La base del Pd: sì a Orlando |Manca solo il sigillo della direzione

La base del Pd: sì a Orlando |Manca solo il sigillo della direzione

La base del Pd: sì a Orlando |Manca solo il sigillo della direzione

I circoli si riuniscono e spingono per un patto che ricompatti il centrosinistra. Domani la decisione definitiva.

Amministrative di Palermo
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PALERMO – Il Pd di Palermo ha battuto un colpo. E sarà difficile per la direzione provinciale domani non tenerne conto. Ieri la riunione dei circoli della città ha fatto emergere una netta predominanza della linea che vuole ripartire dal ricompattamento del centrosinistra e quindi della riapertura del dialogo con Leoluca Orlando. L’occasione era una riunione del circolo Libertà-Politeama, ma presidenti e iscritti di altri circoli si sono presentati all’appuntamento in via Bentivegna.

Un incontro quello di ieri, convocato dal segretario del circolo del centro città, Enrico Napoli, che lamentava come nel dibattito di questi giorni non fossero stati coinvolti i circoli, che in teoria sono l’anima del partito cittadino.

L’orientamento prevalso è più o meno lo stesso che era emerso nella prima parte della direzione dei giorni scorso. Quello su cui i renziani di Davide Faraone e del segretario Carmelo Miceli avevano frenato. Ossia la riapertura di un cantiere del centrosinistra unito, che passi dal confronto con Orlando e che possa portare al sostegno dei dem alla ricandidatura dell’uscente. Quella che dalle parti renziane si è cercato di disinnescare con i tentativi dei giorni scorsi del lancio di una candidatura esterna con gli inviti declinati da Nino Caleca e Vincenzo Morgante.

“La mia relazione su cui mi pare ci sia stata un’ampia convergenza di tutti invita a un forte senso di responsabilità, a superare le divisioni del passato e ricostruire un rapporto efficiente anche con il sindaco”, dice il segretario del circolo Libertà, Napoli. Se poi all’invito alla responsabilità del Pd, che vuole farsi promotore di una ricomposizione dell’area politica di centrosinistra, Orlando risponderà picche, allora il piano B di una candidatura autonoma potrà prendere corpo, si ragionava ieri tra gli iscritti ai circoli. Un piano che fa gongolare l’Areadem di Giuseppe Lupo, da sempre in prima linea per riallacciare il dialogo col Professore. Ma che, con sfumature diverse, sembra convincere anche i cracoliciani e la minoranza. “Aprire un confronto significa apprezzare le cose fatte e criticare quello che è stato fatto male”, sintetizza Pino Apprendi.

E poi ci sono i renziani, che in questi anni sono stati ai materassi contro il sindaco e che domani però, per evitare conte e spaccature, dovrebbero cedere su questo tipo di soluzione. Che porta con sé dei rischi. Gli orlandiani, infatti, si fanno già sentire: “Il segretario provinciale del Pd persevera in dichiarazioni contro l’esperienza amministrativa e la persona del Sindaco di Palermo, con toni che hanno da tempo superato i limiti della normale dialettica politica. La nostra città sta vivendo una stagione di sempre più evidente cambiamento culturale, politico e amministrativo, a cui quella parte politica ha scelto di non contribuire, ma ha anzi scelto di fare una sterile opposizione. È un comportamento incompatibile con ipotesi di convergenza: Palermo non può essere mortificata da comportamenti contraddittori che rischiano di mascherare logiche da inciucio o di spartizione”, attacca il capogruppo del Movimento 139 al Comune di Palermo, Aurelio Scavone.

Schermaglie, certo. La trattativa vera partirà nei prossimi giorni. Domani la direzione probabilmente partorirà una delegazione chiamata ad avviare questo confronto e a valutare se vi sono le condizioni per riunire il centrosinistra. L’apporto delle liste di Pd e alleati potrebbe essere utile al Professore, sia per l’effetto trascinamento reintrodotto dalla legge elettorale, sia perché nel caso di election day, con il voto nello stesso giorno per amministrative e Politiche anticipate, il simbolo del Pd potrebbe tornare ad avere un appeal anche a Palermo. Insomma, malgrado gli screzi e i tatticismi, le condizioni perché il matrimonio si faccia ci sono, ma quando c’è di mezzo l’imprevedibile Orlando i pronostici hanno sempre un peso relativo. E il rischio per i democratici di ritrovarsi col cerino in mano a una manciata di settimane dal voto esiste.


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