Madre e figlia avvelenate in Molise: cos'è la ricina e perchè è letale

Cos’è la ricina, il veleno invisibile che ha ucciso Antonella e Sara

Madre e figlie avvelenate
Gli aggiornamenti sulla morte delle due donne

La morte di Antonella Di Jelsi, 50 anni, e della figlia 15enne Sara Di Vita ha assunto i contorni di un vero e proprio giallo. Martedì 31 marzo, la notizia dell’apertura di un fascicolo – al momento contro ignoti – per duplice omicidio premeditato. 

Madre e figlia sono morte avvelenate dopo una cena prenatalizia nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Ad ucciderle sarebbe stata la ricina, una potente sostanza velenosa. L’unico sopravvissuto è il capofamiglia Gianni Di Vita, ricoverato per alcuni giorni in Rianimazione.

Il pasto finito sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti è quello del 23 dicembre. La figlia maggiore Alice è scampata all’avvelenamento perché era uscita con amici. La casa della tragedia è ancora sotto sequestro e Gianni e Alice vivono in un appartamento messo a disposizione da alcuni familiari.

Madre e figlia avvelenate, gli interrogativi

La famiglia Di Vita è molto conosciuta e stimata a Pietracatella. Gianni, ex sindaco, fa il commercialista e lavorava insieme alla moglie, consulente del lavoro. Entrambe le figlie studiavano al liceo classico. Sulla morte di Antonella Di Jelsi e Sara Di Vita indaga la Procura di Larino.

Gli interrogativi sono tanti. Chi ha utilizzato la ricina? Perché? Come è arrivata in quella casa? Come è stata somministrata alle due donne? Nel frattempo, Gianni Di Vita e la figlia Alice sono chiusi nel silenzio.

“Effettuati sopralluoghi in alcuni negozi”

“Nel Basso Molise sono stati fatti dei sopralluoghi in alcuni negozi che vendono la pianta di ricino da dove potrebbero essere stati presi i semi che, dopo una lavorazione complessa per cui servono delle competenze, hanno portato al ritrovamento di questa sostanza tossica che ha ucciso Antonella e Sara”, ha fatto sapere l’inviato de “La Vita in Diretta” nella puntata andata in onda mercoledì 1 aprile.

“Si attende la relazione del centro antiveleni di Pavia e a quel punto scatteranno le audizioni dei familiari e degli amici per ricostruire quello che è accaduto in quella casa”, ha aggiunto.

Il fratello di Antonella: “La verità verrà fuori”

“Aspettiamo, la verità verrà fuori”, il commento del fratello di Antonella Di Jelsi riportato dall’inviata del programma di Rai 1 che ha invitato a non puntare il dito all’interno dell’ambito familiare.

“La famiglia aveva relazioni con moltissime persone – ha sottolineato la giornalista – e quello che è successo è successo sotto Natale quando in casa arrivavano molti regali, molti pacchi. Quindi questo potrebbe essere anche una via per cui potrebbe essersi introdotta in casa una sostanza come la ricina”.

Cos’è la ricina e da dove si ricava

La ricina è una tossina naturale che si ottiene dai semi della pianta del ricino, una specie diffusa anche in Italia e utilizzata soprattutto a scopo ornamentale o industriale. Dai semi si estrae l’olio di ricino, mentre la ricina rappresenta il sottoprodotto altamente pericoloso del processo.

Si tratta di una proteina tossica classificata tra le sostanze più letali conosciute. Anche quantità minime possono risultare sufficienti a provocare danni gravi all’organismo umano. La preparazione è complessa perché si rischia la vita anche con l’inalazione.

È chiamata il veleno invisibile perché non ha colore né odore e non altera i sapori. Agisce lentamente, tra 10 e 24 ore.

Come agisce sull’organismo

La ricina agisce bloccando la sintesi proteica all’interno delle cellule. In pratica, impedisce alle cellule di produrre le proteine necessarie alla loro sopravvivenza, portandole rapidamente alla morte.

Questo meccanismo colpisce diversi organi e sistemi vitali, causando un deterioramento progressivo delle funzioni dell’organismo. La ricina è difficile da individuare.

Nel caso di Antonella Di Jelsi e Sara Di Vita ci sono voluti esami specifici sul sangue e sui capelli per scoprirla a distanza di mesi e soprattutto non c’è antidoto. Anche se i medici dell’ospedale di Campobasso l’avessero trovata in tempo forse non avrebbero potuto salvare la vita di mamma e figlia.

Madre e figlia avvelenate, i sintomi della ricina

I sintomi variano in base alla quantità assunta e alla modalità di esposizione (ingestione, inalazione o contatto), ma nel caso di ingestione – come ipotizzato nella vicenda di Pietracatella – si manifestano generalmente entro poche ore.

Tra i segnali più comuni ci sono:

  • nausea e vomito
  • dolori addominali intensi
  • diarrea anche grave
  • disidratazione
  • difficoltà respiratorie
  • convulsioni

Con il passare del tempo, il quadro può aggravarsi fino al collasso degli organi vitali, in particolare fegato, reni e sistema cardiovascolare. I sintomi possono essere confusi con un’indigestione o con un’intossicazione alimentare.
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