Il blitz che ha decapitato i Laudani |Paola Torrisi lascia il carcere - Live Sicilia

Il blitz che ha decapitato i Laudani |Paola Torrisi lascia il carcere

Il Tribunale della Libertà ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli e da Maria Caltabiano del foro di Catania.

CATANIA – Paola Torrisi è ritenuta una delle tre “madrine” dei Laudani. Da qualche ora l’indagata, arrestata nella maxi operazione I Vicerè condotta dai carabinieri, ha lasciato il carcere di Agrigento in quanto il Tribunale del Riesame, collegio presieduto da Gabriella Larato, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip. I giudici della Libertà hanno accolto dunque il ricorso presentato dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli e da Maria Caltabiano del foro di Catania. Tra 45 giorni saranno depositate le motivazioni e si capirà se la decisione del Riesame è sulle “esigenze cautelari” o sulla “valutazione dei gravi indizi di colpevolezza”. Paola Torrisi è accusata di associazione mafiosa, di associazione finalizzata al narcotraffico, oltre a singoli episodi di spaccio.

Ad accusarla i collaboratori di giustizia Giuseppe Laudani (cl. 82) e Nazareno Anselmi. Inoltre vi sono i riscontri investigativi della presenza di Paola Torrisi in un albergo di Andria, in provincia di Bari, dove avrebbe alloggiato in ooccasione dei suoi viaggi per incontri con malavitosi pugliesi. Sarebbe stato anche punto di incontro dei malavitosi campani provenienti dal quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio. “Molto articolate ed approfondite sotto il profilo giuridico – si legge in una nota dei difensori –  si sono rivelate le argomentazioni sviluppate dagli avvocati di colei che viene ritenuta dalla Dda essere dal lontano 1990 ad oggi la intermediaria per acquisti di sostanza stupefacente da parte di vari gruppi criminali in Sicilia”.

Paola Torrisi è figlia di uno storico capomafia che curava il traffico internazionale di stupefacenti per conto di Gaetano Laudani, secondo gli inquirenti, ha iniziato la sua carriera da giovanissima, allorquando cominciò a gestire una fitta rete dei trafficanti dall’Etna fino a mettere radici a Caltagirone, che diventò il suo regno. Da qui l’appellativo “regina di Caltagirone”. Nel 2005 Paola Torrisi fu condannata (al terzo grado di giudizio) a 5 anni e 4 mesi di reclusione come esponente dei Santapaola. Nel processo fu assistita dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli e dall’avvocato Mario Brancato del Foro di Catania.

 

 

 

 


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