M5S, volano stracci da Roma a Palermo - Live Sicilia

M5S, volano stracci da Roma a Palermo

Il vice presidente Ricciardi redarguisce l’eurodeputato Giarrusso che contrattacca e accende i riflettori sul caso Sicilia.
IL CASO
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PALERMO – Nervi tesi nel Movimento Cinquestelle. Un nuovo capitolo arricchisce la saga delle guerre pentastellate e lo scontro siciliano si allarga a macchia d’olio fino a Roma. Il pretesto è la vicenda del flop della mancata presidenza in commissione esteri alla Camera soffiata al Movimento da Stefania Craxi. 

Ricciardi vs Giarrusso

I malumori palesati dall’eurodeputato Dino Giarrusso e dall’ex sottosegretario Vincenzo Spatafora non sono piaciuti ai vertici del Movimento. L’ammonimento arriva dall’alto: è Riccardo Ricciardi, deputato e vice presidente del M5S, ad aprire le danze. “Nel M5S ci sono due tipi di persone: quelle che lavorano a testa bassa, pensando unicamente al bene del Movimento e ai cittadini e quelli che invece sono perennemente alla ricerca di visibilità e guardano al tornaconto personale”, spiega. “Quando le altre forze politiche – aggiunge – ci attaccano strumentalmente invece di difenderci, si accodano ai partiti e scelgono di attaccare il leader, Giuseppe Conte (votato dal 94% degli iscritti) per trarne visibilità o provare a contrattare un maggiore peso politico interno. Ma nel Movimento non funziona cosi. Dino Giarrusso e Vincenzo Spadafora cercano visibilità personale a scapito di tutto il Movimento: Giarrusso parla di cose che non sa e che legge su qualche giornale, ragionando tra l’altro con gli schemi della vecchia politica fatta di giochini per le poltrone. Quanto di più lontano dalla tradizione del 5S e dal nuovo corso di Conte. Sembrava di ascoltare Renzi”, aggiunge. “Cosa avrebbe dovuto fare Conte? Pur di avere la poltrona della presidenza della Commissione Esteri avrebbe dovuto scendere a compromessi con Renzi e Meloni? Qualcuno è così ingenuo da pensare che con un altro nome avremmo avuto il voto favorevole di FdI e Iv, proprio ora che è scoccato l’amore tra di loro?”, attacca.

Il caso Palermo

Non si lascia attendere la replica di Dino Giarrusso che inevitabilmente torna a battere sulle vicende siciliane che nei giorni scorsi lo hanno visto duellare con il gruppo che fa riferimento a Giancarlo Cancelleri e Nuccio Di Paola.  “Leggo basito le parole del collega Ricciardi, e sono costretto a replicare, mio malgrado. Stiamo assistendo ad uno scempio, e a Palermo abbiamo cinque onorevoli che fanno campagna elettorale per il candidato di una lista concorrente, peraltro persona incompatibile con i valori del Movimento perché condannato. Queste sì che sono cose degne di Italia Viva, o meglio dei partiti più opachi della prima repubblica, l’amico Ricciardi se ne è accorto? E la vicepresidente Taverna, che ha gestito le amministrative, non ha nulla da dire? Lo statuto scritto da Conte vieta espressamente di “avvantaggiare altri movimenti o partiti politici”: ho chiamato e scritto a Conte per segnalargli questa brutta storia, e non ho ricevuto alcuna risposta. In Sicilia ci candidiamo col simbolo solo in tre comuni su 126, dirlo è semplice onestà, ed io preferisco l’onestà all’omertà”, sbotta  Giarrusso. 

Giarrusso: “Non sono io a non rispettare i valori storici”

 “Per anni Berlusconi e i suoi, quando qualcuno raccontava un fatto increscioso, non attaccavano i protagonisti di quel fatto ma il giornalista che lo raccontava: a questo siamo ridotti? Ad attaccare chi racconta una verità? Io non avrò mai un comportamento omertoso, e se qualcosa diventa inaccettabile ritengo giusto parlarne, senza sconti, per il rispetto che ho verso i nostri candidati che si vedono dei portavoce che spingono altre liste, e verso i cittadini che ci hanno votato, e che oggi -grazie ad una gestione pessima delle amministrative- non potranno nemmeno votare Movimento. Io non ho bisogno di cercare visibilità, quella visibilità che Ricciardi ha  recentemente ottenuto grazie ad una  nomina dall’alto: io sono stato eletto con le preferenze, e quando sono diventato facilitatore è stato grazie ai voti dei nostri iscritti, non a scelte calate dall’alto”, continua Giarrusso. Poi la stoccata sulle nomine dei referenti. “Siamo per la democrazia diretta eppure non abbiamo fatto scegliere né i vice, né i componenti dei comitati, né i referenti regionali o provinciali. Mi pare che a non rispettare i valori storici del Movimento non sia certo io, e mi pare che dopo una sonora scoppola come quella presa in commissione esteri, e una debàcle come le scarne liste alle amministrative, attaccare chi dice la verità sia la cosa più sbagliata da fare. Piuttosto rimaniamo onesti e confrontiamoci apertamente fra noi e con la base, senza salottini ristretti né poltronari ad ogni costo, ma ridando voce e peso ai nostri iscritti”, attacca.

Nervi tesi alla vigilia del tavolo del centrosinistra

Insomma, il caso Sicilia è tutt’altro che chiuso soprattutto in considerazione del fatto che domani si riunirà per la prima volta il tavolo politico del centrosinistra. Gli occhi sono puntati sui pentastellati che dovranno avanzare una loro proposta per la scelta del metodo da utilizzare per scegliere i potenziali candidati alla presidenza della Regione. Un passaggio, quello delle “primarie”, che il gruppo di Di Paola e company vorrebbe per il momento mettere a mollo e affrontare dopo il voto delle amministrative. Passaggio che invece Giarrusso, intenzionato a correre, vuole accelerare. Insomma, si resta in attesa di un nuovo capitolo della saga, che, di certo, riserverà non poche sorprese. 


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Commenti

    Assetati di potere questi 5 stelle, non c’è altra spiegazione. In quanto a Stefania Craxi mi piacerebbe sapere i motivi per i quali i grillini potrebbero dubitare delle sue referenze maturate da ex sottosegretario agli esteri nel governo Berlusconi tra il 2008 ed il 2011 dopo avere avuto fra le loro fila un presidente di commissione esteri più filo-putiniano dei conduttori di talk show televisivi russi…….

    i 5 stallini cominciano a preoccuparsi del raffreddamento dei loro posteriori che fra breve non verranno più scaldati dalle poltrone che dovranno lasciare, di conseguenza è iniziata la guerra di tutti contro tutti

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