Il "risolutore" di Cosa nostra |I summit immortalati dal Ros - Live Sicilia

Il “risolutore” di Cosa nostra |I summit immortalati dal Ros

Serve la 'diplomazia' di Antonio Tomaselli per appianare le divergenze tra Marcello Magrì e i Nardo.

Processo Chaos
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CATANIA – C’è un passaggio cruciale nella storia recente della famiglia mafiosa dei Santapaola. È l’arresto di Marcello Magrì da parte del Ros nell’autunno 2016. Al clan viene a mancare il braccio operativo e militare. Perché il boss aveva cercato di rimettere insieme i cocci lasciati dal blitz Kronos che pochi mesi prima aveva colpito l’intera organizzazione criminale. Ma intanto gli investigatori non si sono fermati e hanno concentrato le attenzioni su quel boss dalla chioma brizzolata che aveva fatto capolino già in qualche summit mafioso: Antonio Tomaselli. Il delfino degli Ercolano è rimasto nelle retrovie per un po’ ma appena ha fiutato campo libero avrebbe preso in mano la “carta” (il libro mastro in cui viene annotata la contabilità della “famiglia”, ndr). Anche perché forse nomi del suo calibro criminale non se ne vedevano in giro da un po’ a Catania. Il Ros è riuscito ad entrare nel circuito protetto delle utenze citofono. Inutili i filtri, le scelte di buttare i telefoni dopo un controllo di polizia. L’inchiesta Chaos ha messo davvero in subbuglio Cosa nostra catanese. E a settembre le decine di faldoni di questa imponente indagine finiranno davanti al Gup. È stata fissata infatti l’udienza preliminare per i 37 imputati. Tra boss, gregari e soldati della più pericolosa cosca catanese.

E in questi faldoni ci sono le foto. Le foto inequivocabili degli incontri tra Magrì e Tomaselli. Rendez-vous nei bar, in angoli della città o addirittura sotto casa. Appuntamenti organizzati con sms e telefonate, tutti trascritti nei verbali inseriti nel fascicolo “Chaos”.

C’è un momento in cui Angelo Marcello Magrì avrebbe commesso un passo falso. E avrebbe creato attriti con i lentinesi. O meglio i Nardo, alleati storici dei Santapaola. A ottobre 2016 le telecamere dei Ros registrano due riunioni: una tra i Nardo e Magrì ed un’altra invece voluta da Tomaselli.

Il 3 ottobre 2016 c’è stato un incontro tra i Nardo e Marcello Magrì, direttamente nella sua roccaforte, a Librino. Il ‘lentinese’ Francesco Caltabiano, in compagnia di Gianni D’Amato, arriva a Catania e si ferma al bar “Concordia” nella omonima via. Ad un certo punto arriva Danilo Girolamo Marsiglione, nome altisonante per Cosa nostra catanese, che per un certo periodo sarebbe stato una sorta di autista del boss Angelo Marcello Magrì. Marsiglione invita Caltabiano a seguirlo. Dentro la Toyota le telecamere del Ros identificano Magrì. Caltabiano e D’Amato seguono la Toyota a bordo di una Volkswagen Polo. Percorrono le vie di Catania. E arrivano nel rione Librino: a due passi dall’abitazione del boss Marcello Magrì. Dalla Polo scende solo Caltabiano che inizia a parlare con il boss. D’Amato resta in macchina. Magrì gli manda un “bacio”. Le telecamere registrano il gesto affettuoso del mafioso. A quanto pare però non sarebbe bastato, perché i lentinesi poche settimane dopo si lamentano con il “portavoce” di Tomaselli, Carmelo Fallica. Magrì avrebbe oltrepassato i confini. Cercando di mettere becco negli affari siracusani.

Si susseguono sms, discussioni, appuntamenti. Tomaselli avrebbe deciso di convocare tutti per appianare le divergenze. È il 21 ottobre 2016. Angelo Marcello Magrì, Antonio Tomaselli, Carmelo Distefano, Girolamo Marsiglione, Giuseppe Russo sono in via Carini a Picanello. Magrì e Tomaselli discutono in modo animato, si percepisce guardando le foto. Finito l’incontro, pace sembra fatta. Prima di lasciarsi il delfino degli Ercolano e il fratello di Orazio Magrì, uomo d’onore dei Santapaola al 41bis, si abbracciano. Marcello Magrì e Antonio Tomaselli si “abbracciano calorosamente prima di separarsi”, scrivono precisamente gli inquirenti.


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