PALERMO – Mafia e soldi, tanti soldi. La famiglia Fidanzati da sempre fa girare parecchio denaro. Non è un caso che abbiano scelto di spostarsi a vivere da Palermo a Milano.
Un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano ha svelato il “sistema mafioso lombardo”. Un grande patto fra cosa nostra, ndrangheta e camorra.
C’è ancora molto da scoprire, anche perché una delle pedine principali, Gioacchino Amico, si è pentito. Nato a Canicattì, in provincia di Agrigento, 40 anni, un diploma di tecnico commerciale in tasca, Amico ufficialmente si guadagnava da vivere vendendo frutta e verdura all’ingrosso.
In realtà conferma di essere uno dei capi del “sistema mafioso lombardo”. I magistrati di Palermo seguono altri filoni e rincarano la dose. Nell’inchiesta sulla famiglia mafiosa dell’Acquasanta, che nelle scorse settimane è sfociata in un blitz, emergono ulteriori interessi economici.
I finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria hanno intercettato Stefano Fidanzati, tra i boss raggiunti dall’ordine di arresto, mentre discuteva con il nipote Giuseppe, figlio del boss Gaetano e condannato a 14 anni nel processo di Milano.
Stefano Fidanzati rimproverava Gioacchino Amico e il nipote per avere affidato 400 mila euro a qualcuno che non si meritava la loro fiducia: “… non è che si mettono 400 mila euro nelle mani di chi? Ma che fa non sapete a chi avete a fianco?”
Secondo Stefano Fidanzati, che a Milano è stato condannato a 2 anni e 8 mesi, quella scelta sbagliata aveva causato tanti altri problemi: “… gli errori di valutazione sono una causa di guai… sono la causa dei guai”. Se solo avessero affidato la somma alla persona giusta quei “400 mila euro in un anno diventano il triplo”.
Il nipote Giuseppe ammetteva le sue colpe ma tirava in ballo anche Antonino Galioto (pure lui condannato nei mesi scorsi a Milano): “… questa leggerezza pure di Nino fu”.
Di quale investimento si parlava? Si tratterebbe della Società Servizi Integrati srl con sede legale in provincia di Novara, e due filiali a Dairago (Milano) e Terrasini (Palermo). La società, tra le altre cose, si occupa anche di “noleggio autovetture e lavoro in somministrazione”.
Gioacchino Amico (ai pm milanesi ha riferito di “gente feroce che si infila nella politica”) risultava amministratore e socio al 95%. In realtà dietro ci sarebbe la regia di Giuseppe Fidanzati .
La finanza ricostruito dei vorticosi movimenti di denaro. Tra novembre e dicembre 2020 si è superato il tetto dei 660 mila euro, di cui quattrocentomila euro erano andati in fumo.

