Lucio Maggio: "Il Cda| non è il mio datore di lavoro"

Lucio Maggio: “Il Cda| non è il mio datore di lavoro”

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Il direttore generale ha chiesto al Collegio dei Revisori un parere sul provvedimento cautelare deliberato dal Consiglio d'Amministrazione dell'Ateneo. Il rettore Pignataro, contattato da LiveSiciliaCatania, ha scelto di non aggiungere altre dichiarazioni a quelle già rese.

CATANIA – Il direttore generale Lucio Maggio non ha alcuna intenzione di sottindere ad una decisione che proviene da “un organo paritario”. “Il Cda non è il mio datore di lavoro – afferma Maggio al telefono – e per questo continuerò ad esercitare le mie funzioni finchè non ci sarà un provvedimento giudiziale”. Già ieri il direttore generale ha inviato una nota indirizzata al Collegio dei Revisori per pronunicarsi sul “provvedimento abnorme e illegittimo, avvenuto sulla scorta di un parere rilasciato dall’Avvocatura dello Stato su richiesta del Rettore”.

Alla lettera, inviata per conoscenza a tutti gli organi d’Ateneo, Maggio ha allegato le due diffide “inviate” dai suoi legali al Cda quando si paventava la notizia della sospensione del direttore generale e in cui si evidenzia che “la legge non da all’organo (il Consiglio D’Amministrazione ndr) questi poteri”. “E’ assolutamente fallace, abnorme e giuridicamente illogico – scrive Maggio nella missiva – soltanto ipotizzare la possibilità che il Consiglio di amministrazione infligga una sospensione cautelare al Direttore generale. Una sospensione cautelare – aggiunge – è espressione tipica del potere disciplinare e sarebbe quindi prospettabile solo qualora vi fosse un rapporto di subordinazione gerarchica del Direttore generale rispetto al Consiglio d’Amministrazione. Ma tali organi, per volontà del legislatore della riforma universitaria, sono invece “del tutto paritari”.

Maggio, dopo una serie di considerazioni, conclude scrivendo che continuerà ad “esercitare le funzioni affidatemi dalla normativa vigente, in attesa delle determinazioni che codesto Collegio vorrà adottare nell’esercizio delle prerogative allo stesso riconosciute dal decreto legislativo 123/2011. Prerogative – sottolinea Maggio – che il Collegio ha già esercitato in altre occasioni, ad esempio allorquando si è invocato l’intervento di codesto Collegio al fine di fornire autorevole pronunciamento circa la conformità alle norme di legge dell’incarico generale al sottoscritto conferito”.

Parla di “banalità” Maggio quando commenta la miccia che ha fatto esplodere il caso. La proroga dell’incarico ai due direttori a 5 anni, che il vertice dell’Ateneo descrive come figure eccellenti, rientrerebbe tra le mansioni previste e consentite dalla legge al direttore generale.

Non nasconde una vena di amarezza, infine, Lucio Maggio, che definisce il provvedimento adottato “lesivo della mia immagine”. Tono che si intravede anche nella prima parte della lettere dove accenna ad “un’incredibile serie di iniziative vessatorie indirizzate alla mia persona”. A questo punto bisognerà attendere la risposta del Collegio dei Revisori e aspettare la data del 16 maggio dove si deciderà sull’eventuale revoca dell’incarico del direttore generale.

Il Rettore Giacomo Pignataro non ha voluto replicare a Maggio evidenziando che la posizione del Magnifico è palesata nel comunicato stampa inviato ieri quando è stata resa nota la delibera del Cda sulla sospensione del direttore generale.

 

 

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