"Mafia, antimafia e cittadinanzattiva": l'omaggio a Scidà - Live Sicilia

“Mafia, antimafia e cittadinanzattiva”: l’omaggio a Scidà

Uno scritto curato da Rossana Barcellona, Antonio Fisichella e Simona Laudani con la premessa di Antonio Pioletti.
IL VOLUME
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Presentato, ieri pomeriggio, nell’Aula Magna del Rettorato in piazza Università il volume “Mafie, antimafie e cittadinanzattiva”. Uno scritto curato da Rossana Barcellona, Antonio Fisichella e Simona Laudani con la premessa di Antonio Pioletti. Il volume raccoglie le esperienze emerse lungo gli otto anni di seminari d’Ateneo dedicati a Giambattista Scidà “Territorio, ambiente e mafie”.

Sono intervenuti alla presentazione del libro, oltre al Rettore Francesco Priolo e alla direttrice del Dipartimento di Studi umanistici Marina Paino, il docente di Storia contemporanea Salvatore Adornoe il magistrato Sebastiano Ardita. “È molto importante che questa presentazione avvenga ricordando una figura come quella di Giambattista Scidà, presidente del Tribunale dei Minorenni etneo, che ha rappresentato l’impegno non solo nel campo della giustizia, ma anche in quello sociale, della cultura e della cittadinanza attiva per questa città – dice Sebastiano Ardita – un libro, questo, molto attento a profili di sociologia e criminologia di base. Studiare i problemi legati alla criminalità, in una città come il capoluogo etneo, e, in generale, quelli del mezzogiorno d’Italia non si può fare se non esiste un “approccio complessivo” – continua Ardita – che non guarda solo i fenomeni legati alla criminalità, ma anche la disattenzione sociale e la corruzione”.

Sebastiano Ardita si sofferma anche sul fenomeno delle periferie tema, questo, molto dibattuto e all’ordine del giorno negli eventi di cronaca. “Le periferie sono l’emblema del fallimento di un modo sbagliato di impostare i rapporti sociali che trova spazio nei fatti di reato, nelle condanne, ma che in realtà sta molto più a monte – continua Ardita – sono, le periferie, la metafora di una vita “istituzionale” che trascura le problematiche degli altri. Si ritorna alla figura di Scidà che cerca di trovare le risposte tra gli spazi della solidarietà, della cittadinanza e quella della cattiva gestione del potere, dell’egoismo e dell’arricchimento come unico obiettivo di una classe dirigente che negli anni si è stabilizzata e dove le periferie degradate sono espressione di questo.

E oggi ragionare con categorie semplicistiche come buono o cattivo, civile o mafioso è profondamente sbagliato perché i comportamenti posti in essere da persone diverse hanno una valenza diversa – ribadisce Ardita – non è uguale un reato commesso da chi non ha problemi economici e di sopravvivenza e uno commesso da chi vive ai margini della società, ma i limiti della Giustizia sono questi, la mancanza di conoscenza e l’attribuzione delle giuste responsabilità.

In questa dimensione, dove Giustizia e società si trovano una di fronte all’altra con i loro limiti, entra questo volume che ci da una dimensione che se non  di chiarezza o soluzione complessiva  quantomeno è di dubbio rispetto a delle certezze che ci vengono indotte. Chi nasce in un quartiere degradato è colpevole all’inizio e chi ha possibilità diverse no”.

Antonio Fisichella è uno dei curatori del volume. “Uno spaccato che grazie a un seminario aperto a tutti delinea la mappa della mafia etnea non solo nella sua identità più criminale, ma anche dei rapporti della stessa con le Istituzioni, con la politica  e con il sistema imprenditoriale – dice Fisichella – e tra poco avremo un seminario con il Presidente del Tribunale dei Minori Roberto Di Bella per porre l’accento sugli altissimi livelli di criminalità minorile nella nostra città. Questo insieme ad altri seminari che analizzeranno i rapporti tra mafia e camorra con i rapporti tra criminalità e politica nel mezzogiorno soprattutto”.

Fisichella si sofferma anche sulla situazione delle periferie e dei quartieri periferici etnei. “A Catania, a Palermo, a Napoli, a esempio, le periferie sono state abbandonate a se stesse. Nel capoluogo etneo i livelli di criminalità minorile sono enormi – puntualizza Fisichella – che, addirittura, superano Napoli e Palermo con una popolazione di un terzo rispetto al capoluogo campano e con la metà rispetto a quello isolano. Frutto, sicuramente, della forza della mafia, ma anche di politiche che hanno abbandonato le periferie dove non ci sono servizi, opportunità e scuole. Dove lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti per i ragazzi diventa, non una scelta, ma un percorso obbligato”.


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