“Mi sento come una persona che, mentre camminava, è stata sporcata da qualcosa, senza averne colpa. Anche chi mi abbraccia e dice: ‘sono sicuro che tu sia innocente’ mi fa un effetto strano. Come se ci fosse un dubbio di fondo. Io so di essere onesta e lo dimostrerò”.
L’assessora regionale al Turismo, Elvira Amata, è stata rinviata a giudizio: la circostanza è nota. La vicenda si trova qui, nel dettaglio. Citiamo brevemente noi stessi.
Le accuse e la difesa
‘L’assessora Amata si sarebbe fatta promettere e dare dall’imprenditrice Marcella Cannariato (legale rappresentante della A&C Broker S.r.l., condannata col rito abbreviato) l’assunzione del nipote e il pagamento delle spese per l’alloggio di quest’ultimo durante i mesi di lavoro a Palermo.
In cambio avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione promossa dalla fondazione Marisa Bellisario, di cui Cannariato era rappresentante regionale, “Donna, Economia e Potere”. Il processo avrà inizio il 7 settembre’. L’interessata ha respinto fermamente le accuse.
Appena due giorni fa, leggendo alcuni commenti facebook sul profilo dell’esponente politico, siamo stati colpiti dalla durezza incongrua, rispetto al tono del post originario. Ne abbiamo scritto qui. Adesso, lasciando le decisioni a chi di competenza, pensiamo che sia utile, soprattutto, approfondire l’aspetto umano. Raccontare il contesto, cioè. Sacrosanto è celebrare i processi. Necessario sarebbe attendere le sentenze definitive, evitando la gogna, specie quando preventiva. E’ la nostra opinione. Segue l’intervista.

L’intervista all’assessora Amata
Assessora, la prima domanda viene da sé. Perché dopo il rinvio a giudizio lei non si è dimessa?
“Non l’ho fatto perché so di essere una persona perbene e onesta. Non mi sono mai macchiata di comportamenti illegali, né immorali. Sono convinta che dimostrerò la mia innocenza”.
Legittimo da parte sua, ma non ha valutato il peso di un’inchiesta sull’istituzione?
“Certo. Ma sono sicura, in piena coscienza, di non avere commesso nulla di male. L’ho detto e l’ho spiegato in ogni sede, ora lo ribadisco. Mio nipote è figlio di mia sorella, colpita da un male e deceduta. Nessun patto corruttivo, nessuno scambio. Non c’è stato niente di niente. Ho semplicemente chiesto un aiuto, per sostenerlo psicologicamente, in un tragico frangente. Sa qual è uno degli aspetti più dolorosi? Non ci sentiamo più. Non voglio dare adito a illazioni, né trascinarlo in ambiti difficilissimi”.
Parliamo, appunto, del lato umano della storia. Come si vive in attesa di giudizio?
“Vivo come se mi avessero sporcato. Come se qualcuno mi avesse rovesciato addosso un secchio di vernice. Non mi sento colpevole per questo. Ma, dopo, non puoi passare inosservato. La vita viene stravolta completamente. Paghi dei prezzi e li pagano i tuoi familiari più stretti. Mio marito, le mie figlie, mia madre… Arrivo a dirle una cosa che può suonare atroce (la voce, al telefono, trema ndr)”.
Prego.
“Mio padre sta male. Questo lo ha portato a distaccarsi dalla lettura delle notizie sui giornali e alla tv. E io mi scopro quasi sollevata: è terribile dirlo, ma è così. Per lui sarebbe troppo confrontarsi con la situazione che sto vivendo”.
I suoi post su Facebook vengono accompagnati dalla parola ‘manette’. Pure quelli che nulla c’entrano con le accuse che la riguardano.
“E’ dall’inizio dell’inchiesta che ricevo insulti e offese, anche di carattere sessista e facilmente intuibili”.
Come ha reagito?
“Avevo pensato di denunciare con gli screenshot. Mi sono fermata, perché non servirebbe a niente. Ma è una tortura, ripeto, per me e per la mia famiglia. Non è facile incontrare gli occhi delle mie figlie. Pure se vado a testa alta, so che, oggettivamente, quello che mi sta succedendo è la causa del loro dolore”.
Cosa vorrebbe?
“Che si rispettassero, con serenità, i tempi della giustizia, senza crocifiggere nessuno. Tutti possono capitare dentro questo meccanismo che io non auguro al mio peggiore nemico”.
Ha ricevuto solidarietà.
“Sì, certo, dal presidente Schifani e dalla giunta, che ringrazio. Ma in generale da tutti i colleghi politici, opposizione compresa. Non dimenticherò mai le parole affettuose di Giovanni Burtone del Pd, un galantuomo. Non era tenuto a incoraggiarmi e non si è sottratto”.
Il suo stato d’animo?
“Serena, nonostante tutto. Sono e sono stata l’assessore della Sicilia, non della mia provincia. Non curo i miei interessi elettorali, per capirci, penso a tutti, con equanimità. Davvero, posso andare a testa alta e sono certa che la mia innocenza verrà riconosciuta. Tuttavia, questo non cancellerà mai la sofferenza che stiamo provando”.
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