"In giro con l'Ape della Rap" | Non è peculato, scagionato operaio - Live Sicilia

“In giro con l’Ape della Rap” | Non è peculato, scagionato operaio

È stata travagliata la vicenda giudiziaria di S. C. Un anno fa lo beccarono con la moto ape di servizio in un supermercato nella zona di Partanna Mondello. Si era fermato giusto il tempo di recuperare gli scarti della lavorazione della carne che gli servivano per dare da mangiare ai suoi cani.

Palermo - la sentenza
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PALERMO – Non è un incaricato di pubblico servizio. Dunque non gli può essere contestato il reato di peculato. Il giudice per le indagini preliminari Luigi Petrucci ha archiviato l’inchiesta nei confronti di un operaio della Rap.

È stata travagliata la vicenda giudiziaria di S. C. Un anno fa lo beccarono con la moto ape di servizio in un supermercato nella zona di Partanna Mondello. Si era fermato giusto il tempo di recuperare gli scarti della lavorazione della carne che gli servivano per dare da mangiare ai suoi cani.

La squadra dei vigili urbani addetta a controllare l’operato dei netturbini fece il rapporto da cui scaturì l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio. Fu lo stesso pubblico ministero, però, a chiedere l’archiviazione respinta dal giudice che fissò l’udienza camerale, ordinò delle indagini suppletive e l’inscrizione nel registro degli indagati. All’interruzione di pubblico servizio si aggiunsero le ipotesi di peculato e rifiuto di atti d’ufficio. In sostanza, secondo il giudice, il netturbino andava assimilato all’incaricato di pubblico servizio.

L’avvocato Stefano Santoro ha presentato una memoria difensiva per contestare tutti i punti dell’accusa. Innanzitutto, secondo il legale, fermandosi pochi minuti nel supermercato l’imputato deviò solo di qualche centinaio di metri il suo abituale percorso. E comunque non c’era prova alcuna che quel giorno non avesse svolto il proprio compito. Le fotografie che riprendevano alcune cartacce per strada non erano indicative del disimpegno del netturbino: qualcuno poteva averle gettate successivamente al suo passaggio. E indicativo non era neppure il fatto che fosse stato trovato un cestino pieno di spazzatura: l’imputato era addetto al solo spazzamento.

Infine, c’era la questione più spinosa legata al peculato per l’utilizzo di mezzo e benzina dell’azienda. “Poche centinaia di metri di deviazione dal percorso – ha sostenuto l’avvocato Santoro – che danno avrebbero mai potuto provocare? In ogni caso il reato non era configurabile perché il netturbino non è un incaricato di pubblico servizio, ma un mero esecutore materiale”. Il Gip gli ha dato ragione. Inchiesta archiviata.

 


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