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Pd, Renzi evita lo strappo | “Ma basta diktat”

Il premier: "Non ha senso tornare a votare a ogni intoppo. Serve il coraggio e la voglia di andare avanti sul serio". Fassina: "Basta scaricabarile".

l'assemblea dei democratici
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ROMA – “Non ha senso tornare a votare a ogni intoppo. Serve il coraggio e la voglia di andare avanti sul serio”. Così Matteo Renzi in assemblea Pd. “Pensate che” andare al voto “sia l’obiettivo di una forza politica che ha detto in tutte le lingue che vuole cambiare il Paese senza cambiare i parlamentari? Ha senso, Fassina? Per me no”, afferma il premier Matteo Renzi all’assemblea del Pd.

“Non sono affezionato a un principio di obbedienza, in un partito sta insieme sulla base del principio di lealtà. Si può discutere di tutto ma se ci sono elementi di coscienza non siano organizzati per correnti, non siano usati per dare un segnale e mandare sotto il governo utilizzando una questione costituzionale”.

“Io contesto – prosegue – che ci sia un racconto mitologico e nostalgico dell’Ulivo quando quell’esperienza politica è stata sostanzialmente mandata a casa da nostri errori e nostre divisioni. Contesto l’idea di fare un santino senza riconoscere la responsabilità di quanto accadde nell’ottobre del 1998”.

“Il Pd non è un partito che va avanti a colpi di maggioranza ma sia chiaro che non starà fermo per i diktat della minoranza. Abbiamo il dovere di corrispondere all’impegno preso con gli italiani e non staremo fermi nella palude per guardare il nostro ombelico”. Così il premier Matteo Renzi in assemblea Pd.

“Il cantiere è il luogo che attrae di più i cittadini, specie quelli che non hanno molto da fare e stanno lì a mugugnare. Il Pd non si metta a osservare i cantieri: li faccia. Noi siamo quelli che cambiano l’Italia, non quelli che stanno a mugugnare su quelli che cambiano l’Italia”. Lo dice il premier Matteo Renzi all’assemblea Pd.

“Chi è disonesto – aggiunge – non può camminare con il Pd, dobbiamo essere molto duri anche al nostro interno. Chi sbaglia paga anche nel Pd. Non tutti gli onesti votano Pd ma chi sta nel Pd deve avere onestà come punto fondamentale”.

 

E aggiunge: “So bene che non tutti sono d’accordo sul Jobs act. Mi piacerebbe che almeno fosse letto il testo del Jobs act, che ci fosse uno sguardo non ideologico, una discussione nel merito. Sull’articolo 18 l’abbiamo pensata in modo diverso, ormai è andata, ognuno tiene la propria opinione ma ormai è chiusa”.

 

“Il Pd non è il partito della nazione perché immagina chissà quali strane mutazioni genetiche, ma perché avere quei colori vuol dire che il Pd non si accontenta di vedere i sogni dell’Italia stuprati da anni di mal governo”, aggiunge.

 

“Noto un certo richiamo all’Ulivo molto suggestivo e nostalgico, ricordo cosa diceva l’Ulivo sul bicameralismo, quello che non ricordo è come si possa aver perso 20 anni di tempo senza aver realizzato le promesse delle campagne elettorali”, continua il premier.

 

Grazie al Pd è “sparito dallo scenario politico colui che dettava l’agenda un anno fa, Beppe Grillo. Grazie al nostro risultato abbiamo restituito il suo talento alla comicità: andrà in tour, in bocca al lupo”, ironizza Renzi all’assemblea Pd: “Anche i Forconi oggi potrebbero andare solo a ‘Chi l’ha visto'”.

 

“Chiedo ai magistrati di arrivare velocemente ai processi e alle sentenze” su Mafia Capitale. “Quando leggo numerose interviste di magistrati che commentano le leggi che stiamo facendo, vorrei ringraziarli, ma credo che debbano parlare un po’ di più con le sentenze e non con le interviste”. Così Matteo Renzi all’assemblea Pd.

 

“Non sono minimamente preoccupato per questo Parlamento: è tranquillamente nelle condizioni di eleggere il successore di Napolitano quando sarà il momento. Il fatto che nel 2013 sia fallito il colpo, non significa che oggi non sia stata imparata quella lezione”, aggiunge Renzi, prima di annunciare: “La settimana prossima scriveremo un decreto che riguarderà l’Ilva ma non solo, riguarderà il porto e meraviglie culturali per la città” di Taranto.

