Inchiesta Università di Palermo: progetto gonfiato, le intercettazioni

E il prof volò a Bruxelles per ritirare il premio per il “progetto truffa”

inchiesta università
Secondo la Procura europea ci fu “alterazione della realtà”

PALERMO – Il 14 ottobre 2024 il professore ordinario Vincenzo Arizza vola a Bruxelles per ritirare il “RegioStars Awards 2024”. Il progetto “Bythos” del dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche, diretto da Arizza, si è piazzato al primo posto nella categoria “A competitive and smart Europe”, premiato come “Public Choice Award”. Gli esperti, e non abbiamo alcun titolo per sostenere il contrario, dicono che sia davvero un riconoscimento prestigioso quello incassato da uno dei progetti sotto inchiesta della Procura europea sul dipartimento dell’Università di Palermo.

Per la procura europea “alterazione della realtà”

“Tali riconoscimenti, alla luce delle numerose condotte fraudolente che caratterizzano il progetto in questione, sono ovviamente frutto della alterazione della realtà rappresentata agli organi comunitari indotti in errore sulla effettiva esecuzione delle attività progettuali e sui conseguenti risultati”, scrivono i pm Amelia Luise e Calogero Ferrara dell’ufficio palermitano della Procura europea. Insomma, secondo l’accusa si sarebbe trattato di una patacca o quasi.

Il gip ha negato l’arresto del professor Arizza

Il Gip ha negato la richiesta di arresto del professore ordinario e direttore del dipartimento. La Procura europea ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame, dove si è appreso che il professore si è dimesso dai vari progetti. L’avvocato Vincenzo Lo Re precisa: “Abbiamo documentato al tribunale del riesame l’effettività dei progetti di ricerca, i cui risultati sono stati illustrati in molteplici occasioni e sul punto gli inquirenti non hanno replicato. Attendiamo la decisione del Tribunale che in questa fase è chiamato a pronunciarsi sull’esistenza delle esigenze cautelare”.

Progetto fantasma o eccellenza internazionale?

Progetto fantasma o eccellenza internazionale? Il “Bythos” riguarda la trasformazione degli scarti della lavorazione del pesce in biomolecole utilizzabili per produrre medicine, cosmetici e mangimi.
Sono stati alcuni ricercatori del progetto stesso a sollevare dubbi sulla bontà del lavoro: “… questo avrebbe dovuto identificare le specie ittiche presenti nello scarto del pescato siciliano. Non mi risulta che abbia fatto questa attività”. “Molti soggetti che sono stati inseriti dall’Università degli Studi di Palermo all’interno del progetto Bythos in realtà non hanno svolto alcuna prestazione inerente agli scopi dello stesso”, spiega un altro ricercatore le cui dichiarazioni sono finite agli atti dell’inchiesta sul dipartimento.

Che aggiunge: “Mi risulta che sia stato formulato un ordine di circa 70-80 mila euro per dei materiali che non ho mai visto presso l’Università. Il professore Arizza ci chiese di realizzare delle etichette adesive con gli estremi di tale progetto (logo, Cup, etc.) da apporre sul materiale acquistato. Una volta realizzate queste etichette, Arizza ci disse di rimuovere da alcune scatole le etichette di un altro progetto (Deliver) e di apporre quelle del progetto Bythos. Il materiale acquistato nell’ambito del progetto Deliver è stato fatto figurare come se fosse stato acquistato nell’ambito del progetto Bythos”. In pratica “una volta aggiudicata la gara per il materiale di consumo, la Gesan (una delle imprese coinvolte ndr) ha emesso delle fatture senza, però, consegnare il materiale indicato in fattura”.

Le intercettazioni agli atti dell’inchiesta sull’Università

Le dichiarazioni sono ora agli atti dell’inchiesta assieme alle intercettazioni eseguite dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo. Nel novembre 2022 Arizza parla con Lucie Branwen Hornsby, docente a contratto dell’Università. Sarebbero anche soci in una srl. La donna sa che c’è “un controllo di secondo livello e giusto giusto Bythos è stata pescata di nuovo… ora l’ho saputo, quindi… notizie riservate comunque”. Si attendeva l’arrivo dei controlli da parte della Regione.

“Dobbiamo mettere i cartelli fuori” dai laboratori del Dipartimento si chiede il professore, ma la donna risponde che non è necessario e il cartello “messo a Lipari” è per lo svolgimento di lavori di ristrutturazione. “Ma regge ancora quello di Lipari? Lo sai che non ci sono più passato poi dalla…quando siamo andati la seconda volta”, chiede il professore.

