La coltellata, il grido di dolore, il video: cosa resta di Ylenia?

La coltellata, il grido di dolore, il video: cosa resta di Ylenia?

La storia di Ylenia Bonavera e della sua tragica fine raccontata da un video.

Cosa resta di Ylenia? Quel grido di dolore che segue lo strappo definitivo. L’urlo con cui è venuta mediaticamente al mondo, mentre annunciava la sua morte. Cosa resta di questa ragazza con gli occhi da cerbiatto ferito? Davvero vogliamo che l’ultimo fotogramma sia il colpo che precede la dissolvenza? La storia è stata raccontata dalla redazione catanese del nostro giornale. Una biografia tormentata, anni tremendi e, in fondo al buio, ancora il buio. Una tragica pesantezza dagli esiti sanguinosi. Ylenia vittima dell’atroce violenza del suo fidanzato, in una simbiosi con le pagine di nera che non l’ha lasciata più. E poi la fine, secondo la cronaca fin qui disponibile, dopo una coltellata inferta da un”amica’. Un mondo rovesciato, dove gli amici ti accoltellano e sembra che non ci sia amore, nemmeno una mano che ti accarezza, per camminare insieme e andare un po’ più in là, quando piove forte.

Il video dell’orrore

E c’è quel video, girato nella notte tra il nove e il dieci dicembre scorsi, da qualcuno che passava. Una folla di spettatori, come al Colosseo o sugli spalti di una partita di calcio, due donne che litigano, dentro una macchia cromatica non esattamente percettibile. Un grido acutissimo: la voce di Ylenia, verosimilmente, mentre subisce il fendente. Il resto è il verbale di una corsa in ospedale dove avverrà il ‘decesso’, secondo definizione burocratica dell’irreparabile. Il buio ha vinto, Ylenia è stata inghiottita dalla notte. La trentaquattrenne fermata per omicidio si sarebbe giustificata: “Era mia amica, mi sono difesa”.

Cosa resta di Ylenia?

E adesso cosa resta di Ylenia? Rimarrà soltanto quel video, cliccatissimo da polpastrelli guardoni sul web, perché viviamo tutti sotto l’identico microscopio con cui sezioniamo la vita degli altri? O un pezzo di giornale che ricostruisce un’altra ferita: “Nel 2017 l’ex fidanzato della donna, Alessio Mantineo, aveva tentato di ucciderla cospargendola di benzina e provocandole ustioni nel 13 per cento del corpo. In un secondo momento la giovane aveva ritrattato, dicendo che non era stato Mantineo a darle fuoco, ma durante il processo emersero responsabilità dell’uomo, grazie alle indagini della Polizia. Mantineo fu condannato nel 2018 a 12 anni per tentato omicidio, pena che nel gennaio dello scorso anno è stata ridotta a 10 anni”.

Oppure rimarrà l’acre sentore della droga e di una sconfitta, sullo sfondo delle pareti bianche di una corsia? Forse anche così ci possono essere sogni nascosti da proteggere, anche se nessuno ha il coraggio di sognarli più. E chissà se saremo noi a salvare un po’ di ciò che non può essere più salvato. È l’unica carezza ormai raggiungibile per Ylenia: pensarla, cominciando dai suoi occhi di cerbiatto ferito, lasciando sullo sfondo il male. Teniamolo nel cuore con dolcezza quello sguardo. Lei, come noi, voleva soltanto essere amata.


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