La musica, il dialetto e i social | Così Troja vuole scalare la città

La musica, il dialetto e i social | Così Troja vuole scalare la città

Tony Troja

Chi è il pasionario tornato nel capoluogo dopo un'esperienza di operaio a Cesena.

Palermo - verso le elezioni
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PALERMO – La candidatura a sindaco di Palermo del cantante Tony Troja non è certo una scelta d’impulso: l’artista siciliano è in campo dal 2014 con la sua lista “SìAmo Palermo”. Sito internet, programma e intenti sono chiari e delineati, almeno sul web. Proprio sulla rete si possono pesare e valutare le sue idee per la città: dalla mobilità al verde pubblico, dal randagismo alla sicurezza. Un linguaggio semplice il suo: “Non mi vergogno affatto di parlare anche in palermitano – ammette – non ci si può rivolgere solo alla classe medio alta di questa città, io mi voglio fare capire e ascoltare da tutti”.

Capire, si fa capire e spara a zero su tutti forte e chiaro: “Amo definirmi un pasionario – sottolinea – e lo dico chiaramente, sono tornato a vivere a Palermo e prima o poi mi farò ammazzare”. Si schiera con gli ultimi, perfino dalla parte dei parcheggiatori abusivi. Querelato da Ferrandelli, corteggiato dal centrodestra cittadino, rifiutato dagli indipendentisti: “Ho parlato con tanti, ho stretto le mani di tutti, ma non vedo in giro un programma migliore del mio – attacca il candidato – Sono in campo da due anni e non ho intenzione di tacere e farmi mettere all’angolo”.

Troja ha vissuto per molto tempo a Cesena, dove ha fatto l’operaio precario. Da quando è di nuovo a Palermo però il suo spirito da giustiziere non lo fa stare un attimo fermo. Conosciuto per le sue canzoni, scrive parodie sulle note di brani celebri, Troja prende in giro la classe politica italiana senza riserve: “Anche se devo dire la verità – afferma – quando c’era Berlusconi era molto più facile e divertente”.

Il cantante palermitano non ha dubbi: “A nessuno importa davvero di governare questa città. Lo stesso Orlando ha fatto poco e niente per Palermo in questi anni, solo adesso che siamo in campagna elettorale si è messo a fare schiumazza, messe in scena pubbliche a favore di telecamera”. Insomma la volontà c’è tutta: impegnato a studiare e a seguire la cronaca in maniera attentissima, Troja e sua moglie Maria Rosaria Zoppi che lo accompagna spesso, “Lei si candida nella mia lista – ammette Troja – lei è più impegnata di me a denunciare le ingiustizie e le cose che non vanno in questa città”, passano la giornata a parlare e incontrare gente, semplici cittadini che si sentono abbandonati dalle istituzioni: “Basterebbe davvero poco per fare tanto in questa città. Se non divento sindaco pazienza, ma la cosa che mi preme di più è che la gente prenda finalmente coscienza e vada a votare”.

Scatenato sui social, non evita l’insulto se qualcosa non gli quadra: “Stanno nascendo pagine di informazione dedicate alle elezioni comunali. Se non mi citano o non sono corretti io do in escandescenze. Fare comunicazione è una cosa importante e bisogna dare spazio a tutti”. Ha le idee chiare Tony Troja, e in maniera un po’ troppo diretta non cela il suo pensiero su Palermo e i suoi cittadini: “Io vedo i palermitani come un enorme gregge di pecore – scrive sul suo sito – Il paragone potrebbe urtare la suscettibilità di qualcuno, ma anche questa è una verità che va detta: un gregge con un pastore che, senza cane e bastone, non ha alcun interesse nel gestire le proprie pecore. Ecco di cosa ha bisogno Palermo – spiega sul sito – di un pastore (sindaco) che abbia interesse nel gestire il proprio gregge (i palermitani), di un cane che lo guidi (amministrazione comunale), e di un bastone (polizia municipale) che “riprenda” le pecore (gli incivili) che escono fuori dal gregge”. Se questa schiettezza un po’ naif verrà ripagata, il candidato Troja lo scoprirà solo a seggi chiusi e scrutini finiti.


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