PALERMO – Si sono riuniti in assemblea, a una settimana esatta dalle elezioni nazionali, i Partigiani del Pd, fronda che rappresenta il dissenso esploso all’interno del partito di Renzi dopo la presentazione delle liste per il voto del 4 marzo. Da allora, di provincia in provincia, sono sempre di più i dirigenti dem che si sono uniti al “movimento interno” e che hanno sancito così il proprio disimpegno da questa campagna elettorale. Al punto che oggi, in una specie di “anti-Leopolda” – per dirla con un termine di origine renziana non troppo gradito ai protagonisti – si sono ritrovati tutti a Palermo, al Teatro Santa Cecilia, per discutere, appunto, di cosa fare a partire dal 5 marzo, dall’indomani delle Politiche. “Ci auguriamo che il Pd abbia un ottimo risultato alle elezioni perché la ‘casa’ è più importante di chi la dirige – ha detto Antonio Rubino,tra i leader dei partigiani dem – ma la parola spetta agli elettori e deve essere chiaro fin da ora che la responsabilità di quello che sarà il nostro risultato dovrà assumersela chi ha compiuto le forzature degli ultimi anni e chi ha fatto le liste”.
Nel corso della mattina sono state alcune centinaia le persone che si sono riunite nel Teatro, dove campeggiava il cartellone con lo slogan “Non cambiamo partito, cambiamo il partito” e “Rigenerazione Pd”. “Stiamo gettando le basi per una battaglia che inizierà il 5 marzo – ha aggiunto Rubino – chi ha lasciato il partito ha sbagliato, la vera ‘resistenza’ è rimanere senza piegarsi a chi pretende di dare lezioni raccontando la favola della ‘rottamazione’, mentre invece sta mettendo in piedi un trasformismo fondato su una palude”.
Seduto in prima fila il segretario regionale Fausto Raciti, in platea anche Giuseppe Bruno, presidente regionale del Pd, e Giuseppe Lupo, capogruppo del Partito democratico all’Ars. E sul palco ha parlato anche un parlamentare regionale, Giovanni Cafeo: “Abbiamo perso tante opportunità: di errori ne abbiamo fatti tanti. Credo più di ieri nel progetto del Partito democratico: abbiamo perso la cognizione di rappresentarlo, abbiamo perso il piacere di stare in mezzo alla gente. La cosa più grave è che alle ultime Regionali il nostro simbolo non è stato votato. Per tornare a essere credibile, il Pd deve essere inclusivo, deve attrarre forze nuove. La cosa più grave è che la nostra giovane classe dirigente non è presente in nessuna lista, e questo è ciò che più mi rammarica”. Tra un intervento e un altro sono stati anche proiettati alcuni videomessaggi, tra i quali quello di Pierfrancesco Majorino, ex assessore della giunta Pisapia a Milano, e quello di Federico Ariezzo, capogruppo Pd al Comune di Napoli.
“I Partigiani del Pd – ha spiegato Rubino – non sono un’area né una corrente, sono un sentimento. In queste settimane ci hanno detto di tutto, ci hanno chiesto ‘chi c’è dietro di noi’: la risposta è che dietro di noi c’è il Pd, la voglia di credere ancora nei valori originari di questo partito. Ci sono le nostre facce, quelle dei tanti militanti, segretari di Circolo, dirigenti di partito ed amministratori locali che al modello della ‘fedeltà al capo’ preferiscono il modello delle idee e dei territori”.
Sul palco c’è una panca da birra. È un simbolo. “È una di quelle panche che per tanti anni hanno arredato le ville durante le ‘Feste de l’Unità’ – avevano spiegato i Partigiani Pd nella loro Pagina Facebook – ed erano così libere, disordinate, anche un po’ sporchine, perché dietro al lavoro di tanti c’era solo passione e senso di militanza. La manifestazione di oggi è nata da questo, senza avere ‘dietro nessuno’, se non il lavoro di tanti. Ora come allora, con rabbia e con amore”.
“Abbiamo organizzato questo evento – ha detto Antonio Ferrante, tra i fondatori dei Partigiani – per dare voce ai circoli, agli amministratori e ai tanti iscritti che, come noi, vogliono che il Pd torni a essere un partito coerente con la nostra storia, i nostri valori e capace di ripartire dai territori. Alla protesta preferiamo la proposta, sarà il nostro nuovo inizio”. “Tutti ci chiedono cosa siamo – spiega Carmelo Greco, anche lui tra gli ideatori dei Partigiani – e noi rispondiamo dicendo cosa non siamo: non siamo una corrente, non siamo dissidenti, non siano scissionisti, non siamo un movimento. Noi siamo il Pd”. Sul palco anche Concetta Raia, ex parlamentare regionale del Pd: “Il Partito democratico deve tornare a essere il partito che rappresenta tutti, non solo alcuni. Dobbiamo far tornare la passione: non possiamo considerarlo esclusivamente un comitato elettorale”. “Il renzismo ci ha portato al disastro – ha detto chiaramente il sindaco di Ustica, Attilio Licciardi. – Ci ha solo consegnato una classe dirigente inadeguata: gli rimprovero che nel Pd convivono tutte queste anime e così invece non è stato nella composizione di queste liste”. “Ho preso parola a nome di tanti militanti, iscritti, dirigenti – dice Daniele Vella, componente della Direzione regionale del Pd – che hanno inviato a Renzi nei giorni scorsi, insieme a me, la lettera ‘Caro Matteo, così è un disastro. Ricostruiamo dalle macerie’. Abbiamo ribadito l’idea di un partito progressista, plurale, democratico. Un partito che non sia subalterno al centrodestra, ma che torni ad essere egemone nella vita politica nazionale e regionale”.
Intanto, ieri, il parlamentare regionale del Pd ed ex assessore di Crocetta, Antonello Cracolici, ha lanciato una nuova corrente interna al Partito democratico: si tratta di Demos, Democratici siciliani. “Stiamo assistendo – ha scritto Cracolici su Facebook – ad un corto circuito che non riesce ad essere sanato, malgrado la pericolosità di una destra aggressiva e di un populismo inconcludente. Il principale attore del centrosinistra stenta ormai perfino ad essere ‘riconosciuto’ da una parte dei suoi elettori. So quanta sofferenza sta provocando in migliaia di militanti questa situazione, l’essere costretti a balbettare piuttosto che impegnarsi anima e corpo in campagna elettorale”.

