"La mia Palermo che cambia | Così l'autostima ci salverà"

“La mia Palermo che cambia | Così l’autostima ci salverà”

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La cultura del piagnisteo, le lacrime, i problemi e la visione. Chiacchierata con Leoluca Orlando.

L'intervista
di
4 min di lettura

Quest’uomo che parla e si spiega, un giorno, confessò una certa idea del suo domani. Una finestra che dà su una spiaggia. Un libro da scrivere. Affetti da degustare senza troppe preoccupazioni. Era una suggestione di molti anni a venire – essendo, da sindaco di Palermo, tenacemente in campo – che rivelava una profonda passione di sé. Quale persona, se non credesse a fondo nelle sue qualità, potrebbe immaginare una pagina completamente diversa e lontana da quelle che l’hanno preceduta nel libro della sua esperienza? L’autostima è il contravveleno della cultura piagnisteo, delle lamentele, del compiaciuto masochismo, del ‘tafazzismo’, piaghe bibliche delle nostre contrade, a cui LiveSicilia intende dedicare un racconto a puntate con differenti e autorevoli interlocutori. Leoluca Orlando – professore, politico e amministratore – è una delle voci sul taccuino. La prima.

Professore, fissiamo una definizione onnicomprensiva: che cos’è la cultura del piagnisteo?
“Mancanza di autostima, soprattutto, il male della nostra terra. Una sana fiducia nelle proprie capacità è fondamentale. Se non la possiedi non puoi fare nulla, né l’idraulico, né il giornalista, né il docente. E scegli i piagnistei per crearti un alibi”.

Come si raggiunge la convinzione nei propri mezzi?
“Sapendo che io non sono perfetto, che tu non sei perfetto, partendo dai difetti, dalle criticità”.

E poi?
“Ti trovi davanti al fatidico bivio. O cominci, pazientemente, dai lati negativi e li superi con elementi positivi. Oppure, c’è chi non si impegna, non costruisce e ha, perciò, bisogno di dire che tutto è uno schifo, trovando giustificazioni alla passività che lo affligge. Così, si rimane bloccati”.

Cosa ha a che vedere l’assunto con la nostra storia?
“Il punto dolente della Sicilia è chiarissimo. Il lunedì, vince la rassegnazione. Il martedì, trionfa il delirio di onnipotenza. Il messaggio conclusivo? Comunque sia, pessimi piuttosto che fortissimi, non vale la pena di cambiare. Io a Palermo, invece, ci sto provando. Siamo capitale della cultura e dei giovani. Stiamo sommando riconoscimenti su riconoscimenti. Ci sarà ‘Manifesta’, la biennale d’arte contemporanea. Abbiamo battuto la concorrenza di altre metropoli attrezzatissime. Penso al percorso Unesco. In tanti scommettono sulle nostre potenzialità. Noi, ovviamente, pure”.

E i palermitani?
“Ci sono un tedesco, un francese, un palermitano…”.

Così sembra l’incipit di una barzelletta degli anni Ottanta.
“…Il tedesco e il francese, in visita, rimangono ammirati per via della nostra bellezza”.

Il palermitano?
“Inizia a capirla. Finalmente”.

Insomma, va che è una meraviglia…
“No, certo, le difficoltà non mancano. Dormo con l’ipad sul cuscino per stare dietro a tutto. Tuttavia, è necessario comprendere che esistono la visione e le situazioni del quotidiano e che vanno distinte, per affrontarle meglio”.

Non solo piagnistei, Professore. Ci sono lacrime sparse ovunque.
“Ho grande rispetto per le lacrime. Dobbiamo dare sollievo al dolore, sapendo che il rimedio non può fermarsi all’approccio umanitario delle carezze e della condivisione, che sono importanti. Per garantire i diritti non basta l’umanità. La questione dei disabili, per tornare a un esempio recente, non si risolve con la compassione e distribuendo soldi a pioggia, ma con i servizi, con la politica.  A un chirurgo che mi opera d’urgenza chiedo intanto di essere salvato, poi, una carezza mi farà senz’altro piacere”.

Il piagnisteo, in sintesi, che cos’è?
“E’ sudditanza, passività, appunto. Io registro il cambiamento di Palermo, soprattutto nei giovani fra i diciotto e i trent’anni che hanno smesso di andare dietro ai genitori per bussare alla porta di questo o di quello, in cerca di raccomandazioni e che recitano da protagonisti di una splendida metamorfosi. I ragazzi sono partiti, sono tornati, conoscono il mondo, compiono paragoni azzeccati. Non sono come quegli altri, sicuri di conoscere il mondo, invece, perché hanno un cugino che è andato a Roma in viaggio di nozze”.

Tutto bellissimo. Eppure – tornando un attimo alla realtà municipale – ci sono i cantieri che soffocano le strade, il traffico e mille altre criticità, come le definisce lei.
“Ma le opere che occorrono si edificano senza cantieri? C’è forse un altro modo? Le critiche al tram? Ma c’è un tram da criticare che prima non c’era, no? Le sottolineature alla Ztl? Ma prima non c’era… Ho puntato su una visione. Ho chiesto alla città di seguirmi sulla via del cambiamento culturale, altrimenti a che servo?”.

E chissà se ancora resiste quell’idea che confessò, in una precedente chiacchierata. Un libro da scrivere. Gli affetti familiari in cui immergersi. Una casa sul mare. Una finestra. Tra molti anni, si intende…
“Sono una persona che nutre autostima, non collegata esclusivamente alla politica. Altrimenti, non potrei essere niente”.

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