I primi trent'anni allo Zen | "Il vero problema? La povertà" - Live Sicilia

I primi trent’anni allo Zen | “Il vero problema? La povertà”

Il compleanno di Laboratorio Zen Insieme. Parla Mariangela Di Gangi.

Palermo
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PALERMO- Laboratorio Zen Insieme si appresta a compiere trent’anni. Tre decenni in cui ha accompagnato lo Zen in un percorso tutt’altro che finito, lottando contro ogni forma di marginalità nel quartiere. Domani 19 e sabato 20 ottobre, l’associazione festeggerà il suo compleanno.

Mariangela Di Gangi, presidente di Laboratorio Zen Insieme, ha deciso di non riassumere i successi ma di celebrarli: “Abbiamo deciso di celebrare perché era doveroso, e perché ad ogni modo era impossibile mettere insieme la storia lunghissima e complessissima dell’associazione”. Un inno allo Zen stesso: “Noi vediamo questa festa come occasione per restituire. Restituire al quartiere almeno una parte di quello che ci ha dato, perché probabilmente abbiamo preso più noi di quanto abbiamo dato, nella misura in cui l’associazione esiste perché c’è una comunità che ci ha accettati e ci sta supportando”.

Zen Insieme offre occasioni e opportunità, lo Zen restituisce con gli interessi. Come? “Per elencare tutto ci vorrebbe un’altra intervista – ironizza la presidente –. Il confine tra il ricevere e il dare è molto sottile. Stiamo già ricevendo quando le mamme ci offrono il caffè mentre ripuliamo uno spazio, o quando decidono di mettere a disposizione di tutti i propri beni nonostante una situazione economica non particolarmente florida… Ma non è questo il tema. Il tema è la fiducia, che credo corrisponda alla credibilità e alla coerenza”.

E per ottenerla, l’ammissione di non poter fare miracoli è la prima mossa: “Noi non ci siamo mai posti come quelli che avrebbero salvato lo Zen. Questo ci ha regalato la fiducia di una parte importante di quartiere, che sa che non siamo quelli delle promesse irrealizzabili, ma quelli che ci provano. E ci dà fiducia per costruire insieme le opportunità”.

Cambiano le persone e si avvicendano le generazioni, ma rimangono immutati lo spirito e le problematiche, dalla fondazione ai giorni nostri. Di Gangi racconta che tra i motivi alla base della nascita dell’associazione ci sono “la consapevolezza della mancanza di servizi, e l’intento di sopperire a questa mancanza istituzionale. È ancora così, ma noi continuiamo a mediare tra chi vive in questo quartiere e le istituzioni. Come per tutte le periferie d’Italia, la storia di questo quartiere è costellata da grandi passi in avanti ed enormi passi indietro”.

Inevitabile il riferimento al Bando Periferie, i cui 96 progetti sono stati bloccati dal governo con il decreto Milleproroghe. Di Gangi non entra nel merito tecnico, ma prende in considerazione le conseguenze sociali: “Su questi progetti lo Zen aveva scommesso molto: per una volta non veniva soltanto assistito nelle mancanze, ma reso protagonista e oggetto di interventi che avrebbero potuto scardinare situazioni e meccanismi stagnanti. Che può succedere quando chiami a raccolta le persone che vivono qua, gli dici ‘progettiamo insieme cosa serve, mettiamo a punto una serie di soluzioni per il quartiere’, e poi gli dici ‘abbiamo scherzato?’”.

Spesso ‘Zen’ fa rima con ‘pregiudizio’. “Un esempio? Le case allo Zen non sono occupate per colpa della gente che ci vive ma perché è impossibile assegnarle. Prima di parlare di quanto di pericoloso ci sia in questo quartiere, sarebbe bene parlare di quanto gli sia stato sottratto, e il diritto all’abitare è solo una parte. Non la criminalità, non l’abusivismo, niente di tutto questo: il problema dello Zen è la povertà. Non è certo genetica e ha delle cause ben precise: quando non hai l’opportunità di formarti, di spostarti, di conoscere le cose che ci sono in tutti gli altri posti, è già scritta una pagina che dice che sarai comunque più povero di strumenti e di mezzi. Povertà educativa significa insegnare a non stabilizzare un meccanismo di povertà che invece è disinnescabile. Ma ci vogliono i diritti, da quello ad abitare a quello di andare al cinema in autobus senza difficoltà”.

Gli abitanti dello Zen non si scompongono più di fronte a proclami elettorali e promesse, e le istituzioni cercano di  rispondere coi fatti, anche a livello nazionale. Il 28 settembre scorso il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha visitato la scuola del quartiere, intitolata a Giovanni Falcone; durante l’incontro, ha firmato un protocollo con la Regione Siciliana per potenziare i servizi scolastici del quartiere. Ma Zen Insieme procede a passi cauti: “Piuttosto che dotare lo Zen di servizi che continuano a farne un mondo a parte, sarebbe bello che a chi vive allo Zen fosse consentita la stessa scelta di chi vive altrove”, osserva Di Gangi. “Vero è che dove c’è scuola c’è ricchezza di opportunità, e mai saremmo contrari. È un po’ poco credibile che un ministro che fa parte di un consiglio dei ministri che ha tagliato i fondi del piano periferie venga a promettere la costruzione di nuove scuole… Noi di promesse siamo morti”.


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Commenti

    Bellissima iniziativa che, insieme a tutte le altre, è servita e serve tantissimo a chi la porta avanti. Non ci sono evidenze sulla capacità di questi progetti di generare sviluppo e autonomia nelle famiglie.

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