Legge sugli appalti, dubbi dal Cdm |La protesta degli imprenditori

Legge sugli appalti, dubbi dal Cdm |La protesta degli imprenditori

Secondo il Consiglio dei ministri la legge siciliana violerebbe le norme comunitarie sulla libera concorrenza. Lo ha annunciato l'assessore Pizzo, che commenta: "Se la legge venisse impugnata si favorirebbe la mafia". Una cinquantina di imprenditori incatenati davanti all'assessorato. E l'assessore lancia l'allarme anche sul patto di stabilità che rischia di bloccare le opere pubbliche.

Tensione tra Palermo e Roma
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PALERMO – Il Consiglio dei ministri ha sollevato dubbi di legittimità sulla legge regionale sugli appalti approvata dal Parlamento siciliano, poco meno di un mese fa. Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Giovanni Pizzo, in conferenza stampa a Palermo. Secondo il Cdm la legge viola le norme comunitarie sulla libertà di concorrenza. Il caso si fa subito politico: l’assessore dichiara che un’impugnativa “favorirebbe la mafia” e un gruppo di imprenditori edili subito inscena una protesta. Ma la tensione tra Roma e Palermo riguadìrda anche il Patto di stabilità. Serve una deroga, dice Pizzo, o i lavori pubblici nell’Isola rischiano il blocco.

Rischio impugnativa

“Se la legge sugli appalti venisse impugnata si favorirebbe la mafia – ha aggiunto Pizzo – Due giorni fa abbiamo ricevuto i rilievi della presidenza del Consiglio dei ministri, ai quali abbiamo già risposto. Domani la legge passa al vaglio del Cdm, che dovrà decidere se impugnarla oppure no. Se lo Stato vuole favorire l’inquinamento mafioso degli appalti tramite cartelli faccia l’impugnativa” Secondo il Cdm la legge siciliana viola le norme comunitarie sulla libera concorrenza. “Lo Stato – ha aggiunto Pizzo – si sta nascondendo dietro l’Europa. Ho chiesto al ministro Delrio di riflettere. Questa vicenda è bianca o nera. Mi appello ai siciliani onesti. Le imprese disoneste saluteranno con favore un eventuale impugnativa”. All’incontro con i cronisti hanno preso parte anche i rappresentanti delle cooperative di appaltatori siciliani.

La protesta

Una cinquantina di imprenditori edili siciliani si sono incatenati davanti all’assessorato alle Infrastrutture in via Leonardo da Vinci, a Palermo. Protestano per dire no a una possibile impugnativa da parte del Consiglio dei ministri della riforma sugli appalti approvata poco meno di un mese fa dal parlamento regionale. Il Cdm ha mosso dei rilievi sollevando dubbi di legittimità perché alcune norme contenute nella legge, violerebbero i principi comunitari sulla libertà di concorrenza.

La decisione è attesa per domani, quando il Cdm dovrà decidere se impugnare la legge. “Il vecchio sistema non funzionava – dice Gaetano Scancarello, impreditore edile che a Palermo ha un’azienda con una decina di dipendenti – La legge approvata dall’Ars si fonda su un meccanismo più trasparente. Non è vero che limita la concorrenza nel mercato. Chi presenta un ribasso superiore al 25% d’ora in poi dovrà presentare i giustificativi di spesa in fase di partecipazione alla gara”. Gli fa eco il presidente regionale del Comitato regionale difesa appaltatori, Antonio Bonifacio, che a Caltanissetta ha un’impresa con 44 dipendenti. “La legge regionale approvata – dice Bonifacio – individua anche un metodo di aggiudicazione delle gare a ribassi contenuti. In prospettiva potrebbe avere riflessi positivi anche sull’occupazione”.

I problemi di spesa

“Sono soddisfatto per i dati diffusi sugli occupati nell’edilizia in Sicilia, ma non sono contento perché abbiamo un problema: occorre allargare le quote del Patto di Stabilità destinate alla Sicilia. Ho scritto al presidente Crocetta una lettera da recapitare al ministero del Tesoro. Se lo Stato non ci consente di spendere 1 miliardo e 32 milioni, si fermano i cantieri”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Infrastrutture Giovanni Pizzo, in conferenza stampa a Palermo. Parlando delle risorse comunitarie della programmazione 2007- 2013 e della spesa dell’assessorato alle Infrastrutture, Pizzo ha detto: “Siamo andati in overbooking. La spesa ammonta a 110% delle risorse disponibili”.


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