Palermo, Iacolino e il boss Vetro: l'onorevole Grasso in Procura

L’onorevole Grasso in Procura. Il boss Vetro, Iacolino e quei posti di lavoro

onorevole Grasso
L'onorevole Bernadette Grasso
La deputata di Forza Italia non è indagata. Sentita come persona informata sui fatti

PALERMO – È stata convocata per oggi pomeriggio, giovedì 12 marzo, in Procura a Palermo. I pubblici ministeri hanno raccolto la testimonianza dell’onorevole Bernadette Grasso sentita come persona informata sui fatti.

I fatti sono quelli che hanno portato il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, l’aggiunto Vito Di Giorgio e i sostituti Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino a citare il suo nome nel decreto di perquisizione con contestuale invito a comparire notificato a Salvatore Iacolino.

Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. La deputata regionale Grasso non è sotto inchiesta. Il suo nome è saltato fuori nel contesto dei rapporti fra il manager della sanità Iacolino, sospeso a seguito dell’inchiesta dal ruolo di direttore generale del Policlinico di Messina, e l’imprenditore Carmelo Vetro, che ha scontato una condanna per mafia.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia palermitana, “il legame tra Vetro e Iacolino è connotato da una totale disponibilità di quest’ultimo nell’assecondare le richieste del primo, finalizzate ad avere aiuto per le esigenze economiche e le prospettive imprenditoriali” del mafioso.

Nell’invito a comparire notificato a Iacolino si legge che “nel corso di uno dei numerosi incontri documentati tra Vetro e Iacolino, avvenuti anche in sedi istituzionali, il pregiudicato mafioso ha offerto al pubblico ufficiale la possibilità di segnalare persone da assumere in un’azienda attiva nell’area del messinese e Iacolino, dal suo canto, ha accettato l’offerta veicolando tale opportunità di segnalazione alla vice presidente della Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia, Bernardette Grasso, che ha poi interloquito direttamente con Vetro per l’indicazione delle persone da assumere”.

Un imprenditore con interessi economici in provincia di Messina avrebbe fatto sapere a Vetro che c’era la possibilità di assumere quattro persone come guardiani. Il mafioso di Favara si sarebbe quindi rivolto a Iacolino che a sua volta avrebbe girato all’onorevole Grasso, originaria della provincia di Messina, l’opportunità di segnalare chi dovesse prendere il posto di lavoro. Non se ne fece più nulla, la possibilità delle assunzioni alla fine non si concretizzò.

Restano agli atti, però, i contatti via Sms fra Vetro e Grasso ed è questi che il deputato ha cercato di chiarire. Grasso avrebbe confermato ai pm l’interlocuzione con Vetro e la segnalazione dei nomi da assumere. Ha sostenuto di non aver avuto dubbi su Vetro in quanto presentatogli dall’eurodeputato che conosceva da lungo tempo per motivi politici.

L’onorevole di Forza Italia, lo stesso partito con cui Iacolino è stato parlamentare europeo, che ieri ha fatto sapere che sta valutando di dimettersi dalla commissione antimafia, nelle sue dichiarazioni aveva anticipato la sua posizione: “Non ho mai avuto contezza, né potevo averla, delle pregresse o attuali vicissitudini giudiziarie del sig. Vetro, soggetto le cui fattezze fisiche sono a me sconosciute”.

Non conosceva Vetro, dunque, e non sapeva che fosse un condannato per mafia, che avesse ricevuto l’eredità di capo di Cosa Nostra di Favara dal padre morto in carcere mentre era all’ergastolo e per questo ha scontato una condanna a 9 anni. Si sarebbe limitata a raccogliere l’indicazione di Iacolino, di cui si fidava. Una linea che avrebbe confermato davanti ai pubblici ministeri.


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