CATANIA – Un virus gioioso. Contagiano anche la Sicilia i festeggiamenti per il bicentenario della nascita di don Giovanni Bosco, avvenuta precisamente il 15 agosto del 1815. Fissato, infatti, un fitto calendario fitto di eventi che partirà domani dal PalaCatania. Previsti, sin dalla mattinata, circa seimila giovani. Ci saranno anche i vertici mondiali della famiglia salesiana: l’appena eletto rettore maggiore, lo spagnolo don Angel Fernandez Artime, e la madre generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, il ramo femminile, la transalpina suor Yvonne Reungoat.
Il clima dell’attesa è dei più frizzanti. In perfetto stile don Bosco. È il sorriso a contrassegnare il volto dei religiosi salesiani. Un tratto caratteristico rispolverato anche oggi durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento moderata dal giornalista Salvo La Rosa. Già in autunno, la presenza delle reliquie del santo nell’isola ha fatto registrare una vasta partecipazione popolare. C’è infatti un legame storico tra la Sicilia e lo spirito salesiano che va di molto oltre le attuali 23 case e i 212 religiosi residenti. Nel 1994, quasi vent’anni addietro, san Giovanni Paolo II venne a Catania a beatificare la piemontese madre Maddalena Morano, colei che nei fatti ha dato un impulso decisivo alla presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Sicilia. Lo sottolinea suor Yvonne: “Quella fu appunto una delle poche beatificazioni fuori da Roma. Per noi – spiega – questa è una terra speciale. La gioia del nostro fondatore si è sposata con lo spirito di questo popolo. Ci sono tanti valori in comune: solidarietà, educazione e famiglia. In fondo – aggiunge – Dio vive attraverso il suo popolo”.
Dietro la festa, resta tuttavia l’ombra della crisi economica. Il messaggio ai giovani siciliani rivolto dal decimo successore di don Bosco intercetta il registro del riscatto: “A voi dico: non abbiate paura. Stiamo vivendo – continua Artime – una condizione di precarietà che solo fino a trent’anni fa era inimmaginabile. Da parte nostra – continua – facciamo sapere che la missione di don Bosco continua. Noi ci siamo”. Una mano aperta è rivolta anche a tanti immigrati sbarcati sulle coste dell’isola: “Siamo dalla parte delle nuove realtà, aperti alle nuove frontiere. Il messaggio che rivolgo inoltre ai salesiani siciliani è lo stesso già espresso a quelli del sud spagnolo, siate disponibili all’accoglienza”.
Ma c’è una crisi nella crisi. Quella che ha colpito i salesiani impegnati sul fronte della Formazione. Quando lo scorso anno fu presentato il calendario della peregrinatio del corpo del santo, fu lanciato un appello quasi disperato nei confronti del presidente della Regione Rosario Crocetta. Da allora, riferisce a LiveSicilia don Pippo Ruta, ispettore regionale, “qualcosa si è mosso, ma non tutto si è risolto. Si tratta di poco. Non ci sembra – aggiunge – che ci siano le garanzie per guardare serenamente al futuro. Siamo perplessi. Noi ci stiamo interrogando se continuare oppure no. Se pensiamo ai nostri ragazzi, la voglia è di proseguire. La contingenze, però, restano precarie”.
I dettagli della crisi li approfondisce lo stesso Ruta: “Finora c’è stata l’erogazione di tre soli stipendi arretrati, a fronte di venticinque. In gran parte tutto dipende dalla Regione, che non ha corrisposto quello che avrebbe dovuto. Non ci resta che navigare a vista, vedendo anno per anno come procedere senza far aumentare il disavanzo esistente. Dobbiamo scongiurare – sottolinea – la demotivazione dei formatori”.




