimo libro “Cinque vite. Racconti inediti dei familiari della scorta di Paolo Borsellino” diventera’ una docufiction con la regia di Francesco Miccichè. La stessa ha firmato soggetto e sceneggiatura per il film che andrà in onda nel piccolo schermo nel 2027.
Consigliera e Presidente della Commissione Cultura ottava circoscrizione del Comune di Palermo. Componente dell’ Assemblea nazionale del Partito Democratico e della Segreteria regionale del PD con delega al welfare e alle diseguaglianze. Pubblichiamo il suo contributo.

In questa rovente estate siciliana che si trascina stanca sulle ali di un caldo “insolito” che risveglia, nel rito della violenza e della morte, il demonio che abita in ogni piromane, mi piacerebbe ancora ascoltare le melodie che fanno i luoghi.

Il fuoco distrugge e risucchia tra gli inferi le nostre montagne, i nostri paesi, le campagne, gli alberi e perfino le case.

Ricopre di scuro la brillantezza dei colori. Fa emergere tutte le contraddizioni su ciò che si poteva fare e non si è fatto. Sulle sempre uguali giustificazioni politiche sine orizzonte. Mentre ad agonizzare sono sempre gli ultimi. Le aziende che hanno perso terreni e mezzi, le famiglie evacuate e quelle rimaste senza casa. Gli uomini che per un stipendio da fame hanno domato via cielo e via terra le lingue di fuoco sperando di poter tornare vivi alle loro famiglie.

Diciamolo sono scesi dritti gli inferi per lottare ad armi impari con quei diavoli che danzano, appicando fuochi da ogni parte.

Ma proviamo ad ascoltare le melodie dei luoghi perduti. Lo faccio da giorni, da quando si è “sciolta” tra le fiamme la nostra casetta di campagna ad Alimena.

Ogni porta di casa ha sempre un suono distintivo, una voce che distingueresti tra milioni di altre voci. Quella della mia casa perduta aveva un suono gentile, quasi un cinguettio leggero. E faceva presagire la gioia dell’estate che arrivava, del fresco sotto ai pini, dell’orto irrisolto di mio padre. Delle sue amiche lucertole.

Era il caos e il cosmos, somigliava ai miei genitori. All’ordine di mamma che ha cercato fino alla fine di trovare il suo amore perduto tra le fronde di quegli alberi piantati in un tempo felice. Ecco perché vederla distrutta dalle fiamme mi ha davvero fatto male. E mi sento infinitamente vicina alle famiglie che hanno perso tutto in una sola notte di follia. Affetti, ricordi, sacrifici di una vita, tutto.

Post fata resurgo? E’ un interrogativo che mi tormenta, mentre sento il dolore della nostra terra. Di Bivona, di Santo Stefano di Quisquina, di Trabia, di Monreale, di Palermo, di Castronovo di Sicilia (solo per citare alcuni esempi). Mi tormentano le melodie perdute, quelle strane combinazioni di suoni e profumi che fanno le cose. Le corde delle altalene che stridono sui rami del grande albero, le stoffe diventate spaventapasseri che accarezzano le vigne, la fragilita’ dei fiori di zucca appena raccolti e il cic ciac dei piedi nudi sulle foglie.

Servirà nutrirsi di questo mentre la cenere seppellirà tutto? Nell’attesa che la natura distrutta ritorni a brillare?

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Non basterà se non inizieremo ad imparare da tutto questo. Se tra qualche giorno inizieremo a dimenticare questa tragedia e a non occuparcene infilando la testa sotto la cenere.

Mari Albanese
Mari Albanese

Abbiamo il diritto di conoscere i numeri, le forze e i mezzi realmente messi in campo. Abbiamo il diritto di sapere perché, per dirla con Pasolini, conosciamo i nomi dei colpevoli ma non abbiano le prove, nonostante tutto e nonostante l’evidenza che abbaglia tanto da renderci ciechi.


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