La guerra a Librino e lo "sbirro": cosa c'è dietro le parole di Pandetta

La guerra a Librino e lo “sbirro”: cosa c’è dietro le parole di Pandetta

La Procura lo scorso gennaio ha interrogato il neomelodico su alcuni episodi collegati ai fatti di sangue dell'8 agosto 2020. Perché?
L'ANALISI
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Ho cambiato musica. Ancora una volta Niko Pandetta ribadisce il suo cambiamento rispetto al passato, ma la verità è che attorno alla sua immagine continuano ad esserci pistole, mitra e soldi. Ed è di poco tempo fa un suo video dove si lamentava del fatto che avevano coperto i suoi tatuaggi per andare a fare un colloquio al 41bis. Forse dallo zio, boss, Turi Cappello. E guardando le date, quella “visita” è stata dopo il suo interrogatorio davanti alla pm Antonella Barrera e all’aggiunto Ignazio Fonzo. Il cantante neomelodico votato al trap è indagato per concorso esterno alla mafia. Quale sia l’ipotesi accusatoria contestata nel capo d’imputazione non è dato sapere. Ma potrebbe essere comunque collegata alla sua attività musicale: quasi un “usignolo” messaggero del clan. Al momento comunque restano ipotesi. La procura avrebbe chiesto al gip una proroga delle indagini preliminari.  

Sul mensile S Pandetta aveva rilasciato una lunga intervista dopo la condanna in primo grado per droga (confermata in appello, seppur con una riduzione di pena) e a poca distanza dalla discussa trasmissione Reality. Aveva affrontato quasi la totalità degli argomenti al centro dell’interrogatorio, ma ai cronisti non ha ammesso che alcune canzoni, come quella dedicata allo zio boss, erano una chiara “operazione di marketing”. Un personaggio, insomma. E a ripensarci, il neomelodico dice che quel brano “non lo rifarebbe”. 

Un capitolo dell’interrogatorio è dedicato alla guerra che l’8 agosto 2020 si è consumata al viale Grimaldi 18 di Librino. Lo scontro fra Cursoti-Milanesi e Cappello finito con due morti sull’asfalto. Facciamo un po’ di chiarezza. Perché la procura è interessata alle risposte di Pandetta? Ci sono due eventi da rimettere in fila per comprendere l’interesse della magistratura e il collegamento soprattutto all’indagine per concorso esterno. 

I virgolettati finiti su tutte le agenzie nazionali si concentrano sul “pentimento” dell’artista che chiede una seconda chance. E sul resto si fa un racconto senza agganci ai fatti avvenuti un anno fa. 

Allora perché Pandetta? Ma è lui stesso, poche ore dopo la sparatoria, ad accendere i riflettori su se stesso. Lontano da Catania per un concerto – anzi al momento il suo domicilio risulta in Calabria – il cantante scrive un post in cui manifesta dolore per la morte di Enzo Scalia, una delle vittime del conflitto a fuoco al viale Grimaldi. E non è finita, perché dopo annuncia l’uscita di una canzone dedicata a Scalia ucciso da una raffica di pistolettate. Per il nipote del boss un’azione criminale del genere merita un posto nella hit parade del neomelodico trap. Ma in fondo non è la prima volta. Altri colleghi hanno fatto la stessa cosa. 

Qualche giorno dopo, un Niko Pandetta assonnato fa una diretta social dove parla di uno “sbirro”. Qualcuno che avrebbe parlato troppo. Proprio in quei giorni sono scattati i fermi dei carabinieri per il duplice omicidio. Gaetano Nobile, ex titolare di alcune attività in via Diaz, sentito dai carabinieri ha raccontato di essere stato vittima di un pestaggio da parte del boss dei Cursoti Milanesi Carmelo Di Stefano e di aver chiesto una mano per chiarire a esponenti del clan Cappello, con alcuni dei quali c’è un legame di parentela. E ha raccontato la dinamica di quel giorno maledetto, rigettando il fatto di essere andati armati a Librino. Tra quei nomi c’è Salvuccio Lombardo jr, figlio di Salvatore ‘u ciuraru (cugino del boss Salvatore Cappello). Quel video di Pandetta è sembrato un chiaro messaggio rivolto a Nobile, che ora è ai domiciliari per il processo Centauri sulla sparatoria – udienza preliminare in questi giorni – e sta affrontando il rito abbreviato. In quei giorni, nell’estate 2020, in varie parti di Catania sono stati realizzati dei murales con su scritto Nobile ‘sbirro’. Casualmente lo stesso termine usato dal neomelodico nel video. Pandetta – pur ammettendo di conoscere Gaetano Nobile e di aver sentito dire che ha accusato il cugino – ha detto però ai magistrati che quel filmato sarebbe stato legato a una vicenda “autostradale”. Insomma una trafila di coincidenze. A prima vista troppe. 


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