La donna ammette che “ci sono i problemi con l’acqua dove… perché l’acqua è rosso e quindi il Comune… dobbiamo mettere fondi per fare un po’ di pulizie”. Lipari, Palermo e Malta sono i luoghi dove si è sviluppato il progetto. Secondo chi indaga, “emerge come le attività legate al progetto Bythos non erano state di fatto realizzate e che gli indagati venivano informati riservatamente dei controlli che sarebbero stati eseguiti a breve, in modo da potere adottare le opportune contromisure, se ne riporta la conversazione integrale nella parte di interesse”.

Nel corso di un successivo incontro Arizza spiega a Hornsby e Giovanni Quarto Callea, amministratore delegato del Distretto Turistico Pescaturismo e Cultura del Mare, che il Segretariato Tecnico Congiunto della Regione Siciliana ha “contestato” due relazioni, aggiungendo che “ci stanno in pratica facendo la cortesia di dire guardate, dato che voi avete caricato le bozze… vi diamo tempo per caricare i documenti definitivi”.

“Siamo tutti in movimento… “

“Abbiamo ora il tempo per riguardare queste relazioni e vederle un po’ di rifarle – dice Arizza – secondo i gradimenti vocali, non scritti” dei funzionari della Regione siciliana. “Siamo tutti in movimento per aggiustare ma soprattutto per evitare che il progetto possa essere in qualche modo inficiato”, aggiunge il professore dell’Università sotto inchiesta per truffa e corruzione. “Io potessi tornare a conto zero ma lo farei di corsa perché per me è stata un’esperienza devastante dal punto di vista psicologico, umano e professionale”, replica Callea, spiegando di avere dovuto elaborare “delle relazioni in corsa” che poi sono state oggetto di contestazione da parte della Regione Siciliana.

Lo sfogo del progettista

I pm la definiscono “inconsistenza del contributo del Distretto Turistico Pescaturismo e Cultura del Mare alle attività del progetto Bythos”, come emergerebbe dallo sfogo di Callea: “Venitemi incontro perché io non lo capisco quello che bisogna fare” e “io faccio sto mestiere da progettista, non ha né testa né coda”.

Chiede di essere messo “nelle condizioni di fare una cosa che non so fare” e che “a me dei sedicimila euro che tagliano non me ne fotte niente… io voglio solo uscire da questo incubo”. Si rammarica che “giusto, giusto ‘ste due relazioni non vanno bene… non è che questa è la prima volta, giusto… è la seconda, la terza volta che mi si rappresenta un problema e io provo a risolverlo, però, poi mail notturne e svogliate in lingua inglese, numeri di telefono di gente che non mi risponde da Malta”.

Il prof cerca di rasserenare gli animi

Arizza cerca di rasserenare gli animi spiegando che “l’Assessorato richiede una relazione un po’ più pertinente… perché sembra una relazione… un po’ troppo superficiale”. In una chiamata di dicembre 2022 Arizza racconta ad un altro professore ordinario, Mirella Vazzana, che manca la relazione di tre ricercatori. Il direttore dello Stebicef si lamenta “anche perché Giampaolo non ha fatto niente… iddu mancu sapi (lui neanche sa, ndr) che cosa si deve…”. Quindi discutono sulla necessità di redigere una relazione e di “recuperare” dei “contenitori” e delle “etichette” da apporre in occasione del “sopralluogo” dei funzionari regionali previsto il successivo 21 dicembre.

Le microspie al dipartimento

Il giorno prima all’interno del dipartimento ci sono Arizza e la ricercatrice Manuela Mauro. Le microspie registrano: “Allora, tutto quello che c’è in questo armadio, ci sono le etichette ‘Smiling’ messe un po’ sparse”, vanno recuperate le “bolle” relative a “ordini veri che abbiamo fatto su Bytohos”, “dovremmo arrivare a 60 mila euro in teoria”. “Ma queste cose l’anno scorso, lei dice che sono arrivate? Nel 2021”, chiede la ricercatrice. Risposta di Arizza: “… ma quando mai… non è arrivato niente, questi sono le cose pro forma”. “Eh appunto e come le facciamo a catalogare?”, chiede Mauro. “Le dobbiamo, dobbiamo prendere uno scatolino e in qualche modo le dobbiamo fare figurare quelle cose anche se non c’è più nulla”, spiega il professore ordinario.