 

“Io non sono solo indignato, sono schifato” da quanto emerge dall’inchiesta Mafia capitale. “Se siamo un Paese serio – continua il premier – l’indignazione e lo schifo non ci basta. Chiedo ai magistrati di arrivare velocemente ai processi e alle sentenze”

 

E poi: “Chi vuol cambiare il segretario si può mettere il cuore in pace, ha tempo da qui al 2017, chi vuole cambiare il capo del governo, si metta cuore in pace, ha tempo da qui fino al 2018. Ma chi vuole cambiare l’Italia non perda un secondo”.

 

Fassina a Renzi, basta scaricabarile se vuoi voto, dillo – “Se vuoi andare ad elezioni dillo, smettila di scaricare la responsabilità sulle spalle degli altri. La minoranza non fa diktat e non vuole andare al voto prima del 2018. Non ti permetto più di fare caricature di chi la pensa diversamente da te, è inaccettabile”. Così Stefano Fassino rivolgendosi, a muso duro, a Matteo Renzi nell’assemblea Pd.

 

Cuperlo, scissione? Accantoniamo questa parola – “Scissione? Accantoniamo questa parola, facciamo finta che non sia mai stata pronunciata. Il Pd è la nostra famiglia e qui noi vogliamo restare anche se non è ancora il partito che avevamo immaginato e l’inchiesta Mafia Capitale lo dimostra”. Così Gianni Cuperlo a margine dell’assemblea del Pd.

 

“Matteo hai ragione a rivendicare il primato politica, ma non è mai esistito tale primato se è separata dalla società. Le piazze non sono mai stato il nostro nemico, il nostro avversario, e non potranno diventarlo”, sottolinea Cuperlo, rivolgendosi direttamente a Renzi.

 

Civati, scissione? Cruciale elezione capo Stato – “Scissione? Un passaggio cruciale sarà quello dell’elezione del capo dello Stato, un momento dove sarà il caso di eleggere una figura di alto profilo per le istituzioni”. Così Pippo Civati arrivando all’assemblea del Pd. A chi gli chiedeva se avesse un nome da proporre Civati ha risposto: “Io sono affezionato a un bolognese… però l’esempio da seguire è proprio quello lì”.

 

“Se Renzi ci attacca risponderemo andando all’attacco. Le minoranze non hanno complotti in mente, vogliono solo fare le cose meglio. Renzi accetti qualche consiglio”. Così Pippo Civati, arrivando all’assemblea nazionale del Pd. “La mia minoranza come quella di D’Alema? Non credo proprio – ha risposto – perché ci distinguono tutte le cose del mondo”.

 

La scelta del prossimo Capo dello Stato è nel Patto del Nazareno come ha detto Silvio Berlusconi? “Assolutamente no, nel patto del Nazareno ci sono impegni importanti come le riforme” costituzionali e istituzionali. Lo afferma il vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, a margine dell’Assemblea Democrat.

 

C’è un rischio scissione nel Pd? “No, nessun rischio”. E’ quanto sottolinea il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini prima di entrare all’assemblea democrat. “Chiediamo a tutto il Pd di sostenere questo sforzo” nel percorso delle riforme, aggiunge Guerini.

 

Poletti, scissione? Io non esco dal partito – “Io non ho deciso di uscire dal Pd”. Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, rispondendo a chi gli chiedeva se il Pd oggi fosse a rischio scissione.

 

Boccia, se deboli non tutelati nasce partito a sinistra – “Se gli ultimi non sono tutelati poi si crea un altro partito a sinistra. La forza va usata per difendere i più deboli”. Lo dice il deputato del Pd Francesco Boccia che aggiunge: “La scissione del Pd esiste solo nel dibattito giornalistico. Civati pone una questione politica. Oggi non ha senso contarsi ma ha senso confrontarsi”.

 

D’Alema dà forfait, Bersani assente per mal di schiena – Massimo D’Alema ha annunciato che non sarà all’assemblea del Pd, in polemica con le “minacce” degli ultimi giorni. Mancherà anche Pier Luigi Bersani, ma per un mal di schiena che lo costringe a casa, senza alcuna intenzione polemica, assicurano i suoi. Gli altri esponenti della minoranza stanno invece arrivando alla spicciolata all’hotel Parco dei principi di Roma che ospita la riunione: si sono visti Cuperlo e Boccia, Fassina e D’Attorre. Rosy Bindi al momento non è arrivata, ma è in programma a breve una sua intervista in tv.

 

(ANSA)


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