La Sicilia c’è, manca la politica. Gli ultimi dispacci di Bankitalia raccontano un’Isola, che pur conosce qualche rilevante criticità, in un trend complessivamente positivo. L’ordine dei conti resta comunque un dato acquisito. La Sicilia c’è, soprattutto, nella capacità dei siciliani di andare avanti, con qualunque clima.
Ci sono, a margine dei rapporti, cosucce, che tali non appaiono, da sistemare. Una sanità ancora lontanissima dalla fisionomia di un vero servizio. Un’occupazione con luci e ombre. Un’economia da non arretrare. Il nodo appariscente: una classe politica di centrodestra, attualmente al timone, da rinnovare profondamente nell’approccio.
Non abbiamo alcuna reticenza nel definire questa coalizione politicamente lacunosa, divisa com’è tra appetiti, rivalse e ripicche. Al momento niente affatto orientata sulle basi, né sulla direzione di marcia.
Il centrodestra e le scelte
Il garbuglio politico tra presente e futuro è noto. Il presidente della Regione, Renato Schifani, rivendica risultati economici di primo piano, citando indicatori a vario titolo? Qualcuno, dall’interno, si prenda la briga di organizzare un bel dibattito, magari adornato da pezzi di rosticceria e bottigliette di chinotto, per rispondere alla domanda: l’esperienza vale il bis, oppure no? Si faccia alla luce del sole, in omaggio alla trasparenza. E si considerino i fatti, più che le suggestioni.
Basta con i pissi pissi, con i sussurri, con le occhiate ‘ntise’. Con le note stampa che hanno la stessa valenza dei carrarmatini a ‘Risiko’ (siamo vintage). Basta con l’efficacia misurata col normale ‘scambismo’ politico, per cui se il governo finanzia la bocciofila del collegio sia lodato, altrimenti sia dannato. Vale oggi, varrà domani. Basta con i giochini ‘amico-nemico’, dimmi con chi prendi il caffè e ti dirò chi sei. Basta con il particolare eletto a interesse generale.
Il centrodestra siciliano dimostri di rappresentare, davvero, una forza di governo responsabile. Affronti, a livello nazionale, la ferita del racket e della sicurezza. Non sono sufficienti i numeri, le cifre, le visite ministeriali una tantum per dare coraggio a chi prova una comprensibile paura.
Il centrosinistra e la sindrome del candidato
Parallelamente, il centrosinistra superi la sindrome del candidato di giornata e cominci ad apparecchiare una proposta credibile che, adesso, non si intravvede lontanamente, se vuole davvero provare a governare per essere utile.
E capisca – questo centrosinistra rissoso, pieno di ambizioni effimere – che la moralità è un prerequisito, però, infine, i siciliani aspettano risposte: sul cibo a tavola, sul posto di lavoro, sul futuro dei figli, sull’età che avanza, nella fragilità. Lì si vince o si perde. Lì vinciamo o perdiamo tutti.
La Sicilia c’è
La Sicilia c’è. Ci sono imprenditori capaci, come Giuseppe Russello, presidenti degli industriali impegnati, come Luigi Rizzolo, sindacalisti responsabili, come Leonardo La Piana, splendidi professionisti del bene altrui, come Pino Toro, intellettuali sensibili come Pippo Russo. Hanno scritto per noi, continueranno a farlo. Livesicilia sarà sempre la casa della Sicilia volenterosa che vuole superare i suoi difetti, per consacrarsi a stagioni migliori.
Manca la buona politica in quantità bastevoli al bisogno. A ogni cambio di armadio si approfondiscono i vizi e scoloriscono le virtù. Noi siamo ostinatamente speranzosi di vederla apparire, prima o dopo. Nel caso, stapperemo un chinotto di giubilo.
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