di ACQUADICIELO Purtroppo mi sembra di assistere, per l’ennesima, volta a un film visto e rivisto. Stavolta però il lieto fine non è così certo come nelle passate sceneggiature, quando entrava in scena sempre un eroe buono a salvare capra e cavoli. Nei momenti di difficoltà, ogni anno ne abbiamo avuto qualcuno anche negli anni buoni, c’è sempre stato un punto di riferimento cui appigliarsi per salvare la baracca. Guidolin, Delio Rossi, Sabatini, sono stati spazzati via dall’ego presidenziale, e i vari “gioielli” ammirati sul campo sono stati svenduti al prezzo della bigiotteria. Cosa ci resta? Vendere Pastore, Sirigu, e Nocerino e proporre questa campagna acquisti è un’offesa all’intelligenza della gente e al buon gusto, questo va detto soltanto per amore di chiarezza e non per acredine o per stupide ripicche.
La partita di ieri è stata impietosa, al di la della sconfitta, perché è stata la dimostrazione evidente del baratro che si è aperto tra noi e il Napoli in termini di progetto tecnico, ambizioni, e livello tecnico complessivo. Adesso possiamo stare a discutere finchè vogliamo sugli errori di Mutti che nel secondo tempo è passato al 4-4-2, senza un uomo di qualità a centrocampo, con il risultato che non siamo più riusciti a fare due passaggi di fila. Ma non è questo il punto. Il punto è che il Napoli nel secondo tempo ha fatto entrare dalla panchina Zuniga e Dzemaili e noi Acquah e Alvarez. Troppa differenza tra le due compagini sul piano tecnico per continuare a morderci la coda, come al solito, sulle responsabilità degli allenatori che ogni anno si susseguono sulla panchina del Palermo come le coppie di un valzer che non spegne mai l’ultima nota. Se vogliamo continuare a prenderci in giro allora prendiamocela anche adesso con Mutti, con Mangia, con Pioli, così come abbiamo fatto con Delio Rossi, Colantuono, Zenga, Del Neri, Guidolin, Papadopulo, ma il punto focale rimane sempre lo stesso: quanto vale il Palermo? E che ambizioni e che prospettive vuole avere la società ? Quella di rimanere in serie A cercando soltanto di trovare qualche buon giocatore da rivendere?
Benissimo, allora è inutile fare proclami, indignarsi e offendere i tifosi se non fanno 30.000 abbonamenti soltanto per una forma di gratitudine eterna, giustificare i propri errori e le mancanze in sede di mercato rigirando la frittata sul malcapitato di turno che si siede in panchina, per confondere le acque. Basta con queste ipocrisie e questi mezzucci, prendiamo atto della realtà: il sogno a Palermo è finito. Ciò che rimane è una modesta routine con tutte le conseguenze del caso, con un presidente che vuole fare anche l’allenatore e il ds, una squadra senza punti di riferimento, e un pubblico disorientato che ha ancora negli occhi il fantastico Palermo che lo scorso anno a Firenze e a Roma si fece ammirare da tutta l’Italia calcistica e la gente non riesce a capacitarsi. Ma non c’è niente di strano o di anomalo in tutto questo, non ci sono congiure o giocatori ingrati alla base di questo crollo, semplicemente ciò che si semina si raccoglie.
Adesso rimaniamo vicini alla squadra e alla maglia perché l’esempio della Sampdoria dello scorso anno è più vicino di quanto non sembri.
