PALERMO – Sarebbe nel timbro del governo eritreo apposto alla carta d’identità la prova che l’africano estradato a giugno dal Sudan non è il trafficante di migranti che la Procura di Palermo ricercava. I legali dell’uomo, sotto processo nel capoluogo siciliano con l’accusa di far parte di una delle principali organizzazioni criminali che gestiscono la tratta di esseri umani dalle coste libiche a quelle siciliane, gioca una nuova carta per scagionare il suo assistito. Non è lui Mered Yedhego, l’eritreo latitante trovato in Sudan dall’intelligence inglese e consegnato agli italiani, sostiene l’avvocato Michele Calantropo, convinto che il suo difeso si chiami Mered Tasmafarian Behre e che si trovasse in Sudan in procinto di partire per l’Italia come profugo. Per dimostrare l’errore di persona che, a suo dire avrebbe fatto la Procura di Palermo, il penalista oggi ha depositato davanti ai giudici che processano l’africano un documento di identità a nome Tasmafarian, rilasciato in copia conforme dal dipartimento Emigrazione dell’Eritrea. I pm che rappresentano l’accusa, Gery Ferrara e Claudio Camilleri, non si sono opposti alla produzione documentale che, visti gli innumerevoli alias di molti trafficanti, non sarebbe una prova decisiva. Mentre, alla scorsa udienza, avevano detto no all’acquisizione di verbali di interrogatorio della Procura di Roma che ha sentito, in un’altra indagine, Seifu Haide un migrante, coinvolto nella tratta, che scagionerebbe l’imputato. L’immigrato, che ha fatto dichiarazioni sul traffico ai pm romani, potrebbe essere sentito a Palermo, però: la difesa ne ha chiesto l’audizione. Il tribunale si è riservato. E’ stato fissato, invece, al 17 gennaio l’interrogatorio in aula del primo ‘pentito’ dell’organizzazione criminale: Atta Wehabrebi, tra gli accusatori dell’eritreo estradato. A carico di Mered, trovato in possesso del cellulare usato dal trafficante ricercato, diversi elementi tra cui telefonate in cui si parla, secondo i pm in modo inequivocabile, dell’organizzazione dei viaggi dei migranti per l’Italia.(ANSA).
Un estradato. Il processo. Il 'giallo'.
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