"L'ambulanza è Cosa nostra" |I barellieri imposti dai boss

“L’ambulanza è Cosa nostra” |I barellieri imposti dai boss

Dietro gli omicidi in ambulanza ci sono i clan di Biancavilla e Adrano.

le carte della magistratura
di
4 min di lettura

BIANCAVILLA – Senza scrupoli, senza pietà, senza umanità. E’ questo il volto della mafia che viene fuori dalle carte giudiziarie dell’inchiesta “L’ambulanza della morte” che la settimana scorsa ha portato in carcere Davide Garofalo, il barelliere che avrebbe “ucciso” almeno tre persone “iniettando con una siringa aria nelle vene e cagionava con effetto immediato la morte per embolia gassosa”. Tutto questo sarebbe avvenuto tra il 2014 e il 2016 mentre i malati erano trasportati dall’ospedale di Biancavilla alle loro abitazioni.

Omicidi che avrebbero permesso al clan Toscano Mazzaglia e alla cosca Santangelo di racimolare qualche centinaia di euro. Perché non parliamo di migliaia di euro, ma di qualche centinaia: tanto costava la vestizione del defunto. Questo il valore di una vita spezzata in modo raccapricciante. Il maggior guadagno sarebbe poi arrivato dai funerali. Le pompe funebri, un settore che non conosce crisi, è uno dei business controllato dalla mafia a Biancavilla.

I carabinieri di Paternò e del Nucleo Operativo di Catania si concentrano su questo filone investigativo dopo l’esposto della redazione de Le Iene che ha realizzato dei servizi dove raccontano quanto avveniva nel paese, che storicamente (e a livello giudiziario) fa parte del cosiddetto “triangolo della morte”. Oltre ai due testimoni di giustizia, titolari anche di un’agenzia di pompe funebri che per anni hanno pagato il pizzo alle organizzazioni mafiose, i carabinieri e il pm Andrea Bonomo hanno parlato con un ex dipendente che avrebbe assistito alle procedure per provocare la morte del malato. I due barellieri sarebbero stati direttamente “raccomandati dai clan”. Insomma sarebbero stati assunti perché imposti dai boss di Biancavilla e Adrano. Il dipendente fornisce dettagli precisi.

“So per certo che Davide Garofalo (l’arrestato, ndr) era stato messo a lavorare – racconta ai magistrati con l’ambulanza a Biancavilla poiché era stato imposto dal clan mafioso di Adrano. Quanto delto mi è stato riferito dal titolare dell’ambulanza. Per quanto riguarda invece Agatino (l’altro indagato, ndr) soche era stato imposto da “Pippo l’avvocato” (Giuseppe Amoroso, ndr) che so essere boss mafioso di Biancavilla”. E i due avrebbero avuto anche un ruolo preciso: “So che Davide Garofalo era giunto a Biancavilla con lo scopo dì controllare tutti i trasporti dell’ambulanza per quanto riguarda l’area mafiosa di Adrano, mentre Agatino controllava quelli di Biancavilla”.

In queste poche righe si ripercorrono nomi di boss e clan che rappresentano il quadro criminale della mafia del territorio. Pippo l’avvocato è un personaggio di rilievo del clan Toscano Tomasello Mazzaglia. Giuseppe Amoroso è finito in manette per estorsione nell’ambito del blitz Onda D’Urto, una delle indagini da cui è partito il filone investigativo sulle morti in ambulanza. Ma appena un anno prima dell’arresto era stato bersaglio di un tentato omicidio. Pippo “l’avvocato” è un boss che conta a Biancavilla anche per i suoi legami familiari. Il fratello Vito Amoroso è uno dei vertici storici del clan alleato dei Santapaola-Ercolano. Cosca di cui parlano anche alcuni pentiti di un certo peso, come Santo La Causa. Il clan Santangelo insieme agli Scalisi rappresenta la cupola mafiosa di Adrano: i primi sono i referenti di Cosa nostra, i secondi dei pericolosi Laudani. Assetti mafiosi che negli ultimi mesi sono sempre meno allineati a causa dei numerosi blitz e di molti ex boss che hanno deciso di indossare la maglia dei “collaboratori di giustizia”. 

Ci sarebbe quindi “Cosa nostra” dietro le morti in ambulanza scoperte dagli inquirenti. Sarebbero cinquanta le morti sospette, ma quelle di cui si è avuto un riscontro testimoniale sono solo tre. Il Gup Santino Mirabella nelle 38 pagine dell’ordinanza ha analizzato le parole dei due testimoni di giustizia che hanno portato ad aprire anche le inchieste Onda D’Urto e Reset. I due blitz che hanno di fatto azzerato il braccio operativo del pizzo dei clan Toscano Mazzaglia di Biancavilla e Santangelo di Adrano. Le condanne in abbreviato sono già arrivate.

Una parte del film dell’orrore era già emerso in fase di incidente probatorio, quando il testimone di giustizia ha parlato per oltre tre ore ed ha raccontato anche dell’altro indagato, che però non è stato raggiunto da alcuna misura perché secondo il Gip non vi sarebbero pieni riscontri al suo coinvolgimento. Il terzo indagato invece non è accusato degli omicidi. Ma avrebbe fatto parte nel 2012 del gruppo criminale che avrebbe imposto ai titolari delle ambulanze di cedere gli introiti ai clan. Nel capo di imputazione che lo riguarda il pm fa il nome di Alfredo Maglia. Il boss dei Mazzaglia crivellato di colpi nel 2013 avrebbe avuto un ruolo nelle imposizioni e intimidazioni all’agenzia di pompe funebri. Al suo posto, dunque, dopo l’omicidio sarebbe arrivato ai vertici della cosca di Biancavilla Pippo L’Avvocato, scampato ad un agguato ma non alle manette. 


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI