PALERMO – La campagna elettorale per le Comunali di Palermo del 2022, i progetti sull’Ast e un esposto anonimo. Sono tre gli spunti da cui sono partite le indagini per cui ora Totò Cuffaro e altri 17 indagati rischiano di finire agli arresti domiciliari.
Casa Cuffaro e le elezioni a Palermo
Alle elezioni del 2022 l’ex presidente della Regione ebbe il sostegno di Santo Castiglione, gestore del locale Kalhesa. Sostegno che si canalizzò nella candidatura al Consiglio comunale di Daniele Papa, collaboratore di Castiglione. “Mi ha domandato… mi ha chiesto la cortesia Totò… sei, settecento voti”, diceva Castiglione dopo un incontro a casa Cuffaro. In realtà alla fine Papa di voti ne raccolse appena 205 e non fu eletto.
I boss Capizzi di Villagrazia
Cuffaro stava portando avanti un bel “progettone” politico e Castiglione sperava di poterne fare parte. Papa aveva saputo che si poteva accedere a fondi per iniziative “culturali, socio aziendali”. “Ci sono i fondi alla Regione che lui può prendere”, diceva l’imprenditore che un giorno avrebbe presentato a Cuffaro la moglie del boss Antonino Capizzi.
Quest’ultimo sta scontando una condanna per mafia. È fratello di Sandro, pure lui condannato per mafia, e sono figli del capomafia di Villagrazia, ed ergastolano, Benedetto.
“Io adoro Totò Cuffaro”
La donna, Anna Lisa Serena Chisesi, nel 2022 ringraziava Castiglione per averle presentato il politico: “Io adoro Totò Cuffaro, cioè partici da questo principio… sono innamorata di lui… grazie per avermi dato l’occasione di dargli un bacio”, diceva la donna.
L’inchiesta non approdò a risultati concreti, ma si accese la spia sul fatto che Cuffaro potesse incidere nelle scelte politico-amministrative della Regione, ad esempio nell’assegnazione di fondi.
Il progetto di Cuffaro per l’Ast
Stessa cosa in un’altra inchiesta. I carabinieri del Ros conducevano “attività tecnica sull’utenza cellulare intestata a Sais Autolinee e in uso a Graffagnini Antonio”, presidente di Anav Sicilia e consigliere della compagnia di trasporti su gomma.
Tra le telefonate ascoltate c’erano quella con un’utenza intestata alla “Cuffaro Tours” (la ditta trasporti della famiglia dell’ex presidente ndr). Graffagnini parlava con Giuseppe Cuffaro, fratello di Totò. Discutevano del progetto di “Dario Ferrovia di acquisire l’Ast (l’Azienda siciliana trasporti, ndr)”.
“Dario Ferrovia” è Dario Lo Bosco, ex presidente di Rfi che in passato è stato pure presidente di Ast. Originario di Raffadali, il paese di Cuffaro, è stato assolto definitivamente da un’ipotesi di concussione per la quale era stato arrestato nel 2015. Gli è stato anche riconosciuto un indennizzo per ingiusta detenzione.
Giuseppe Cuffaro precisava che il progetto dipendeva dal via libera del fratello: “Lui… lui va avanti se mio fratello lo manda avanti se no lo stoppiamo se noi la cosa non ci piace ah…”
Il progetto era che “lui (Lo Bosco ndr) potrebbe prendere l’Ast con tutti i debiti lui… lui con le ferrovie dello Stato pensa che si possa accollare il tutto, boh non lo so…”. Sempre secondo Giuseppe Cuffaro, “lui per fare questo aspetta un cosa, aspetta un ok da parte del presidente della Regione, capito?… che dovrebbe essere mio fratello a farglielo fare… aspetta un input di questo tipo, Antò…”.
Gli incontri, poi nulla di fatto
Ci furono diversi incontri fra i Cuffaro e Graffagnino, a cui prese parte anche Giovani Tomasino, presidente del Consorzio di Bonifica della Sicilia occidentale, uno dei diciotto indagati su cui pende la richiesta di arresto che sarà valutata dopo l’interrogatorio preventivo.
Del progetto non se ne fece nulla, nessun cambio di proprietà per Ast che resta in una situazione economica difficile. Il compito di risollevarla spetta al nuovo Consiglio di amministrazione che dallo scorso settembre, su indicazione della presidenza della Regione, è presieduto da Luigi Genovese, figlio di Francantonio, potente ras messinese della formazione professionale e dei voti.
Genovese senior è colpevole di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, associazione a delinquere, frode fiscale e tentata estorsione. La sentenza è definitiva dal 2021, ma secondo la Procura di Reggio Calabria, bisogna attendere un nuovo giudizio di appello per stabilire se l’imputato sia o meno colpevole anche di riciclaggio.
L’esposto anonimo
Infine c’è un esposto giunto alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo nel 2022. Un anonimo accendeva i fari sugli imprenditori edili Capizzi di Bronte e sulla realizzazione del depuratore di Castelvetrano. L’anonimo nel 2015 avrebbe assistito ad una riunione a cui aveva partecipato anche Totò Cuffaro. Da lì, scriveva, sarebbero iniziate le fortune lavorative della famiglia Capizzi.
Nell’inchiesta sarebbero emersi gli interessi di Totò Cuffaro anche sulla Protezione civile. I Capizzi, secondo la Procura di Palermo, “ottenevano l’intermediazione dell’ex presidente della Regione per ’avvicinare’ Salvo Cocina, il capo della Protezione civile siciliana e verosimilmente versargli somme di denaro in vista delle lucrose gare pubbliche indette dall’ente pubblico da lui gestite”.

