PALERMO – Nessuno sconto, nessuna attenuante per il pentimento mostrato e la confessione. La Corte d’Assise di Terni ha condannato Nicola Gianluca Romita all’ergastolo. Carcere a vita per avere assassinato la moglie, Laura Papadia. Aveva 36 anni, ed era nata a Palermo. Fu assassinata nel marzo 2025 a Spoleto. Strangolata in casa.
Laura Papadia voleva un figlio, lui no
Lei voleva un figlio, lui no: era uno dei motivi di scontro. L’allarme era scattato con una telefonata al 112 dalla Sardegna da parte dell’ex moglie dell’uomo alla quale aveva annunciato di avere ucciso l’attuale compagna.
Si sono costituiti parte civile il padre e i fratelli di Laura Papadia con l’assistenza degli avvocati Monica Genovese e Filippo Teglia, l’associazione “Per Marta e per tutte” e il Comune di Spoleto, rappresentati dagli avvocati Alessandra Rondelli e Monica Picena.
L’imputato ha ammesso di aver strangolato la moglie, ma nelle mente disse di avere un “buco nero” che gli impediva di ricordare bene i fatti di quella tragica mattina. Al termine della requisitoria il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 30 anni. Ad invocare il fine pena mai sono state le parti civili.
L’imputato è stato anche condannato a risarcire i familiari. Al padre va una provvisionale di 100 mila euro, 50 mila ciascuno ai due fratelli. La quantificazione finale del danno sarà stabilita in sede civile. “Ha avuto la condanna che si meritava”, dicono i familiari.

