SANTA MARIA DI LICODIA. Non c’era alcuna voglia di parlare. Nessuna intenzione di proferire parole oltre quelle già tirate via a forza da una tragedia che resta inaccettabile. Un innocente, travolto e ucciso mentre era a bordo della sua vettura. L’unica colpa del 45enne Antonio Colino è stata quella di essersi rimesso in auto, dopo un rapidissimo pranzo, e di tornare a lavorare a Catania. L’unica colpa è stata questa. La colpa di tutti resta, invece, quella di continuare ad accettare che una delle strade più pericolose della Sicilia, come la Statale 284, rimanga ancora in quelle condizioni di insicurezza permanente.
Ieri mattina una comunità intera, quella di Santa Maria di Licodia dove Antonio viveva (lui era originario di Paternò), si è stretta attorno al lutto e al dolore. In una Chiesa del Santissimo Crocifisso in piazza Umberto piena di amici e parenti ma, ancor prima, di chi nemmeno conosceva Antonio: ma che non ha voluto mancare perchè si è sentito toccato nell’animo per una tragedia che riguarda tutti.
La moglie Giusy è rimasta per tutto il tempo dei funerali inscindibile da quel feretro che custodiva il corpo martoriato di Antonio.
Una scena straziante che inchioda istituzioni e cittadini alle responsabilità di una situazione che si nutre di giustificazioni insensate nel ritornello del “che possiamo farci?”.
Nel corso del rito funebre, i sacerdoti Santino Salamone, Nuccio Puglisi e Salvo Scuderi hanno provato a rilanciare segnali di speranza in un momento in cui è proprio la provvidenza a non essere tangibile.
“E’ più forte l’amore che proviamo per Antonio ed i suoi cari o il dolore che proviamo per loro? Se è l’amore, allora i nostri occhi un giorno capiranno”, ha ripetuto dal pulpito Padre Puglisi.
Antonio non c’è più. Inghiottito, come decine e decine di altre vite miseramente spezzate, dalla famigerata 284.
Vorremmo cambiasse qualcosa per non scrivere più di una strada divenuta un cimitero. E’ assolutamente necessario che cambi qualcosa.
Una volta per tutte venga lanciato un segnale chiaro: nell’omissione si muore (e uccide) due volte.

