PALERMO – Oltre un secolo e mezzo di carcere per i 17 imputati. Il processo riguardava il traffico di droga al Borgo Vecchio con il via libera della mafia. Sotto processo anche la sorella e il cognato di Giuseppe Tantillo tirati in ballo dalle dichiarazioni del boss pentito.
La sentenza è del giudice per l’udienza preliminari Elisabetta Stampacchia che ha accolto le richieste dei pubblici ministeri Amelia Luise e Giorgia Spiri.
Queste le condanne inflitte con lo sconto di un terzo della pena previsto per chi sceglie il rito alternativo: Antonio Miceli 14 anni e 6 mesi; Giuseppa Tantillo 10 anni; Francesco Madonia 14 anni; Domenica Ragusa 13 anni e 9 mesi; Marco Trapani 14 anni e 4 mesi; Giovanni Trapani 16 anni; Maurizio Fecarotta 14 anni e 8 mesi; Davide Melignano 4 anni; Domenico Lo Negro 7 anni e 6 mesi; Luigi Miceli 7 anni; Lucio Benfante 6 anni e 10 mesi; Guido Benfante 4 anni e 6 mesi; Giuseppe Mangano 6 anni e 10 mesi; Gabriele Guardabasso 7 anni; Sebastiana Miceli 4 anni e 8 mesi; Giovanni Tantillo 6 anni e 10 mesi e Giovanni Tarallo 2 anni.
Decisive le dichiarazioni di Giuseppe Tantillo, boss del Borgo Vecchio, che si è pentito nel 2016. Fino al 2015, anno del suo arresto, era lui a fornire di droga i parenti. Le indagini della Squadra mobile sullo spaccio fotografavano ciò che avveniva successivamente, nel 2017 e 2018. Il fatto di avere un pentito in famiglia non aveva scalfito la “reputazione” criminale dei parenti di Tantillo, visto che la sorella e il cognato, assieme ai figli, avrebbero continuato a ricevere la droga da smerciare.
Tre le forniture più grosse monitorate dai poliziotti. Il 2 luglio del 2018 Marco Trapani avrebbe consegnato ai coniugi Tantillo, nella loro abitazione di via Corselli, un carico di 5 chili di hashish. Il 24 luglio era Danilo Ingarao, figlio di Nicola, il boss di Porta Nuova assassinato davanti al commissariato Zisa il 13 giugno del 2007, a consegnare due chili e mezzo di ‘fumo’. Infine l’8 agosto i poliziotti fecero irruzione nell’abitazione e sequestrarono quattro chili di droga nascosti dentro un sacco della spazzatura. Quel giorno arrestano Miceli, al quale sarebbe subentrato Marco Trapani nel ruolo di organizzatore della rete di spaccio.