“Domani vengono a fare la verifica di primo livello a Bythos”

Dello stesso tenore è la conversazione con un un altro professore ordinario, Aiti Vizzini: “Domani vengono a fare la verifica di primo livello a Bythos di presenza”, aggiungendo che occorre apporre delle etichette relative al progetto sui materiali che sono in laboratorio (“tutto il reagentario che abbiamo, che si può utilizzare dobbiamo etichettarlo Bythos”).

Sta per raggiungerli Alberto Di Maio, legale rappresentante di una società che ha fornito i prodotti, per portare degli “scatoli” per reagenti e “ci dobbiamo mettere qualche cosa che li fa rendere… simili”. Vazzana replica: “Noi quello che abbiamo potuto (…) ma quasi niente” perché “mancano” diversi prodotti. “Perché non ci sono mai stati… ma li scriviamo noi, con l’etichetta bianca, il kit e lo nominiamo come lo vogliamo”, ammette Arizza. “Bisogna realizzarli queste cose adesso… per quelli che, diciamo, sono stati, fra virgolette, buttati”, aggiunge Arizza a Di Maio che nel frattempo è arrivato all’Università.

La pulizia del laboratorio e l’esito del sopralluogo della Regione

Il 20 dicembre qualcuno informa Lucie Branwen di aver ripulito il laboratorio allestito a Lipari: “… gli sgabelli che erano, ormai, fatti di umido, ho pulito a terra, i tavoli, le targhette sui, sulle attrezzature ci sono ma altre che c’erano libere non ce n’è, quindi, mancano giustamente sugli armadi, sui tavoli (…) e poi, l’ultima cosa.. e poi vabbè, dico, c’è l’umidità nei cassetti però se non si aprono non si vedono, le coperte ancora sono tutte a posto, mentre i piatti, queste cose qua non sono mai state, diciamo, ancora, sono sul tavolo, diciamo, negli scatoli”.

L’esito del sopralluogo svolto dai funzionari della Regione siciliana sulla rendicontazione del progetto è positivo. “… è andato tutto a posto” dice Arizza a Di Maio che ammette di essere stato “un poco in pensiero”. “Grazie ancora”, così lo saluta il docente.

“Bythos è in mano di nuovo della finanza…”

Il 3 marzo 2023 Hornsby dice ad Arizza che “Bythos è in mano di nuovo della finanza… che quando sono andata là (con riferimento al Dipartimento Regionale della Programmazione) l’altro giorno c’era la finanza al telefono, dice ‘vogliamo subito tutti i documenti di Unipa”. Il risultato è sfociato nell’inchiesta con 23 indagati, una serie di richieste di arresto respinte e un ricorso della Procura europea al Tribunale del Riesame di cui si attende l’esito.

La domanda ritorna: eccellenza o patacca come sostengono i pm? Confusione organizzativa o corsa contro il tempo per sistemare le cose in vista del controllo che avrebbe potuto smascherare la reale situazione?

Il sopralluogo della finanza

Il 22 aprile 2024, quindici mesi dopo le intercettazioni del 2022, sono i finanzieri mandati dalla Procura europea a fare un sopralluogo nel laboratorio di Lipari, in località Canneto. Ecco il responso allegato agli atti dell’inchiesta sull’Università: “L’immobile nel quale è stato allestito il laboratorio era adiacente ad un fabbricato fatiscente e collocato all’interno di un cortile nel quale i muri di cinta risultavano colmi di crepe e in stato di evidente incuria, mentre sul retro l’immobile risultava, in parte, pervaso di erbacce”.

Una volta entrati nel laboratorio “composto da un locale laboratorio, una sala riunioni, una sala da pranzo/cucina, una camera da letto, un piccolo corridoio e un bagno, tutti i locali apparivano inutilizzati da tempo”.

Sentono “un forte odore di chiuso derivante dal ristagno di umidità, gli arredi e gli strumenti erano ricoperti con imballaggi in plastica e apparivano nuovi o pressoché inutilizzati in quanto ricoperti da uno spesso strato di polvere, i tavoli in acciaio sui quali era stata collocata la strumentazione erano impolverati nonché ancora provvisti del film plastico a protezione dei ripiani inferiori e nella camera da letto i due materassi erano ammassati uno sopra l’altro”. Uno “spreco” di risorse per il quale ora i pm presentano il conto.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI