La querelle del polo logistico | Caputo: "Andiamo al Cga"

La querelle del polo logistico | Caputo: “Andiamo al Cga”

La querelle del polo logistico | Caputo: “Andiamo al Cga”

Battaglia a colpi di carta bollata sulla realizzazione del polo a Contrada Peschiera.

CATANIA – Detto fatto. Il sindaco di Belpasso, Carlo Caputo presenta ricorso al Cga contro la sentenza del 18 gennaio 2016 con cui il Tar dà il benestare alla realizzazione del mega polo logistico di Contrada Peschiera. Un’ipotesi che aleggiava nell’aria già all’indomani delle disposizioni emanate dai giudici amministrativi, ma di cui ora si ha piena certezza. La battaglia contro l’avvio dei lavori è solo all’inizio, insomma. Un braccio di ferro che vede contrapposti il colosso Parco Mediterraneo srl e la giunta comunale belpassese che nel 2013 aveva posto il diniego ad ogni ipotesi di rinnovo delle concessioni edilizie al gruppo costruttore. Una vicenda di cui LiveSicilia scrive da tempo. A seguito del ricorso vinto dall’azienda il Comune si appella, dunque, al giudizio del Consiglio di giustizia amministrativa.

La decisione del Tar pesa non poco per il primo cittadino di Belpasso che si dice infatti profondamente “deluso” dalla sentenza. “A seguito del giudizio espresso dal Tar – che rispettiamo, ma troviamo ingiusto e incomprensibile sul piano tecnico e giuridico – abbiamo deciso di presentare ricorso al Cga per fermare quella che continuiamo a ritenere una speculazione edilizia bella e buona”- dichiara Carlo Caputo a LiveSiciliaCatania. Il procedimento era stato inizialmente intrapreso dalla Parco Mediterraneo srl, contro la giunta comunale, a seguito del secco no incassato relativamente alla richiesta avanzata al Consiglio di rinnovo della variante urbanistica che nel 2008 aveva trasformato in contrada Peschiera l’area di 64 ettari di agrumeto (quindi terreno agricolo) in zona industriale. La I sezione del Tar etneo ha “accolto – ritenendola ammissibile e fondata – la censura relativa all’accertamento dell’operatività automatica della proroga legale prevista dall’articolo 30, comma 3 bis, del decreto legge 69/2013 del termine quinquennale per l’ultimazione dei lavori di cui alla convenzione approvata in uno alla variante al Piano Regolatore Generale ed alla Concessione Edilizia n. 195/2008 per la realizzazione del complesso edilizio industriale “Centro di logistica mediterraneo” in Contrada Peschiera”. Per il Tar, dunque, nulla impedirebbe il rinnovo della concessione quinquennale. Secondo i giudici, le condizioni di proroga trovano fondatezza nella legge.

“Quella variante è a nostro avviso sbagliatissima – ribadisce Caputo – Si tratta di terreni agricoli. Il nostro intento è di cercare di recuperare quell’area la cui vocazione non è industriale, ma agricola. La convenzione prevedeva che allo scadere dei cinque anni, qualora non fossero iniziati i lavori, (così come è stato) il Comune potesse tornare a esprimersi in merito al rinnovo o meno della variante. Continueremo a opporci a questo utilizzo del sottosuolo e a queste operazioni che a lungo andare temiamo non portino ad alcun sviluppo nel territorio, ma semmai alla desertificazione economica. E ‘ una colata di cemento ingiustificata”. Ma il Tar ha dato ragione alla società costruttore del mega polo logistico dichiarando, “Inamissibbile– per difetto di interesse – l’impugnativa spiegata avverso la deliberazione del Consiglio Comunale di Belpasso n. 85 del 9 dicembre 2013 (sul presupposto che trattasi di atto privo di attuale lesività per la ricorrente ed in ogni caso idoneo a disporre per l’avvenire e non invece – salvo un eventuale atto dell’Amministrazione Comunale in autotutela – ad incidere sulla variante al Piano Regolatore Generale già approvata e sulla Convenzione già sottoscritta)”.

Il Consiglio di Belpasso ha deciso, dunque, di proporre ricorso avverso alla sentenza del Tar. Una recente delibera del consiglio comunale ha stabilito inoltre che saranno dei legali esterni a difendere il Comune dinanzi il Cga. “Appare non condivisibile – si legge in una nota redatta dall’ufficio legale del Comune – nella parte in cui il giudice amministrativo di prime cure ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’operatività – nel caso di specie – dell’istituto eccezionale e derogatorio previsto dal sopravvenuto articolo 30, comma 3 bis, del decreto legge 69/2013 e, pertanto, merita di essere appellata innanzi al Consiglio di giustizia amministrativa… stante che la disposizione di legge nazionale in parola è entrata in vigore successivamente alla scadenza del termine quinquennale di ultimazione dei lavori previsto sia in concessione edilizia che in convenzione urbanistica, risultando perciò ed in quanto tale inidonea a determinare la reviviscenza di termini già scaduti”.

I legali del Comune fanno riferimento al decreto del Fare 98/2013. La legge che disciplina il sistema di proroga per i permessi edilizi già rilasciati. Ma c’è di più. “La citata disposizione di legge nazionale – continua la nota – non trova diretta applicazione nella Regione Siciliana in quanto il comma 3 bis dell’articolo 30 del decreto legge 69/2013 non è stato espressamente recepito dal Legislatore regionale che – invece ed esclusivamente – ha recepito il comma 3 del medesimo articolo 30 del decreto legge 69/2013 con l’articolo 2 della legge regionale 14/2014, trattandosi di materia (urbanistica) sulla quale la Regione Siciliana ha competenza legislativa esclusiva ai sensi dell’articolo 14, lettera , dello Statuto e considerato anche che l’istituto eccezionale e derogatorio previsto dal comma 3 bis dell’articolo 30 del decreto legge 69/2013 non sembra possedere il carattere di principio di grande riforma economico-sociale, tale da prevalere sulle competenze legislative primarie delle Regioni a Statuto speciale”.

La convenzione per la realizzazione del polo era stata stipulata nel 2008. Il costruttore doveva provvedere al completamento dell’opera entro e non oltre cinque anni. La società non ha mai dato però seguito ai lavori, adducendo come causa del mancato rispetto dei termini di scadenza una crisi economica. Ma per il sindaco di Belpasso, – già sul piede di guerra dai tempi in cui sedeva come consigliere – la motivazione non stava in piedi. Si trattava, per il primo cittadino, di una giustificazione fin troppo generica che non poteva legittimare in alcun modo un’eventuale proroga della concessione edilizia per altri cinque anni.

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